lunedì 10 marzo 2014

Ucraina, tra protesta e manipolazione

La questione Ucraina non è certamente facile da decifrare. L'idea che alcuni movimenti di protesta riescano, pacificamente e da soli, a spodestare un governo dispotico probabilmente è falsa, così come il punto di vista interamente a favore di chi protesta o quello sull'invio di truppe, di non si sa quale nazione, in Crimea. Come già accaduto purtroppo in Egitto e  Libia, non è che semplicemente liberandosi dei dittatori si ottiene automaticamente uno stato democratico. La realtà è molto più complessa e, a volte, sembrerebbe quasi più desiderabile uno stato stazionario con piccole e costanti variazioni che una rivoluzione, specialmente se la rivoluzione o è  fasulla o non è sostenuta da un apparato ideologico sufficientemente democratico.
Anche l'idea che organizzazioni e istituzioni internazionali riescano a scorgere la verità in mezzo alle macerie e alla confusione è purtroppo destinata al fallimento, nonostante sia forse una delle poche prospettive che rimangono. Per confondere ancora di più le acque ospito questo intervento di Marcello Foa che, pur non rappresentando un punto di vista completamente nuovo, punta il dito sugli aspetti più comunicativi e manipolativi di tutta la vicenda. L'intervista, per chi non fosse allergico, è tratta dal blog di Grillo.


Tutto questo per dire, in fondo, questa cosa qui: un presidente eletto è stato cacciato da movimenti di piazza, in qualche caso anche molto violenti, che una ex presidente marciva in galera ed è stata liberata, e che inquietanti movimenti neonazisti si profilano all'orizzonte insieme a spinte separatiste.


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