Visualizzazione post con etichetta 25 aprile. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 25 aprile. Mostra tutti i post

venerdì 25 aprile 2014

Lettere di partigiani condannati a morte: alcune letture

25 aprile Lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana è un film documentario di Pasquale Pozzessere. L'intento è quello di creare un documento visivo degli accadimenti storici legati alla resistenza e alla lotta di liberazione e di farlo circolare tra gli studenti con lo scopo di mantenere vivo il ricordo. Ognuno di noi, ascoltando o leggendo queste lettere di partigiani condannati a morte, sente qualcosa: il rifiuto dell'oppressione e dell'ingiustizia, il rispetto della vita e il valore della pace. Tutti buoni sentimenti, ma mi chiedo se dopo il pieno di emozioni del momento rimane poi qualcosa, se cioè il triste esempio dei tanti morti per la libertà serva veramente da insegnamento  o non sia solo un modo per commuoversi qualche minuto salvo poi ritornare ai soliti comportamenti. Lo dico perchè sia in giro per il mondo che in Italia è pieno di gente che nonostante questi drammatici esempi continua imperterrito a perpetrare ingiustizie, oppressioni, maltrattamenti. Penso per esempio alle grandi tensioni etniche in giro per il mondo che sfociano quasi sempre in inaudite violenze, penso  agli attacchi quotidiani anche fisici alle minoranze di ogni genere, penso alle tristi storie di persone uccise mentre erano nelle mani delle forze dell'ordine, penso alla disinvoltura con la quale si mette a repentaglio la vita di chi lavora e all'indifferenza con cui lo si consegna a un destino precario e incerto e penso, infine, alla facilità con la quale le persone credono ai ciarlatani, forse perchè  hanno imparato a diffidare di quelle istituzioni che dovrebbero difenderli. E allora a che serve avere questi esempi del passato se per il presente tutto continua come al solito, con le medesime violenze, violazioni e indifferenze?

25 aprile: la Liberazione attraverso i diari della gente comune

La Liberazione vista attraverso i diari delle persone. Le testimonianze della gente comune, fissate in un diario, in una lettera, come guida storica per il giorno più bello, quel 25 aprile scelto come data convenzionale ma che porta il significato della liberazione dall'oppressione. Ripropongo i testimoni diretti di quel passaggio alla libertà, "un fascista di Salò, un ragazzino di Sanremo, un padre ha due figli partigiani e un giovane partigiano veneto di 18 anni", presentati in questa puntata della Storia siamo noi, con i filmati d'epoca e i loro pensieri, probabilmente universali nonostante la loro definita collocazione storica.

mercoledì 25 aprile 2012

25 aprile: Monti, uniti con stesso spirito della Liberazione (ma senza retorica, please)

A quanto dice oggi Monti in occasione delle celebrazioni del 25 aprile rispondo con questo estratto da un libro di Raniero La Valle, giornalista e politico, dal titolo Quel nostro novecento:
I deputati alla Costituente, nell’Italia povera del dopoguerra, erano infatti poveri; per questo ad esempio – e fu una benedizione – i cosiddetti “professorini” – Dossetti, Lazzati, Fanfani, La Pira – non potendo permettersi altro, andarono a vivere tutti insieme nella casa delle signorine Portoghesi in via della Chiesa Nuova 14, formando quel singolare sodalizio che si chiamò poi, per celia, “comunità del Porcellino”. Che restassero poveri, ci aveva pensato la stessa Teresa Mattei, perché come segretaria della Presidenza fu tra quelli che dovevano stabilire i criteri per lo stipendio dei costituenti. Insieme con Giuseppe Di Vittorio andò allora su una vecchia macchina della CGIL in giro per fabbriche ed uffici per vedere quale fosse il salario medio degli operai e degli impiegati di allora, e propose che per non allontanarsene l’indennità parlamentare fosse di 42.000 lire al mese. Questa proposta non fu molto popolare tra gli onorevoli e alla fine – ma con non minore sobrietà – il salario dei deputati fu fissato a 80.000 lire. Se la Costituzione rassomigliava all’Italia e ancora oggi è “la più bella del mondo”, è anche perché è stata fatta da poveri che stavano dalla parte dei poveri.
Nella Costituzione i poveri non dovevano essere un’astrazione, ma dovevano essere considerati nella loro condizione reale, perché anche loro avessero il diritto a perseguire la felicità, come era stato scritto, quasi due secoli prima, nella Dichiarazione di indipendenza americana: il diritto di cercare la felicità, non di ottenerla, perché questo nessuna Costituzione lo può dare. La Costituzione però può stabilire che la politica debba renderne possibili le condizioni; e così faceva l’articolo 3 del progetto di Costituzione, che nella proposta formulata dalla Commissione dei 75 all’Aula, diceva che “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli d’ordine economico e sociale che limitano la libertà e l’eguaglianza degli individui e impediscono il completo sviluppo della persona umana”.
Siamo ritornati poveri, come nel dopoguerra, ma i nostri politici si sono adeguati a questa povertà? Il 25 aprile non è solo l'anniversario della Liberazione dal nazifascismo ma può diventarlo anche dalla parte parassitaria della politica.
Altrimenti, è solo retorica.

25 aprile: i diari della Resistenza

 In una puntata della Storia siamo noi di Giovanni Minoli di qualche tempo fa andava in onda il filmato che condivido qui sotto: I diari della Resistenza di Pieve Santo Stefano.
Si tratta di una raccolta di diari, testimonianze, racconti di uomini e donne che hanno vissuto la dittatura del nazi-fascismo e il ritorno alla vita libera del giorno della liberazione.
Questa banca della memoria di straordinaria importanza nasce dall'idea di Saverio Tutino di fondare a Pieve Santo Stefano un archivio autobiografico dei testimoni di quei tempi. Questa è una breve biografia di Tutino tratta dal sito dell'Archivio Diaristico Nazionale
È nato a Milano il 7 luglio 1923. Iscritto alla facoltà di giurisprudenza, deve interrompere gli studi a causa della guerra. Partecipa ad azioni della resistenza in Val d'Aosta e nel Canavesano. Nel dopoguerra ha lavorato nella stampa comunista come inviato e corrispondente in diversi paesi del mondo e in particolare in America Latina. Ha partecipato nel 1975 alla nascita del quotidiano "La Repubblica" dove ha lavorato fino al 1985. 

Nel 1984 ha l'idea di fondare a Pieve Santo Stefano un luogo in cui accogliere le scritture autobiografiche degli italiani e pensa subito di creare un concorso per diari.
L'archivio raccoglie 6258  racconti autobiografici, suddivisi in

  • 3955 memorie e autobiografie
  • 1534 diari
  • 475 epistolari

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...