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mercoledì 11 luglio 2012

Ospedali: riduzione dei posti letto e confronto a livello internazionale

Con l'approvazione del decreto sulla spending review in Consiglio dei Ministri, anche la sanità è colpita da tagli o de-finanziamenti come li chiama Balduzzi. Tra le altre cose che riguardano la sanità c'è la riduzione dei posti letto ospedalieri, che diventeranno 3,7 ogni 1.000 abitanti.
Un ulteriore contributo alla revisione della spesa verrà dall'accelerazione dei processi di razionalizzazione delle reti ospedaliere che le Regioni sono chiamate a realizzare, in modo da evitare duplicazione di funzioni e mantenimento di presidi sottoutilizzati, nei quali comunque oggi si regista oggi un eccesso di consumi per beni e servizi. In tal senso il decreto legge prevede una riduzione dello standard di posti letto portandolo a 3,7 per 1000 abitanti, di cui però lo 0,7 resta vincolato alla lungodegenza e alla riabilitazione. [vedi Spending review, gli interventi in sanità]

giovedì 5 luglio 2012

Elenco dei piccoli ospedali che potrebbero chiudere con la spending review

Il Corriere pubblica un elenco di piccoli ospedali e strutture sanitarie di minore dimensione che potrebbero venire chiusi in seguito ai tagli della spending review. Sono 149. Si precisa che il Ministro della Sanità non considera le chiusure automatiche, certo che bisognerà fare una razionalizzazione (così la chiama) ma invita le realtà locali (leggi Regioni) a decidere.
Rifletto sul fatto che sarebbe sgradevole se belle e autorevoli (e anche uniche) realtà locali venissero chiuse, primo per il disagio causato alla popolazione anche per ricoveri più banali e secondo anche per alcune interessanti eccellenze (penso per esempio ad alcune strutture della mia Regione, le Marche, inserite nell'elenco).
Passi per le grandi città in cui se alcuni piccoli ospedali vengono chiusi e accorpati rimangono sempre quelli più grandi, ma in alcuni comuni chiudere il piccolo ospedale significa chiudere tutti gli ospedali.
La strada per uno Stato virtuoso è lunga e difficile, intanto guardatevi questo Elenco degli ospedali a rischio.

Aggiornamento ore  12:25: il Ministro Balduzzi ottiene lo stralcio della norma che prevedeva la chiusura dei piccoli ospedali sotto gli 80 posti letto [fonte Spesa, "salvati" i piccoli ospedali, Repubblica].

imagecredit abruzzoquotidiano.it

mercoledì 13 giugno 2012

Situazione ospedali e strutture sanitarie nelle aree terremotate

L'11 giugno la regione Emilia-Romagna ha pubblicato un rapporto sulla situazione delle strutture sanitarie nelle aree colpite dal terremoto.
Nella relazione viene fatto il riassunto della situazione in cui si trovano  ospedali, pronto soccorsi e altre strutture sanitarie nelle varie province emiliane interessate dal sisma. E' divisa in due parti: una prima parte redatta dopo il primo terremoto del 20 maggio, in cui vengono evidenziate tutte le criticità e i comuni interessati da chiusure e parziali inagibilità, e un'altra dopo l'11 giugno, con l'aggiornamento della situazione. 

Documento della Regione:



lunedì 3 gennaio 2011

La piaga della sanità

C'è una cosa aberrante, al di là dell'ineluttabile consapevolezza che siamo destinati a morire, ed è la consapevolezza dell'indifferenza di chi ti deve curare. 
Anche solo cinquant'anni fa, quando la medicina era molto meno sviluppata di adesso, l'impossibilità materiale di fare qualcosa era un viatico per l'accettazione dell'ineluttabile. E specialmente  durante la vecchiaia, si guardava con un certo fatalismo al progredire delle malattie, al venir meno delle forze, come a qualcosa di scritto e immodificabile, su cui la scienza non poteva fare niente. Nemmeno lenire i dolori, perchè l'ampliamento dell'uso degli oppiodi come antidolorifici è piuttosto recente, essendo sottoposto a una legislazione farraginosa e che li equiparava all'uso di droghe.
Ma ogni epoca ha le sue convinzioni. E così, questa, ritiene di poter curare anche contro quello che una volta si riteneva un ineluttabile destino. Non è infrequente assistere ad operazioni chirurgiche anche in tarda età, e mi riferisco soprattutto non alla chirurgia d'urgenza ma a quelle operazioni che migliorano la qualità della vita, anche se solo per pochi anni.
La scienza prosegue, scopre, migliora le tecniche, impara dagli errori. 
Non così certa classe medica. O forse dovrei dire casta medica. Certa casta medica ha ancora un rapporto da superiore a inferiore con i pazienti e con i parenti dei pazienti inoltre, forse a causa della visione periodica di tanto dolore, ha acquisito una resistenza alla sofferenza altrui, che sconfina nella franca indifferenza.
E' quello che mi accade in questi giorni, nell'ospedale della mia città, Pesaro, nel quale è ricoverata mia madre. La vecchiaia, per costoro, è ragione sufficiente per ridurre al minimo l'umanità nei rapporti. Il loro modo di procedere è impersonale: si guardano le analisi e dove i parametri sono sballati si dispone la terapia. Il paziente è un fatto accidentale, potrebbe pure non esistere per loro, è un optional. Importante, per questa casta medica, è non essere presi in castagna con l'accusa di malpratica o negligenza: se poi il paziente soffre per le piaghe da decubito, se ha le braccia gonfie di fleboclisi, se è triste e avvilito, bè questo per loro è un fatto secondario. Quello che posso riferire della mia esperienza (tuttora in corso) è che il medico non ti cerca di certo, se non al momento del ricovero. Poi, per lui, puoi anche non esistere anzi, forse è meglio se non esisti, così non lo disturbi.
So benissimo che non si può estendere un caso singolo a tutta la classe medica, però alcuni fattori fanno pensare. Gli aneddoti si moltiplicano: i vicini di letto e i loro parenti portano le loro esperienze, così come amici e conoscenti, e sono quasi tutte negative nei confronti sia del reparto Medicina 1 dell'ospedale di Pesaro sia dell'ospedale in generale.
Perciò, per sapere se questa impressione negativa appartiene solo a me nei riguardi delle strutture sanitarie della mia città oppure anche ad altre realtà, vi chiedo di commentare con una vostra esperienza, anche, eventualmente, per disporre in tempo il ricovero in un altro ospedale.
Grazie.

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