giovedì 3 gennaio 2013

I paradossi della fisica, il tema del Carnevale della Fisica #39

L'origine della scelta di questo tema, per chi avesse la curiosità di saperlo, nasce dall'apertura casuale del libro di Dawkins L'illusione di Dio, che avevo tirato fuori per un articolo precedente ed era rimasto sulla scrivania. Prima di metterlo via, per verificare se aveva ancora l'odore dei libri freschi di stampa, l'ho aperto  a caso e la pagina alla quale si è aperto era la 58. Circa a metà ho letto:
Si può illustrare la dinamica dell'errore anche in termini di onere della prova e, in effetti, Bertrand Russell si è divertito a usare questo metodo quando ha proposto il paradosso della teiera celeste.
Il paradosso della teiera celeste di Bertrand Russell lo conoscono tutti ma per quelli che non lo ricordassero o non lo conoscessero affatto, provo a rinfrescare la memoria (utilizzo la traduzione della relativa voce di it.wikipedia):
« Se io sostenessi che tra la Terra e Marte ci fosse una teiera di porcellana in rivoluzione attorno al Sole su un'orbita ellittica, nessuno potrebbe contraddire la mia ipotesi purché io avessi la cura di aggiungere che la teiera è troppo piccola per essere rivelata persino dal più potente dei nostri telescopi. Ma se io dicessi che, giacché la mia asserzione non può essere smentita, dubitarne sarebbe un'intollerabile presunzione da parte della ragione umana, si penserebbe giustamente che stia dicendo fesserie. Se però l'esistenza di una tale teiera venisse affermata in libri antichi, insegnata ogni domenica come la sacra verità e instillata nelle menti dei bambini a scuola, l'esitazione nel credere alla sua esistenza diverrebbe un segno di eccentricità e porterebbe il dubbioso all'attenzione dello psichiatra in un'età illuminata o dell'Inquisitore in un tempo antecedente. »

Ora, non è solo di teiere orbitanti che vorrei parlare ma dei paradossi. E infatti, il tema della 39esima edizione del Carnevale della Fisica, primo del 2013, sono proprio I paradossi della fisica.
Al tempo: non è che in fisica vi siano dei propri e veri paradossi così come comunemente li intendiamo. Probabilmente alcuni ve ne sono, ma la maggior parte sono paradossi apparenti, frutto della nostra conoscenza ingenua o insufficiente, o pre-scientifica. Un sito afferma di riportare, pomposamente, tutti i paradossi della fisica, in questa pagina Every Insanely Mystifying Paradox in Physics: A Complete List. Diligentemente li trascrivo. Del resto, potete utilizzarla come spunto voi stessi. Li chiama incredibilmente mistificanti paradossi della fisica, segno che non li ritiene propri reali oppure li considera proprio ingannevoli. La pagina si deve a Clifford Pickover, una specie di tuttologo e creativo che ha scritto 40 o 50 libri ed è ospitato su questa pagina di Clint Sprott, professore emerito di fisica all'università del Wisconsin. Per lui ha avuto parole di elogio anche Ian Stewart, del tipo di quelle che si mettono in quarta di copertina.
I collegamenti rimandano ad altrettante voci su Wikipedia e alcune su Absoluteastronomy. Ve li offro come link attivi, così non dovete neanche  andare sulla sua pagina per cliccarci sopra.


Del resto, questa non è l'unica lista dei paradossi. L'onnipresente Wikipedia ne fornisce sia una serie generale che una particolare: si osservi questa bella lista dei paradossi che riguarda tutte le branche di studio, dalla filosofia all'economia e, per i nostri scopi, quest'altra sui paradossi fisici.

Paradosso, come tutti sanno, viene dal greco paràdoxos, parola composta da parà che significa a lato o contro, e dòxa, che significa opinione: dunque, il paradosso, è qualcosa contro l'opinione -generale. E che lo sia è ben chiaro e apparirà più chiaro se mi userete la cortesia di cliccare su uno dei link qui sopra o avrete la bontà di guardare  questi filmati.

Un classico paradosso meccanico.



Il paradosso dei gemelli spiegato da Piergiorgio Odifreddi.



E come poteva mancare, infine, il gatto di Schroedinger? Anche se sembra che recenti esperimenti riescano a non distruggere, con l'utilizzo di misurazioni deboli, la sovrapposizione quantistica e a lasciare il gatto vivo, il paradosso è ancora attuale [vedi Quantum measurements leave Schrödinger's cat alive].







Spero che con questi esempi si sia chiarito maggiormente cosa sono i paradossi della fisica. Vi ricordo che il Carnevale esce il 30 gennaio e che potete inviare i vostri lavori fino al 28-29, ma meglio il 28. Chiaramente, come sempre, il tema è solo un indirizzo, sono bene accetti anche i contributi delle più svariate tematiche fisiche e in qualunque forma. La mail cui inviarli è paolopasc at libero dot it.


image credit science.slashdot.org

8 commenti:

  1. A great quote for the coming new year. Let’s start thinking more of others and less of ourselves. Nice post.

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  2. Il tuo commento "lasciare il gatto vivo", così come il titolo e il testo dell'articolo a cui rinvii nel link, fraintendono grossolanamente il senso del paradosso del gatto di schroedinger: la misura (l'apertura della scatola) distrugge lo stato di sovrapposizione, non "di vita" del gatto: il quale verrà trovato metà delle volte morto ma altrettante metà delle volte vivo! Le misure "deboli" a cui si riferisce l'articolo sarebbero in grado di effettuare una misura senza distruggere la sovrapposizione e dunque, proseguendo nella metafora del gatto (ma con una certa dose di imprecisione in più) si potrebbe dire che sono in grado di farci sbirciare nella scatola mantenendo il gatto contemporaneamente vivo e morto, non "senza ucciderlo".
    Ah, maledetta difficoltà della meccanica quantistica...!

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    1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  3. Grazie del tuo intervento, anche se ti sfuggiva, o non era espresso bene, il carattere scherzoso del mio breve commento, come un po' il resto dell'articolo. Comunque le precisazioni, se fatte con garbo, sono sempre benvenute.

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  4. Hai ragione, mi dispiace, chiedo scusa per il tono, mi è scappato...

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  5. L'argomento scelto è fantastico e secondo me ben si adatta a questo blog dove spesso le parole magicamente si intersecano fino a creare non paradossi ma conseguenze simili a quelle che i paradossi procurano: uno sbandamento iniziale, la quasi certezza di aver ragione, il dubbio successivo procurato da una seconda e più attenta lettura e infine l'impossibilità di decidere e la consapevolezza dell'inarrivabile stasi. Ma che ho scritto? Io credo d'essermi capito ma non ne sono certo.

    Sono certo che sarà un successo (il tuo carnevale)
    un salutone
    Marco

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    1. Soprattutto se vi contribuirai. Grazie.

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