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giovedì 21 marzo 2013

E' morto Pietro Mennea, il signore dei 200 metri

Durante la mia gioventù Pietro Mennea era un mito. Con la sua voglia di correre e il suo record del mondo sui 200 metri piani di 19"72 a Città del Messico, in quel lontano 1979, rappresentava la risposta italiana ai grandi velocisti stranieri e la speranza per un qualsiasi anonimo giovane della provincia di poter riuscire. Il suo record  del mondo resisté fino ai Giochi Olimpici del 1996, quando Michael Johnson lo ritoccò con 19"32. La freccia del sud lo chiamavano, e il suo fu un successo costruito sulla volontà e la determinazione costante, sia dentro che fuori delle piste, di chi poteva mettere non soldi o un fisico possente ma solo l'impegno. Fu grazie a questa costanza e all'orgoglio che riuscì a superare gli ostacoli e raggiungere i suoi obiettivi: dove non arrivava il fisico arrivava la sua forza di volontà.  Queste stesse caratteristiche però non gli furono di aiuto, una volta terminata l'attività agonistica, nel far carriera all'interno del mondo sportivo, sia per i suoi attacchi a federazione e Coni, sia per il suo carattere orgoglioso.  


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