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| intestino irritabile fonte drknp.com |
Il trattamento di questa sindrome contempla, in prima battuta, la modifica della dieta e delle abitudini alimentari, l'utilizzo di integratori a base di fibre e, secondariamente, trattamenti psicoterapici e farmaci come antidepressivi triciclici o antispasmodici, in caso di intestino irritabile con diarrea, oppure farmaci agonisti della serotonina di tipo 4 per aumentare la motilità nei casi di intestino irritabile con costipazione [Schoenfeld 2005]. Molto spesso però i pazienti non rispondono a queste terapie, anche per la difficoltà di stabilire parametri di guarigione che non siano la sola autovalutazione.
Un aspetto sovente presente nei pazienti con intestino irritabile è l'alterazione della flora batterica. Uno studio, recentemente apparso sul New England Journal of Medicine [Pimentel et al. 2011], dimostra che l'uso di un antibiotico come la rifaximina migliora le condizioni dei pazienti portando sollievo dalla coorte di sintomi.
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| rifaximina fonte en.wikipedia |
La rifaximina è un antibiotico semisintetico, non sistemico, basato sulla rifamicina. Non sistemico significa che non è assorbito dall'organismo ma che agisce solo su ciò che è presente all'interno del tratto digestivo. Le rifamicine sono una famiglia di antibiotici (rifaximina, rifamicina sv, rifampicina, rifapentina e rifabutina) prodotte sia per via sintetica che da microrganismi come Amycolatopsis mediterranei. L'indicazione principale riguarda patologie come la tubercolosi e la lebbra, per la notevole attività contro i micobatteri. La rifaximina è usata anche nella diarrea del viaggiatore e nell'encefalopatia epatica. Il loro meccanismo d'azione è basato sull'inibizione della trascrizione del DNA batterico in mRNA batterico e quindi sull'interruzione della trasmissione dell'informazione genetica.
Pazienti con diagnosi di intestino irritabile (IBS irritable bowel syndrome) senza costipazione, sono stati suddivisi in due gruppi: uno trattato con 550 mg di rifaximina tre volte al giorno per due settimane, l'altro con un'identica quantità di placebo. Lo studio è stato condotto in doppio cieco, controllato con placebo. La valutazione riguardava un'autovalutazione dei sintomi generali, un'autovalutazione del gonfiore, del dolore addominale e della consistenza delle feci durante le 4 settimane dopo il termine del trattamento.
I risultati hanno confermato che il gruppo che assumeva la rifaximina affermava di provare sollievo sia dai sintomi generali dell'intestino irritabile, in un numero di casi superiore a quelli che assumevano il placebo (40,7% della terapia con rifaximina contro il 31,7% di quelli con placebo, P<0,001), sia nel caso del gonfiore (40,2% contro 30,3%, P<0,001).
La sicurezza dei due trattamenti (rifaximina e placebo) era sovrapponibile, con 10 casi di effetti collaterali seri nel gruppo rifaximina e 15 casi nel gruppo placebo.
Nonostante sia spesso ritenuta una malattia psicosomatica, la sindrome da intestino irritabile è causa di notevoli peggioramenti nella qualità di vita, di perdite di giornate di lavoro e della richiesta di numerose prestazioni sanitarie. E' dunque importante ricercare presidi terapeutici che siano in grado di alleviarne la sintomatologia.
Oltre alle asserite affermazioni dei pazienti altri dati sembrerebbero confermare l'effetto positivo della terapia antibiotica. Si tratta della normalizzazione del Breath-test al lattulosio, test che misura la presenza di batteri nel piccolo intestino. La sostanza ingerita, 13C-lattosio ureide non è assorbita nell'intestino mentre invece è metabolizzata dalle colonie batteriche presenti. Il metabolismo del lattosio ureide da parte dei batteri genera anidride carbonica marcata carbonio-13, la cui comparsa nel respiro indica il tempo di transito oro-cecale, misura della presenza e quantità batterica.
Tre sono le possibili spiegazioni dell'effetto terapeutico della rifaximina che forniscono gli autori
I risultati hanno confermato che il gruppo che assumeva la rifaximina affermava di provare sollievo sia dai sintomi generali dell'intestino irritabile, in un numero di casi superiore a quelli che assumevano il placebo (40,7% della terapia con rifaximina contro il 31,7% di quelli con placebo, P<0,001), sia nel caso del gonfiore (40,2% contro 30,3%, P<0,001).
La sicurezza dei due trattamenti (rifaximina e placebo) era sovrapponibile, con 10 casi di effetti collaterali seri nel gruppo rifaximina e 15 casi nel gruppo placebo.
Nonostante sia spesso ritenuta una malattia psicosomatica, la sindrome da intestino irritabile è causa di notevoli peggioramenti nella qualità di vita, di perdite di giornate di lavoro e della richiesta di numerose prestazioni sanitarie. E' dunque importante ricercare presidi terapeutici che siano in grado di alleviarne la sintomatologia.
Oltre alle asserite affermazioni dei pazienti altri dati sembrerebbero confermare l'effetto positivo della terapia antibiotica. Si tratta della normalizzazione del Breath-test al lattulosio, test che misura la presenza di batteri nel piccolo intestino. La sostanza ingerita, 13C-lattosio ureide non è assorbita nell'intestino mentre invece è metabolizzata dalle colonie batteriche presenti. Il metabolismo del lattosio ureide da parte dei batteri genera anidride carbonica marcata carbonio-13, la cui comparsa nel respiro indica il tempo di transito oro-cecale, misura della presenza e quantità batterica.
Tre sono le possibili spiegazioni dell'effetto terapeutico della rifaximina che forniscono gli autori
- la rifaximina riduce la quantità di batteri all'interno dell'intestino e con ciò si riduce anche la produzione di prodotti batterici che avevano influenza negativa sull'ospite
- la riduzione della flora batterica diminuisce l'impegno locale della mucosa intestinale, come le risposte immunitarie, infiammatorie e così via
- oppure, terza ipotesi, si verificano entrambe le situazioni, diminuzione della carica batterica e minore impegno della mucosa
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Schoenfeld P., Efficacy of current drug therapies in irritable bowel syndrome: what works and does not work, Gastroenterol Clin North Am. 2005 Jun;34(2):319-35, viii.
Mark Pimentel, M.D., Anthony Lembo, M.D., William D. Chey, M.D., Salam Zakko, M.D., Yehuda Ringel, M.D., Jing Yu, Ph.D., Shadreck M. Mareya, Ph.D., Audrey L. Shaw, Ph.D., Enoch Bortey, Ph.D., and William P. Forbes, Rifaximin Therapy for Patients with Irritable Bowel Syndrome without Constipation,
http://www.sciencenews.org/view/generic/id/68422/title/Possible_relief_for_irritable_bowel

