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mercoledì 27 novembre 2013

Molte pensioni (e bassi salari) in Italia nel rapporto OCSE 2013

E' uscito il rapporto OCSE sulle pensioni dal titolo Pensions at a glance 2013. Alcune osservazioni preliminari che si possono fare riguardano lo spostamento dei redditi degli italiani dai salari alle pensioni: nel 2009, per esempio, le pensioni impegnavano il 15,4% (la più alta della zona OCSE) del reddito nazionale, contro il 7,8% della zona OCSE, mentre i salari medi italiani, sempre nello stesso periodo, erano di 24.600 euro contro una media OCSE di 28.600 [fonte]. Nel 2013 il divario non si è certo colmato: i salari medi italiani sono di 28.900 euro, contro una media della zona OCSE di 32.400 [fonte]. A questo proposito occorre notare che nel 2011  il salario medio italiano era di 26.300 euro, contro una media OCSE di 27.800 [fonte]. Questo significa che  nel 2009 il salario italiano era di ben il 14% inferiore a quello OCSE, e che dopo un parziale recupero  nel 2011, in cui era inferiore di solo il 5,4% a quello medio OCSE, nel 2013 quasi ritornava alla vecchia differenza, attestandosi al 10,8%.
Di seguito, un'applicazione interattiva per confrontare le pensioni dei vari paesi e la versione sintetica del rapporto riguardante l'Italia. Interessante anche questa pagina con il riassunto dei punti principali.


mercoledì 4 settembre 2013

Indice di Competitività Globale: Italia 49esima

Due notizie apparse recentemente sembrano darsi manforte una con l'altra: secondo l'Ocse, l'Italia è l'unica delle grandi economie che non cresce anzi decresce e secondo il World Economic Forum, la competitività dell'Italia è in calo di sette posizioni dall'anno scorso, facendola piazzare al 49esimo posto:
After a slight improvement last year, Italy falls back seven places to 49th position this year, with a deterioration across the board and with the lack of clear political direction over the past year increasing business uncertainty and weighing down on the country’s competitiveness.
Per dire, secondo questo stesso indice, il Global Competitiveness Index, la Spagna è 35esima e la Polonia 42esima. Anche la Turchia, 44esima, ci sta davanti. Tra i 12 elementi che contribuiscono a formare l'indice di competitività, oltre a quelli micro e macroeconomici, vi sono anche quelli sociali, infrastrutturali, sanitari e così via come istituzioni, infrastrutture, salute ed educazione primaria, innovazione, preparazione tecnologica, a segnalare che non è solo l'aspetto meramente economico ad essere valutato.
Di seguito una mappa interattiva delle posizioni di questa classifica mentre sul sito sono disponibili il rapporto più una serie di infografiche. Anche cliccando sulla voce Explore the report qui sotto si ha accesso al pdf del rapporto 2013-2014.
Quasi dimenticavo, prima è la Svizzera.

sabato 5 maggio 2012

Italia: burocrazia vero freno della crescita

Un rapporto recentemente pubblicato dall'IREF (Istituto di Ricerche Educative e Formative) preparato per il 24° Congresso Nazionale delle Acli, riporta alcuni dati interessanti. Per la verità erano già circolati ma vale la pena ribadirli, tanto per comprendere quali siano i probabili freni della crescita, la risoluzione di alcuni dei quali potrebbe pure essere a costo zero. Si osservi questa tabella:


E' tratta dai dati della Banca Mondiale e dimostra come probabilmente siano altri gli impedimenti agli investimenti stranieri, non (solo) l'articolo 18: difficoltà nell'aprire un'impresa, nell'allacciare l'elettricità, nel far rispettare i contratti, nell'ottenere credito, nel pagamento delle tasse e così via. L'Italia è 30 esima tra gli Stati Oecd (Ocse) come Indice di facilità di fare impresa. Ricordo, en passant, che dell'Oecd fanno parte 34 Stati [fonte].

Il rapporto dell'IREF è disponibile sul sito dell'Acli.



imagecredit acli.it, iref

domenica 1 aprile 2012

Facilità di licenziamento: confronto tra Italia ed Europa sull'articolo 18

Nell'annoso conflitto tra pro e contro modifica articolo 18 qualche dato imparziale funziona da terzo incomodo. Lo fornisce l'Ocse, organismo probabilmente non accusabile di diffondere un punto di vista anti liberistico. E' la stricness of employment protection, una misura della rigidità delle protezioni dell'occupazione. Ebbene, l'Italia non è affatto tra le nazioni con il più alto indice di rigidità, cioè di difficoltà di licenziamento. La tanto sbandierata Germania ha un indice più elevato dell'Italia, così come la Francia. Inoltre, si segnala un deciso trend al ribasso dell'Italia negli anni. I dati che l'Ocse fornisce (gratuitamente) non sono gli ultimissimi, risalgono al 2008, ma quelli forniti recentemente (vedi sotto) non si discostano di molto se non nell'accentuare il divario Italia-Germania.

Strictness of employment protection - overall, © OECD 

domenica 29 gennaio 2012

Rapporto Ocse sulle disuguaglianze dei redditi:l'Italia

imagecredit oecd.org
Il 24 gennaio il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Elsa Fornero è intervenuta presso la sede Istat di Roma per presentare il Rapporto OCSE - Divided We Stand: Why Inequality Keeps Rising. Il suo intervento, dal titolo Politiche per l'equità,  è disponibile in video e in trascrizione testo e anche come scheda riassuntiva in pdf.

Interessante anche il Rapporto dell'Ocse sulle disuguaglianze dei redditi. Sul sito del Ministero del lavoro è disponibile la versione in italiano che riguarda l'Italia [fonte qui].
Lenta e inesorabile è la tendenza all'aumento delle disuguaglianze di reddito. L'Italia si trova al di sopra della media Oecd-29. Nel 2008, 
 il reddito medio del 10% più ricco degli italiani era di 49.300 euro, dieci volte superiore al reddito medio del 10% più povero (4.877 euro) indicando un aumento della disuguaglianza rispetto al rapporto di 8 a 1 di metà degli anni Ottanta. [Fonte Ocse]

martedì 29 novembre 2011

Ocse: nel 2012 Italia in recessione. Ma c'è da fidarsi di queste previsioni?

E' uscito ieri l'Economic Outlook dell'Ocse per il 2012 e le sorprese non sono buonissime, soprattutto per l'Italia. Anche l'area Euro è in una situazione di difficoltà, come era facile intuire anche senza l'Outlook.
L'area euro è in un momento di recessione, seppure lieve, al quale seguirà una ripresa, definita esitante.
Prospettive non rosee, che il grafico qui sotto evidenzia: si comparano Stati Uniti ed area Euro per quanto riguarda investimenti e consumi

imagecredit oecd.org 2011

Come noto l'aspetto fondamentale che influenza lo stato di crisi è quello finanziario, con i debiti sovrani di alcuni Stati che costituiscono un deterrente per l'investitore. Ma è più l'ammontare del debito che, per esempio, in Italia è da almeno vent'anni a questi livelli, o il rallentamento economico a spaventare i mercati, i creditori?
Il problema più grave è purtroppo la circolarità della situazione. Un debito elevato costringe a politiche fiscali restrittive che si ripercuotono su bassi investimenti e riduzione dei consumi, situazione che contribuisce a mantenere elevato il debito. Dice l'Ocse, sulla zona Euro cala una scure composta da bassi investimenti, perdita di fiducia, deterioramento delle condizioni di lavoro che fanno calare i consumi. In più, cresce anche la disoccupazione, che rimane agli attuali livelli fino al 2013, anno della svolta anche dal punto di vista economico, salvo prossimi Outlook. Questo è il grafico della situazione occupati/disoccupati nell'area Ocse

imagecredit oecd.org 2011

La situazione dell'Italia, se quella dell'area Euro non è rosea, è nera. Per il 2012 l'Ocse ci vede in recessione, nonchè con gli stessi e più marcati problemi che affliggono la zona Euro.

imagecredit oecd.org 2011
Alcuni dati maggiormente preoccupanti:
  • il consumo privato cresce pochissimo nei prossimi due anni; 0,2% nel 2012 e nel 2013, contro uno 0,9% del 2011 sul 2010
  • gli investimenti tenderanno ugualmente a calare; nel 2012 si prevedono meno investimenti che nel 2011, con la maggior quantità di risorse finanziarie spostate sul ripianamento del debito
  • il Pil è visto in calo nel 2012 (-0,5%) e in leggerissima ripresa nel 2013 (+ 0,5%)
Sarà interessante verificare cosa prevedevano e prospettavano gli esperti dell'Ocse nel 2010 per l'Italia. Qui l'Economic Outlook in versione free. Qui sotto il grafico



imagecredit oecd.org 2010
Da un rapido controllo, seppure i prezzi di riferimento non siano perfettamente equiparabili (nel 2011 hanno usato come riferimento prezzi del 2005, nel 2010 prezzi del 2000), non sembra che ci abbiano azzeccato molto (fatto salvo i diversi prezzi di riferimento): il GDP (il Pil) nel 2009 era di 1.520,3 miliardi di euro previsto in crescita dell'1% nel 2010, mentre i dati del 2011 danno il GDP del 2010 a 1.556 miliardi di euro, con un aumento del 2,34% sul 2009. Stessa cosa per il consumo privato mentre sugli investimenti la previsione è stata più aderente.
Insomma, a mio giudizio, le Prospettive dell'Oecd, come ogni altra analisi economica, sono  imprecise e soggette ad aggiustamenti, come tutto quello che riguarda l'economia. Questa considerazione la interpreto in senso positivo, augurandomi cioè che le fosche previsioni siano errate e che le prospettive siano migliori. E' chiaro che da queste considerazioni non può trarsi l'idea che il momento non sia grave, perchè lo è. Purtroppo l'economia e le politiche economiche non sono scienze esatte, soprattutto perchè hanno a che fare con l'impulsività nelle decisioni che gli uomini adottano in quasi tutte le scelte della propria vita, non esclusa la sfera economica. C'è solo da sperare che i provvedimenti presi dai governi e dagli organismi non governativi siano i migliori e tempestivi e che la razionalità, a sprazzi, illumini le menti dei principali protagonisti: a volte, i nostri peggiori nemici, siamo proprio noi stessi.

domenica 18 settembre 2011

Spesa pubblica in Italia e nel mondo: dati statistici e mappe

Si è sempre pensato che la spesa statale in Italia fosse una delle più alte al mondo e che pesasse in maniera decisa sul bilancio dello Stato. Una mappa dell'Istat  del costo della sola spesa statale (altre spese pubbliche locali escluse) per abitante, ridimensiona (apparentemente) questa convinzione. Nel 2009 siamo undicesimi, con 13 mila euro per abitante, appena dietro la Germania e dietro altre nazioni come Lussemburgo (primo) e le solite scandinave.





Anche una tabella dell'OCSE del 2006 conferma questi dati.




Se però si guarda la spesa pubblica come percentuale del Pil, le cose cambiano. L'Italia fa un deciso passo in avanti e si piazza quinta. Il Lussemburgo, che era primo come spesa per abitante, se si considera la percentuale sul Pil scende sotto la media OCSE.




Prossimamente vedremo la qualità del servizio pubblico in Italia e nel resto del mondo.

Fonti.





giovedì 15 settembre 2011

Recessione economica e lavoro: l'Italia. Employment Outlook 2011 dell'OECD

Avverte l'OCSE che in Italia, il sistema di tassazione e trasferimenti gioca un ruolo minore nel tamponare gli effetti della crisi rispetto agli altri paesi OCSE. L'Employment Outlook 2011 evidenzia come la riduzione dei redditi  individuali comprime anche i redditi delle famiglie italiane in misura maggiore rispetto a quello che avviene nei paesi OCSE, a causa del limitato ruolo di ammortizzatore del sistema di tassazione e trasferimenti del nostro paese.
Per esempio, se c'è una contrazione del 20% o più dei redditi  individuali in Italia, il 68% di questa perdita  si riflette sul reddito familiare, contro un 47% dell'area OCSE.
Anche se la cassa integrazione guadagni ha attutito gli effetti della contrazione dei redditi individuali e dell'impatto sui redditi familiari, il sussidio di disoccupazione italiano resta uno dei meno generosi a livello OCSE.



Questo anche se, per come lo definisce l'OCSE, l'impatto della recessione sulla disoccupazione italiana è stato relativamente mite. Purtroppo però il tasso di crescita lento lascia prevedere che la  disoccupazione resterà per un po' di tempo al di sopra del livello pre-crisi.


L'impatto maggiore della disoccupazione riguarda la fascia di età dai 15 ai 24 anni, cresciuta dal 9,7% al 28,9% dell'aprile 2010. A luglio 2011 il tasso di disoccupazione giovanile è leggermente calato, arrivando a quota 27,6%, comunque uno dei più alti dell'area OCSE. Inoltre, questa leggera riduzione della disoccupazione è quasi interamente dovuta a forme contrattuali a termine come  collaboratori coordinati continuativi e occasionali, mentre i contratti a tempo indeterminato continuano a scendere. Si profila dunque uno scenario frammentato: da una parte lavoratori più anziani con un contratto stabile e protezioni, e dall'altra un sempre maggior numero di lavoratori più giovani con un lavoro precario.

sabato 4 dicembre 2010

Berlusconi al vertice OCSE in Kazakistan: non è stanchezza sta leggendo

Dicono quei linguacciuti di Repubblica che il nostro Presidente del Consiglio è stato ripreso in un momento di stanchezza, ma non è vero, stava leggendo! Acciderbaccolina, quel che giusto è giusto! (A meno che non sia un montaggio di due momenti diversi e non in sequenza)




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