E l’uomo? L’aritmetica è dunque innata, sia nell’uomo che nell’animale, e nel primo subisce uno sviluppo ulteriore grazie al linguaggio e alla cultura?
Alcuni studi sembrerebbero confermarlo.
Antell e Keating (1983) hanno verificato se in neonati di pochi giorni fosse presente la discriminazione numerica tra piccoli gruppi di stimoli visivi astratti (black dots), dimostrando che i neonati sono in grado di distinguere tra 2 e 3 punti, attraverso il meccanismo di abituazione/disabituazione, ma non tra 4 e 6 punti.
Karen Wynn ha dimostrato che già all’età di 5 mesi, un bambino riesce a effettuare piccole somme e sottrazioni.
G. Lakoff e R. E. Nùnez sono, rispettivamente, un linguista e uno psicologo, e nel 2000 hanno scritto un libro: Da dove viene la matematica. Come la mente embodied dà origine alla matematica. (G. Lakoff, E.R. Nùnez 2000, ed. it. 2005). Il loro scopo è comprendere come si formano le idee matematiche, sia quelle semplici dell’aritmetica che quelle complesse dei numeri transfiniti, della teoria degli insiemi o dell’analisi matematica.
Il punto cruciale, per loro, è verificare attraverso quali meccanismi cerebrali si realizzano le opere dell’ingegno conosciute sotto il nome generico di matematica. A questo scopo si chiedono se la matematica, come ipotizzato dai platonisti, è formata da entità disembodied (disincarnate) che vanno al di là della materia oppure da entità embodied (incorporate) che cioè appartengono al corpo, alla sua storia (filogenesi) e alle sue necessità.
La risposta che danno è chiara.
- “ - I teoremi che gli esseri umani dimostrano esistono all’interno di un sistema concettuale matematico umano.
- Tutta la conoscenza matematica che noi abbiamo o possiamo avere è collocata all’interno della matematica umana.
- Non c’è alcun modo per sapere se i teoremi dimostrati da matematici umani abbiano una qualche verità oggettiva, esterna agli esseri umani o a qualunque essere. “ (Lakoff, Nùnez, 2005, p. 24)
Giungono infine a 4 conclusioni, dopo un cammino argomentato e complesso.
- Gli esseri umani non hanno accesso al trascendente, matematica platonica compresa (sempre ammesso che esista).
- L’unica matematica alla quale gli umani possono avere accesso è una matematica basata sulla mente, che inizia e finisce nel cervello (e nella mente) dell’uomo. La natura della matematica è perciò questione di quelle scienze che studiano la mente, come le scienze cognitive.
- Le metafore concettuali, usate dalla matematica della mente, sono parte integrante della matematica stessa.
- Dai tre punti precedenti consegue che la matematica della mente non può essere platonica (trascendente), sempre ammesso che la trascendenza (e il platonismo) esistano.
Le argomentazioni che utilizzano per giungere allo conclusioni (4) dette sopra sono pressappoco queste:
- L’esistenza di una matematica trascendente (disembodied vs embodied) non può essere affrontata scientificamente, così come l’esistenza di Dio. E’ solo una questione di fede, che non si può né provare né confutare.
- Dio e la matematica pari sono, nel senso che sono un suo (della mente) frutto. L’unico modo che abbiamo di concettualizzare la matematica è di umanizzarla, perchè è un prodotto dell’umana mente e in quell’ottica va affrontata.
- L’essenza della matematica umana è un fatto empirico, non aprioristico.
- La risposta alla domanda “Qual è la natura della sola matematica che gli uomini conoscono o possono conoscere?” può venire solo dalla scienza cognitiva (insomma, siccome la matematica umana viene dalla mente chi studia la mente studia anche tutta la matematica possibile per un umano).
- Considerare la natura della matematica come un fatto scientifico rende matematica la concettualizzazione della matematica da parte del cervello.
- Se si considera invece non scientifica ma filosofica o religiosa la natura della matematica, sarà cura di tali assertori fornire le prove dell’esistenza “esterna” della matematica, al di fuori del corpo (e della mente) di un essere umano. Sostengono, i due autori, non esservi alcun modo di farlo (attualmente).
A quest’ultimo punto argomentativo appartengono anche le parole di E. Wigner sulla “irragionevole efficacia della matematica nelle scienze naturali”, tali per cui, spesso, si forma l’idea che la matematica stessa esiste nella struttura dell’universo fisico (Lakoff, Nùnez, 2005 p. 26). Questa, per gli autori, non è un’ipotesi con basi scientifiche empiriche.
Il loro ragionamento principe sarà che “qualunque collegamento ci sia tra la matematica e il mondo, esso avviene nelle menti degli scienziati che hanno osservato il mondo da vicino, imparato bene la matematica appropriata (o che l’hanno inventata), e li hanno messi in relazione (spesso efficacemente), utilizzando le loro menti e i loro cervelli completamente umani.” (Lakoff cit. p. 26).
ANTELL, SUE ELLEN, and KEATING, DANIEL P., Perception of numerical invariance in neonates, Child Development, LIV pp 695-701, 1983
K. Wynn, Addition and subtraction by human infants, Nature 358, 749 - 750 (27 August 1992); doi:10.1038/358749a0
G. Lakoff, R.E. Nùnez, Da dove viene la matematica, Bollati Boringhieri 2005