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mercoledì 4 luglio 2012

Percepiva 800 euro al mese di contributi ma in realtà guadagnava 2 milioni l'anno

Ogni tanto qualche notizia che mette allegria ci vuole (anche se non so a quale assegnare la palma: alla scoperta dell'inghippo o all'inghippo in sè?). Questa, come altre simili, fa parte di quel tipo di ingegnosità italica  che  fa rima con un aumento di costi a carico della collettività, e si basa sul concetto che  non solo evado ma chiedo anche i contributi.
La storia la riassume la Guardia di Finanza di Varese che mette fine ai contributi della cuccagna (e all'evasione): 13,5 milioni di euro evasi, un  reddito di 2 milioni annui sottratto al fisco e 800 euro al mese di contributi a sostegno del nucleo familiare. Potenza dell'autocertificazione, un presidio di civiltà che però in mano a certuni diviene crogiolo di falsità.
Il titolare dell''azienda a conduzione familiare, operante nel settore dell'ingrosso cosmetici nel comune di Cassano Magnago, dichiarava infatti un reddito di 20 mila euro all'anno, mentre in realtà i finanzieri dicono 2 milioni, e per questo motivo aveva fatto richiesta al comune, ottenendoli, di 800 euro di contributi. Ed è proprio questa richiesta che ha insospettito la Guardia di Finanza, facendo partire l'ispezione.
Per intanto 1,2 milioni di multa già versati per gli anni 2006/2008, in attesa di chiarire il resto.

domenica 15 gennaio 2012

Dopo Cortina blitz nella capitale: un filmato della Guardia di Finanza

Ora, non so se sia il caso di intraprendere una caccia alle streghe con questa storia degli scontrini. Ci sta che ogni tanto ci siano queste azioni dimostrative, che qualche centinaio di negozianti rimedi una multa oppure anche che si scoprano violazioni più gravi, per esempio merce contraffatta, ricettazioni e via dicendo.
Ognuno di noi, oltre che osservatore, analista, giudice e sentenziatore è anche consumatore e ognuno di noi può verificare ogni santo giorno se il tal commerciante emette lo scontrino o se il tal artigiano emette la ricevuta fiscale. Dopo di che può anche contare le volte in cui è lui, il consumatore, che magari la ricevuta non la vuole.
Fatto questo piccolo controllo si può passare agli altri controlli: una volta elevata la sanzione il malcapitato negoziante diventa improvvisamente probo oppure, dopo un certo lasso di tempo, torna a fare quello che faceva prima?
E noi, se magari ci è capitato di richiedere l'intervento di un artigiano, al momento del conto, abbiamo preferito pagare il 21% in più pur di avere una ricevuta della quale il più delle volte non sappiamo che farci, o abbiamo preferito risparmiare quel 21%?
Si chiama contrasto di interessi: se ho interesse a richiedere una ricevuta o uno scontrino perchè posso portarli in detrazione dalle tasse, probabilmente riuscirò a controllare il fenomeno dell'evasione fiscale molto meglio di tanti blitz, che magari a volte colpiscono severamente anche chi si dimentica di battere uno scontrino ogni cento.
Intanto, ecco un filmato di questi controlli della GdF pubblicato da RepubblicaTv.


martedì 28 giugno 2011

Il procuratore di Napoli Lepore: "Fuga di notizie da Guardia di Finanza"

Per il procuratore di Napoli Giandomenico Lepore, la fuga di notizie proviene dall'interno del corpo della Guardia di Finanza, secondo le prime indagini. Per questo motivo si è aperto un fascicolo per favoreggiamento. Il procuratore, che ha rilasciato queste dichiarazioni ad Otto e mezzo su La7, ha anche parlato della reazione quasi unanime che ha il corpo politico ogni qual volta vi sia un'indagine su un uomo politico e di come le intercettazioni rimangano uno strumento fondamentale. 

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