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lunedì 24 giugno 2013

Amministrative Sicilia 2013: i risultati del ballottaggio. Ragusa verso il M5S

Giunge al termine anche questa tornata elettorale amministrativa primaverile iniziata il 26 maggio, che ha visto prevalere il centrosinistra quasi dappertutto, apparentemente senza risentire della crisi che invece lo ha colto a livello delle politiche di febbraio 2013. In quest'ultimo ballottaggio siciliano che vede coinvolti 16 comuni, di cui tre capoluoghi di provincia, sembra ripetersi il favorevole trend locale del centrosinistra, con l'eccezione di Ragusa, dove il candidato del M5S sembra prevalere proprio su uno del Pd.
Ecco la situazione parziale disponibile sul sito della regione Sicilia:


  • Siracusa: Barozzo cs 52,09% - Reale 47,91% (37 su 123 sezioni)
  • Ragusa: Piccitto m5s 70,32% - Cosentini cs  29,68% (46 su 71 sezioni)
  • Messina: Calabrò cs 52,07% - Accorinti 47,93%  (65 su 254 sezioni)

mercoledì 19 maggio 2010

Teoria politica sul buon governo

Riesce difficile, in genere, credere che gli altri possano fare qualcosa per te gratuitamente.
In genere questa diffidenza varia al variare del proprio altruismo. Più si è altruisti più si tenderà a pensare gli altri come tali e più si è egoisti più si penseranno gli altri come egoisti e si rafforzeranno i convincimenti degli altri che il mondo è composto per la maggior parte di egoisti.
Ho sempre immaginato che se assumevo qualcuno per svolgere un compito potevo anche decidere di rescindere il contratto, se insoddisfatto dell’operato.
Prendiamo l’esempio dell’amministratore di condominio. Le esigenze dei vari condomini sono diverse. L’operato dell’amministratore è giudicato a maggioranza. L’ambito di intervento dell’amministratore, pur in un sistema sociale così piccolo come un condominio, è regolato da ordinamenti che stanno “al di fuori” del condominio stesso. L’amministratore potrà cioè redigere un regolamento approvato dalla maggioranza, ma questo regolamento non potrà essere in contrasto con le Leggi dello Stato, sulle quali Leggi gli abitanti hanno poca influenza.
All’interno dell’ambito delle cose lecite, dunque, l’amministratore può, con il supporto della maggioranza, redigere i regolamenti che crede. In questo, egli, non vivendo nel condominio e non avendo altri interessi se non quello di amministrarlo, aderisce alle richieste che provengono dai condomini. Certo non potrà inserire le richieste di un solo condomino ma dovrà tener conto delle richieste della maggioranza. Alla fine, quello che uscirà fuori, sarà l’insieme dei regolamenti e della gestione dell’intero condomino, che dovrà essere ispirato a criteri di funzionalità, economicità, decoro e così via.
Si immagini ora che a questo amministratore venga data facoltà di stendere un regolamento che può derogare alle Leggi dello Stato, purchè abbia il voto della maggioranza dei condomini. Si consideri cioè la creazione di una piccola enclave all’interno del condominio, in cui si possono attuare i regolamenti che si vogliono, purchè siano approvati a maggioranza.
Consideriamo le cose dai due diversi punti di vista.
Dal punto di vista dell’amministratore (considerata equivalente nei due casi –regolamenti intra-legem e regolamenti extra-legem- la volontà di rimanere al suo posto dell’amministratore) produrre regolamenti che possono derogare dalle vigenti Leggi dello Stato pone diverse problematiche. Innanzitutto, ammettendo che il contratto che regola il suo rapporto con il condominio preveda un certo numero di anni e una qualche penalità per la risoluzione anticipata, norme regolate dagli ordinamenti dello Stato, visto che si trova a operare in un luogo in cui si possono non applicare le Leggi dello Stato, egli potrebbe non riuscire a opporre niente a una eventuale risoluzione anzitempo del contratto, da parte della maggioranza dei condomini. Il suo potere non gli proviene né dal suo ruolo, né da una forza in suo possesso (di qualunque genere, forza armata, ricatto, moral suasion o qualsiasi altra cosa) né da altro: solo dalla maggioranza dei condomini. Si può dire che egli sia “ostaggio” di questa maggioranza. Se egli desidera mantenere il suo posto, quale sarà la strategia migliore?

Prima strategia.
Coinvolgimento nel potere.
Un modo di fidelizzare i propri condomini potrebbe essere quello di cominciare a privilegiare la maggioranza che lo sostiene, magari coinvolgendoli (dietro compenso a carico di tutto il condominio) nella gestione. Se ogni nucleo dei sostenitori ha un proprio membro all’interno dell’amministrazione del condominio, sarà più facile mantenere l’unità del gruppo perché ognuno avrà un suo personale interesse a mantenere le cose come stanno.
Questa strategia presenta però dei costi aggiuntivi, dati dagli emolumenti riconosciuti alla frangia dei sostenitori. Questi costi sono sostenibili finchè non diventa più economico cambiare condominio. Se per esempio tutti i condomini minoritari abbandonano il condominio e non si trovano altri inquilini, il gruppo è destinato a frantumarsi. Per questo motivo non è possibile spingere troppo in là i privilegi: occorre mantenere un equilibrio.
Se una cosa ci costa (la maggioranza paga per mantenere il potere) ma ci garantisce un’utilità, vi saremo legati e cercheremo di non perderla per non sprecare l’investimento. Inoltre, portare qualcuno a godere dei propri privilegi, anche se in definitiva comporta un piccolo aumento dei costi cui anche il privilegiato è sottoposto, lo impegna a difendere lo stato delle cose a causa dell’appagamento del potere, oggetto del desiderio che non tiene conto degli attivi e passivi economici.
Spesso però le due cose (potere e denaro) vanno insieme.
Insomma, questa strategia comporta una perdita secca di potere e denaro per la minoranza condominiale, una perdita economica per parte della maggioranza e un guadagno secco di potere e denaro per pochi.
(continua)

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