domenica 18 marzo 2012

La strage di Ustica e la contabilità irriverente tra risarcimenti e lunghezza della giustizia

imagecredit notitiacriminis.blogosfere.it
C'è una irriverente contabilità sul caso Ustica che non posso non notare. Un modo diverso, a seconda delle circostanze, di maneggiare le cifre. A parte la durata dei processi (tre gradi di giudizio 2004, 2005, 2007, nuovo processo dopo le dichiarazioni di Cossiga e sentenza di condanna del settembre 2011 con risarcimento di 110 milioni ai parenti delle 81 vittime, impugnazione in Appello nel 2015) e a parte il fatto che nemmeno l'ultimo è stato in grado di trovare dei colpevoli (nella sentenza si scrive «...fin dalle ore successive al disastro stesso e quindi nella successiva fase di svolgimento delle indagini, prima, e durante la celebrazione di processi penali, poi- dalle condotte tenute da vari soggetti, tutti organicamente riconducibili ai Ministeri convenuti, "attraverso le quali si è determinato un sistematico depistaggio ed un intralcio al più proficuo svolgimento delle indagini, mediante sottrazione di documentazione utile allo scopo, ritardi o omissioni nella trasmissione del materiale che gli inquirenti chiedevano via via di acquisire, nonché mediante gravissime reticenze, manifestate financo in sede di interrogatorio o deposizione testimoniale.» fonte it.wikipedia), c'è pure da notare  quello che si scrive nel rinvio a giudizio per l' Appello, in seguito ad impugnazione dello Stato:
A far pendere la bilancia per la sospensione dei risarcimenti c'é poi - scrive il collegio presieduto da Rocco Camerata Scovazzo - "la considerevole entità della somma oggetto della condanna" [fonte Ansa]


I numeri sono questi, prima di dire qualcosa sulla celerità della giustizia in Italia e sull'Italia in genere. 

Il disastro di Ustica è avvenuto il 27 giugno del 1980: 81 sono state le vittime. Dopo 19 anni sono terminate le indagini, e cioè nell'agosto del 1999. Dopo altri 5 anni, a distanza di 24 anni dal disastro, c'è stata la sentenza  di assoluzione di primo grado.  Altri 3 anni e ci sono state pure le sentenze di secondo e terzo grado, sempre di assoluzione. Poi ci sono state le dichiarazioni di Cossiga e si è cominciato un nuovo processo che è giunto a termine nel 2011. 
A distanza di 31 anni dal disastro le vittime, pur non conoscendosi ancora il colpevole, possono essere risarcite, per i motivi elencati sopra e disponibili nella fonte citata. Ma ancora non è finita, perchè lo Stato impugna la sentenza e bisogna andare in Appello che si terrà, appunto, nel 2015. E dunque, salvo ulteriori impugnazioni, saranno passati, a quella data, 35 anni dal disastro.

E' chiaro che questa estrema lungaggine giudiziaria non è un buon indicatore di giustizia. Mi stupisce però come le prospettive possano cambiare a seconda dei soggetti considerati:

110 milioni di risarcimento per i familiari delle vittime incolpevoli della strage di Ustica, della quale ancora non si conosce il colpevole, sono una considerevole somma
ma  una somma quasi tripla devoluta ogni anno come rimborso elettorale ai partiti cos'è? Non è anche quella una considerevole somma che avrebbe bisogno di essere molto più ponderata di quello che è attualmente?

Io non so se una vita umana possa valere, in media, 1 milione e 360 mila euro (secondo il risarcimento previsto dalla sentenza) quello che so è che i partiti, se uno guarda ai soldi che hanno ricevuto durante tutta la loro esistenza, devono valere molto di più della vita umana, ma molto di più, anche senza che ne sia morto nessuno di partiti anzi, forse proprio grazie alla cura, ne sono spuntati sempre di nuovi. 
Io ritengo disgustoso che si trovino sempre i soldi per i partiti politici (nonostante si sia dimostrato che spendono molto meno di quello che ricevono) e non si trovino invece per risarcire (sempre in misura insufficiente) delle vite umane perse. Sarà anche giusto impugnare la sentenza e andare in Appello (allora perchè non farlo anche per i rimborsi elettorali ai partiti, in cui si accetta la sentenza di primo grado?) ma sarebbe anche ora di dare una risposta certa ai familiari di quelle povere vittime, in un senso o nell'altro, senza lasciarli in quel limbo nel quale sono da 32 anni per altri tre anni ancora.
E questo è un fatto.






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