sabato 21 luglio 2012

Maltrattamenti sugli animali da allevamento: due filmati

Un post condiviso ieri da una cara amica su G+ (Bruna, tra i fondatori del blog collettivo Al Tamburo Riparato) mi fa riflettere insieme sia sul tema della violenza in genere che su quella più specifica del maltrattamento verso gli animali da allevamento.
Chiariamo subito una cosa. Non credo che  gli allevatori di un tempo o i piccoli allevatori di adesso, fossero o siano individui dotati di maggior senso di umanità, rispetto ai grandi allevamenti di animali dell'industria. Molto più semplicemente, forse, il piccolo allevatore così come il piccolo coltivatore ha più a cuore il singolo animale e la singola pianta e tende a non sciuparli, appunto perchè costituiscono il suo  capitale, da valorizzare al massimo. Però, quando osservo filmati come quello condiviso da Bruna, specifico di un brand della grande distribuzione alimentare americana ma che evidentemente potrebbe riguardare qualsiasi grande azienda, comprendo in parte il furore ideologico degli animalisti quando chiedono, per lo meno, che gli animali siano trattati con umanità, se proprio dobbiamo continuare a mangiarli.


Il filmato è questo qui sotto, postato inizialmente su Walmart cruelty, e riguarda l'allevamento intensivo di maiali. Vi sono alcune scene che potrebbero turbare le persone più sensibili, per cui siete avvisati. Quello che chiedono organizzazioni come queste, che tra l'altro invitano a firmare una petizione o a inviare una mail ai dirigenti dell'azienda, è almeno un trattamento umano di questi animali: per esempio, i maiali, compreso il periodo della gravidanza, sono confinati in gabbie talmente strette da non potersi nemmeno sdraiare comodamente; il trattamento nei confronti dei maialini malati non è dei migliori, vengono sbattuti con il capo per terra o lasciati morire senza cure, oppure vengono castrati senza utilizzo di analgesici.



E' ovvio che il destino di questi animali, sia quelli degli allevamenti intensivi che quelli degli allevamenti più piccoli, è quello di essere uccisi, ma si può farlo in almeno due modi: con un po' di rispetto e senza. Personalmente, per la sua breve vita (e anche se questo non influisce sul destino finale) preferirei vedere i maiali come la foto qui a sinistra che come la foto di inizio articolo.
Chiudo questo breve pezzo con un altro filmato, tratto da Mercy for Animals che riguarda l'allevamento del pollame, con riferimento a un altro grande brand americano ma, come detto, non credo che altre grandi aziende si comportino diversamente. Noto, inoltre, un pizzico di crudeltà in più di quella necessaria, quasi come se (e purtroppo è così) questa dose supplementare di maltrattamenti costituisse una sorta di terapia alle proprie frustrazioni. Ecco il filmato, con inclusa l'osservazione fatta sopra.










imagecredits walmartcruelty.com (2)

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