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sabato 15 giugno 2013

Quello che può fare (e non fare) il pensiero: Lisa Park e la mente che muove l'acqua

Quando ho visto il titolo su Repubblica, Lisa muove l'acqua con il pensiero: la perfomance,  ho subito pensato a quanto pubblicato di recente sulla possibilità di guidare un elicotterino con la mente. Però leggendo le poche righe che accompagnano il filmato su Repubblica dell'esibizione di Lisa Park, l'artista in questione che fa muovere l'acqua, sembra che venga utilizzato solo il pensiero per far muovere l'indispensabile liquido, tutt'al più servendosi di "cuffie collegate alle onde cerebrali". Ma non è proprio così. Se uno ha la pazienza di guardarsi il filmato sembra piuttosto evidente che i contenitori dell'acqua sono posti sopra quelli che hanno tutta l'apparenza di altoparlanti. Non sono quindi solo delle "cuffie collegate alle onde cerebrali" come scrivono su Repubblica ma anche altoparlanti e dove sono altoparlanti vi sono onde sonore:
Lisa Park muove l'acqua con la forza del pensiero. "Euonia"[sic], in greco 'bel pensiero', è un progetto in cui l'artista usa la forza della mente. Circondata da piatti piani colmi d'acqua, inizia la meditazione focalizzandosi sulle emozioni che muovo le molecole d'acqua. La tecnologia le dà una mano. Infatti la Park indossa delle cuffie collegate alle onde cerebrali. Diverse le emozioni, diversi i disegni che si formano nell'acqua.[Repubblica cit.]

venerdì 1 giugno 2012

Muovere un robot con la forza del pensiero

Si tratta dell'interfaccia neurale Braingate, costituito da un chip delle dimensioni di un'aspirina con circa un centinaio di elettrodi, impiantato nel cervello  sulla corteccia motoria, e di un decoder che collega il chip a un dispositivo. Fa parte di una sperimentazione clinica per soggetti paraplegici o tetraplegici.
Al soggetto viene chiesto di esercitarsi ad immaginare di muovere gli arti. I circuiti attivati nella corteccia motoria sono poi inseriti come istruzioni specifiche per il movimento di braccia robotiche (in questo caso) o altri dispositivi.
Forse è, allo stesso tempo, più facile e più difficile di quello che crediamo.
Più facile, perchè in fondo gli impulsi che ci permettono di afferrare una bottiglia e bere sono quasi sempre gli stessi, senza che noi ce ne accorgiamo, quindi basta costruire un sistema in grado di distinguere la conformazione spaziale dei circuiti attivati nell'afferrare una bottiglia e farli eseguire ad un robot. Più difficile perchè è come imparare di nuovo a camminare, ad usare la forchetta, la penna, ad andare in bicicletta, tutte quelle cose che abbiamo appreso durante i primi anni di vita, apparentemente in maniera così semplice.
Il lavoro è stato pubblicato su Nature [Hochberg et al. 2012] e gli autori dimostrano che con la forza del pensiero  non è possibile muovere solo un cursore su uno schermo ma anche afferrare oggetti con un braccio robot.
In questa pagina sono disponibili sia l'abstract dell'articolo, del materiale supplementare e 4 video.

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