domenica 25 settembre 2011

Privacy, etica e politica: dalle intercettazioni alle richieste d'arresto

A volte mi capita di riflettere sulle cose dette, e cerco di farlo scordandomi di chi le ha dette e concentrandomi solo sulle parole. Questo perchè altrimenti ci può essere un effetto simpatia/antipatia rispetto a chi fa le affermazioni che disturba l'imparzialità del giudizio.
Per esempio: c'è Ferrara che tuona. L'ho sentito tuonare due volte, entrambe su questioni riguardanti Berlusconi.  In una intimava al povero conduttore di Tv Talk di non permettersi di accostare il premier a Strauss-Kahn, e in un'altra parlava in generale della privacy come di una delle conquiste democratiche da difendere più strenuamente.


Il rispetto per la carica istituzionale. Nel primo episodio Ferrara dice, giustamente, che Berlusconi, a differenza di Strauss-Kahn, non è stato accusato di violenza, ma non è questo punto che ci interessa. Con veemenza egli invita il conduttore ad avere rispetto per la figura istituzionale che Berlusconi rappresenta. Il che, ancora una volta è giusto. Vi sono figure istituzionali che vanno rispettate profondamente, perchè incarnano le lotte condotte per raggiungere la libertà, in quella forma di governo che ora riteniamo come sua migliore rappresentante, la democrazia. Tutti i cittadini sono tenuti a rispettare queste figure istituzionali, e non parlo solo delle prime quattro cariche dello Stato. Tutti. Compreso Berlusconi. Il Presidente del Consiglio deve tenere un comportamento degno dell'alto incarico che riveste. E' vero che nessuno di noi è un santo, come dirà ancora Ferrara, ma anche nel non esserlo (santo) ci sarà una gradazione: si potrà andare, per esempio, dalla scappatella alle feste sataniche. Allora, solo perchè uno è nella sua privacy sono permesse tutte le attività, purchè non illegali, e questo è ancora ascrivibile come rispetto per la propria carica? In più, Berlusconi, spesso e volentieri dà segno di non rispettare pienamente la magistratura, anche se parla sempre di parte della magistratura. Le ipotesi che fa sono talmente gravi che non si capisce perchè non abbia reagito nelle sedi più opportune, e cioè i tribunali stessi. Se è solo parte della magistratura che è politicizzata ce ne sarà un'altra parte, non politicizzata, che potrà smascherare il complotto: basta denunciare quei magistrati che indagano su di lui. Già da questi due fatti sembra emergere che quel rispetto giustamente chiesto per la Presidenza del Consiglio forse non è altrettanto dimostrato dal suo attuale inquilino, che si lascia andare, in pubblico, ad accuse gravi senza che seguano atti conseguenti e, in privato e a volte anche in pubblico, ad atteggiamenti che sollevano qualche perplessità.
Queste osservazioni per dire, banalmente, che Berlusconi è un inquilino temporaneo della Presidenza, ed è tenuto a rispettarla come tutti noi, o forse anche un po' di più. Posta l'equivalenza, spesso, nel sentire comune, di carica e rappresentante, la presenza di alcuni deputati della maggioranza sotto inchiesta della magistratura, insieme ad altri alti dirigenti pubblici, quella di un Ministro dell'Economia che afferma di pagare un affitto in denaro contante senza ricevuta, lo stesso Berlusconi che effettuerebbe dazioni in contanti senza rispettare la legge antiriciclaggio oppure la qualità di alcune persone di cui si circonda questo, unito a quello che emerge dalle intercettazioni (punto fondamentale: ma, sono lecite o no queste intercettazioni? si veda qui) sono tutti elementi che stridono con l'imperativo di rispettare i simboli della democrazia. La gente pensa: ma se non rispettano loro per primi (i politici) il ruolo che ricoprono, perchè dovremmo rispettarlo noi?
E non mi si venga a dire che i politici rispettano, loro per primi, il loro ruolo, perchè questa affermazione sarebbe la prova della presenza di ipocrisia. Dunque, la veemenza nell'esprimere queste opinioni va benissimo, però secondo me prima vanno indirizzate verso l'ambito politico.

La conquista della privacy. Sulla seconda questione: Ferrara si lamenta di questa intromissione, nella maggior parte dei casi sotto forma di intercettazione, nella privacy delle persone (leggi politici, perchè non mi risulta che si sia inalberato per intercettazioni di privati cittadini). A difesa degli intercettati invoca una verità lapalissiana: nessuno di noi è un santo, siamo tutti peccatori e se ci mettiamo a intercettare tutti quanti su ognuno si scopre qualcosa.
Mi deve essere sfuggito qualcosa perchè avevo la ferma convinzione che le intercettazioni fossero concesse in presenza di indizi nei confronti di qualcuno, cioè in presenza di indagini, dietro presentazione di una denuncia, insomma con qualche pezza d'appoggio e non così, tanto perchè i magistrati non sanno che fare e vanno alla ricerca di materiale per i giornali di gossip. Può capitare che durante le intercettazioni di un qualsiasi individuo, sotto le condizioni descritte sopra, si intercetti un parlamentare. Questa è una questione che ha interessato parecchio i rappresentanti del governo e della magistratura, nel tentativo di trovare delle normative più imparziali possibili (vi rimando al link segnalato sopra). Sta di fatto che esiste una procedura, che va rispettata, ma esiste anche un principio, che pure va rispettato, l'uguaglianza di fronte alla legge insieme a un'osservazione della Corte Suprema
 La distruzione di una prova legittimamente formata, che impedisca, di fatto, l’utilizzo delle intercettazioni anche nei confronti di terzi che, solo occasionalmente hanno interloquito con il parlamentare, ha rappresentato sino ad oggi “una immunità a vantaggio di soggetti che non avrebbero comunque ragione di usufruirne” [1]
La polemica sulle intercettazioni mi sembra sterile o meglio, viziata. Ognuno di noi, durante la sua giornata tipo, è soggetto a potenziali violazioni della sua privacy. Da parte delle varie videocamere sparse un po' ovunque, dal supermercato al distributore di benzina all'autovelox.  Pure internet non è immune da questo tipo di violazioni. Il più delle volte le accettiamo come prezzo da pagare per una maggiore sicurezza, altre volte le subiamo per difetto  delle normative. Perchè un parlamentare, quando non è messo in discussione l'esercizio delle sue funzioni (come avviene in ogni sistema democratico, si veda qui), dovrebbe considerarsi violato nella sua privacy mentre a noi questo privilegio non è concesso?  Vorrei ricordare, come piccolo esempio, che nel mondo anglosassone (scusate l'autocitazione)

 In Gran Bretagna (e in altri paesi) vige il cosiddetto Sistema Westminster, e cioè basato su un sistema di Governo Parlamentare democratico come quello inglese. Il termine viene da Westminster Palace, che è la sede del Parlamento. Quello che viene chiamato privilegio parlamentare, protegge il membro del Parlamento dalla responsabilità civile e penale per atti o dichiarazioni fatte nell'ambito dell'esercizio delle proprie funzioni, formula che troveremo sempre, come detto. Un aspetto particolare, conseguenza diretta di questa immunità, è che ai membri del Parlamento sono proibite certe parole o fare allusioni al fatto che un altro parlamentare stia mentendo
You can't say that!
Language and expressions used in the chambers must conform to a number of rules. Members may not:
  • accuse other Members of lying
  • use abusive or insulting language
  • refer to the alleged views of members of the royal family;
  • refer to matters before a court of law (except when discussing legislation) [1]
Però l'immunità parlamentare non si estende ai reati penali al di fuori dell'esercizio delle proprie funzioni. Inoltre, questi privilegi parlamentari sono controllati dal Comitato sulle Norme e i Privilegi, il quale, in considerazione di condotte disdicevoli, può revocarli. Due  motivi validi per   vedersi rimossi i privilegi o essere addirittura espulsi dalle Camere sono: falsa testimonianza in Parlamento e aver preso tangenti!
E' noto che, nei sistemi in cui vige la democrazia, il rispetto alla persona che ricopre una carica istituzionale (da rispettarsi sempre e comunque, la carica) è presente fintanto che la persona si comporta in maniera degna. Questo è uno dei requisiti della democrazia, contrariamente a quello che accade e accadeva nelle dittature, in cui il cittadino doveva chinare il capo di fronte ai governanti, qualunque cosa facessero. Se Dio vuole, in un sistema democratico, tutti i cittadini dovrebbero essere uguali di fronte alla legge.
Anche in questo caso Ferrara ha ragione se l'intercettazione è usata in assenza di gravi motivi così, tanto per vedere se scappa fuori qualcosa, perchè le intercettazioni o l'invasione massiccia della privacy era ed è tipica dei regimi dittatoriali. Ma se l'intercettazione si inscrive in un'indagine  dove esistono indizi e gravi motivi, proibirla significherebbe spuntare le unghie agli inquirenti. Anche qui, come nel caso di quella violazione della privacy minima o media che sopportiamo tutti noi per avere una maggiore sicurezza, noi accettiamo per lo stesso motivo le intercettazioni  purchè, in entrambi i casi (e non solo quando le questioni riguardano i politici) non si vada oltre un determinato segno, garantito dalla legge.
L'impressione generale che se ne trae è questa: quando quello che capita quotidianamente a tutti noi capita anche ai politici ecco che improvvisamente si mettono a urlare. Antepongono se stessi al ruolo che rivestono, la figura temporanea a quella duratura. Da altre parti non è così. Uomini politici anche soltanto  sfiorati da accuse molto meno impegnative delle nostre si dimettono in un batter d'occhio e non si alza nessun Don Chisciotte alla rovescia a difenderli. Poi magari si scopre che erano perfettamente innocenti e allora possono ritornare. Non so se accade questo e non so nemmeno se è possibile. Sta di fatto che si può trovare tranquillamente  una via di mezzo: il politico inquisito si dimette e viene sostituito pro tempore. Alla sentenza di primo grado o lo si reintegra o lo si sostituisce definitivamente.
Le battaglie per le grandi conquiste della democrazia è sbagliato farle nel nome di una piccola casta di individui. Questo contrasta con il sistema democratico in cui è più importante l'istituzione dell'uomo in carica, in cui una legge non facilmente modificabile (la Costituzione)  guida e limita i comportamenti dei governanti. Nelle dittature è il contrario: è l'uomo che ricopre una carica ad essere la cosa più importante, ancora più importante della carica stessa e che può fare e disfare le leggi a piacimento, senza nessuna limitazione. Vi sembra un motivo sufficiente?










[1] Intercettazioni indirette.

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