martedì 10 agosto 2010

Aritmetica e cervello #2


In un altro esperimento (Rumbaugh et al. 1987)  a due scimpanzé furono sottoposte le seguenti opzioni tra le quali scegliere: vi erano due vassoi e, sopra ogni vassoio, due piatti con dei cioccolatini. Su un vassoio vi era un piatto con 5 cioccolatini e un altro con 1 (totale 5+1=6), sull’altro vassoio vi era un piatto con 3 cioccolatini e un altro con 4 (totale 3+4=7).
Dicono gli autori che nel 90% dei casi gli scimpanzé scelsero il vassoio con 7 cioccolatini, cioè fecero la somma e confrontarono le due quantità giudicando, correttamente, il totale e non il parziale. Comunque, qualsiasi strategia usassero, erano perfettamente in grado, senza alcun allenamento, di scegliere la quantità più numerosa.
Questa capacità di essere attratti dalla quantità più numerosa è stata oggetto di ricerca di altri autori  (Boysen et al. 1996) i quali hanno cercato di verificare se vi fosse interferenza tra scelta della quantità maggiore e ricompensa inversa. Quando gli scimpanzé (cinque, allenati a contare) sceglievano il gruppo di caramelle più numeroso, i ricercatori davano come ricompensa quello meno numeroso, non scelto. Finchè  si trattava di scegliere, pur conoscendo il modello di ricompensa inverso, tra due mucchietti di caramelle, gli scimpanzé erano invariabilmente attratti da quello più numeroso, ricevendone come ricompensa quello minore. Però, a parità di ricompensa, se invece di due mucchietti di caramelle si sottoponevano dei numeri, gli scimpanzé capivano che dovevano scegliere quello che indicava una cifra più bassa per avere la maggiore quantità di caramelle, e così facevano.
La presenza dell’oggetto desiderato, insieme alla maggiore quantità di quell’oggetto, interferiva dunque con la consapevolezza cognitiva che quella scelta avrebbe portato a una ricompensa inversa, mentre ciò non accadeva con i numeri. Era un incentivo visivo troppo forte che inibiva la consapevolezza che la ricompensa sarebbe stata maggiore con il gruppo più piccolo.
Ora, due sono gli effetti particolarmente importanti che interferiscono con la capacità di eseguire operazioni con i numeri e le quantità: l’effetto distanza e l’effetto grandezza (Dehaene 2000), al quale aggiungerei anche l’effetto incentivo visivo, che interferisce con la comprensione cognitiva della situazione.
L’effetto distanza è quello che si manifesta con la differenza tra due quantità. Gli scimpanzé distinguono perfettamente tra 4 e 9, però, mano a mano che si riduce la distanza tra i due numeri aumentano le difficoltà. Quando la differenza tra i due numeri è di una sola unità, gli scimpanzé rispondono esattamente nei 2/3 dei casi. È sorprendente quindi che gli scimpanzé del primo esperimento siano stati in grado di distinguere così bene tra 6 e 7 (90% dei casi) pur essendo la differenza tra i due numeri minima.
L’effetto grandezza riguarda invece la quantità assoluta. Con l’aumentare delle quantità in gioco diminuisce la capacità di rispondere correttamente. Per esempio, gli scimpanzé non hanno problemi a distinguere 1 da 2, ma già cominciano a compiere alcuni errori tra 2 e 3, che mano a mano aumentano quando si confrontano 3 e 4 oppure 4 e 5 e via dicendo.   Non è tanto e solo  la quantità assoluta a confonderli, perché sono in grado di riconoscere la differenza tra 60 e 55, ma la quantità assoluta associata alla minima differenza (cioè effetto grandezza + effetto distanza): se ci sono due mucchietti uno di 60 e uno di 59 gli scimpanzé fanno molta fatica a distinguerli.
Per ultimo osserviamo l’effetto incentivo visivo. Anche altri lavori (Boysen et al. 2001) dimostrano l’interferenza sulla scelta della presenza fisica dell’oggetto desiderato (e anche della sua dimensione), che in questo caso erano caramelle, nonostante il tipo di ricompensa fosse inversa. Questo effetto, però, non si verificava se la scelta avveniva tra due numeri (numerazione araba), a riprova che cessava l’effetto interferenza e confondimento dell’oggetto reale.



Duane M. Rumbaugh, Sue Savage-Rumbaugh, Mark T. Hegel, Summation in the Chimpanzee (Pan troglodytes), Journal of Experimental Psychology: Animal Behavior Processes, Volume 13, Issue 2, April 1987, Pages 107-115, ISSN 0097-7403.
(http://www.sciencedirect.com/science/article/B6X05-4NDNJ31-1/2/d9a63e8aa6ad426b8c8cd867a04423c4)

Boysen ST, Bernston GG, Hannan MB, Cacioppo JT., Quantity-based interference and symbolic representations in chimpanzees (Pan troglodytes), J Exp Psychol Anim Behav Process. 1996 Jan;22(1):76-86.

Boysen ST, Berntson GG, Mukobi KL., Size matters: impact of item size and quantity on array choice by chimpanzees (Pan troglodytes), J Comp Psychol. 2001 Mar;115(1):106-10.

15 commenti:

  1. weeeeeeeeeeeeee pascucciiiiiiii auoga uogaaaa allora sentito kruder e dorfmeister?

    RispondiElimina
  2. "Però, a parità di ricompensa, se invece di due mucchietti di caramelle si sottoponevano dei numeri, gli scimpanzé capivano che dovevano scegliere quello che indicava una cifra più bassa per avere la maggiore quantità di caramelle, e così facevano."

    Ma numeri espressi in quale modo?

    RispondiElimina
  3. Scusa Dioniso, l'avevo aggiunto solo alla fine: numeri arabi, stampati su cartoncini. In pratica riconoscono il gruppo con il maggior numero di caramelle e non rinunciano a selezionarlo nonostante "sappiano" che la ricompensa sarà l'altro gruppo. Con i numeri arabi la cosa è diversa perchè potrebbero sia riconoscerli (e ci sono prove) oppure semplicemente associare forma e ricompensa. Sta di fatto che con i numeri arabi non c'è interferenza.

    RispondiElimina
  4. Ho capito. Ma come si fa a distinguere tra il riconoscimento delle cifre arabe e l'associzione forma-ricompensa.
    Forse nel senso che riescono ad imparare ad associare una certa cifra alla rispettiva quantità numerica?

    RispondiElimina
  5. E' proprio così Dioniso. Gli scimpanzè possono imparare l'alfabeto, un piccolo vocabolario, e usare le parole del vocabolario anche in sintagmi non codificati prima. Imparano anche a leggere i numeri associandoli alla giusta quantità.

    RispondiElimina
  6. Interessante. Non l'avrei immaginato. Non mi è ben chiaro che cosa significhi "anche in sintagmi non codificati prima", ma forse dovrei leggermi l'articolo per capirlo.
    È impressionante comunque che riescano ad imparare a riconoscere le combinazioni di più di venti simboli.
    Invece per quanto riguarda i numeri sai fino a quante cifre riescono a gestire? Numeri non più grandi di due cifre direi.

    RispondiElimina
  7. Dunque Dioniso, ho citato a memoria e quindi con beneficio d'inventario. Washoe con Fouts, Sheba con la Boysen e così via (guarda anche questo bel filmato qui http://www.moebiusonline.eu/Guardiamo/scimmia.shtml ) sono gli esempi più eclatanti (ce ne sono alcuni altri ma la mia memoria fa le bizze). Attualmente è attestato il riconoscimento di numeri a una cifra. Per quanto riguarda sintagmi non codificati significa che nell'insieme che compone il vocabolario di una scimmia, questa è in grado di formare frasi che non ha mai visto nè sentito, ma di senso compiuto. Per esempio può associare la caratteristica buono a tutto ciò che ritiene "buono" e così via. Sull'alfabeto (ahi la memoria) penso si sia attuato un riconoscimento e non l'utilizzo per formare parole. Fouts a esempio ha usato il linguaggio dei segni americano per insegnare a parlare a Washoe. Una rassegna interessante è qui http://csjarchive.cogsci.rpi.edu/2000v24/i03/p0423p0443/00000031.PDF

    RispondiElimina
  8. Ho guardato i video solo adesso. È già impressionante quello che fa la scimmia nel primo video. Penso che io non riuscirei ad andare così veloce. Ma quello che fa nel secondo è proprio incredibile.
    Quindi sussisterebbe un parallelo tra il tipo di memoria dello scimpanzè e quella dei bambini citata nell'intervista?

    RispondiElimina
  9. Si in effetti quello scimpanzè è impressionante.
    Anche secondo me vi è una relazione inversa tra memoria visiva e funzionalità linguistica, nel senso che la seconda interferisce a livello di "ricostruzione" dell'ambiente con la prima. In cosa consiste questa interferenza? E' come spiegare l'ipotesi di Fermat. Io credo dipenda dalla capacità di ramificarsi del potenziale che sottrae "energia" al compito di memorizzazione. Forse una simile capacità di memorizzare potremmo esprimerla in stato ipnotico, durante il quale molte "micro-coscienze" vengono inibite e l'attenzione è incanalata lungo pochi percorsi privilegiati. (l'ipotesi delle micro-coscienze che sommate compongono lo stato di coscienza generale è mia, e quindi di ridotta credibilità).

    RispondiElimina
  10. Io sono completamente profano in materia quindi uso probabilmente una terminologia totalmente inesatta. E quello che riporto è basato solo su mie esperienze personali.
    Dunquem è abbastanza noto che i bambini, oltre alla forte memoria visiva, posseggano anche... (non so se chiamarla memoria acustica è corretto) una capacità di memorizzare e riprodurre suoni mediamente molto superiore rispetto agli adulti. Riescono infatti a riconoscere e ad apprendere i suoni di più lingue molto velocemente e apparentemente con poco sforzo.
    Mi viene da chiedermi se anche questa capacità sia in qualche modo correlata con l'ipertrofica memoria visiva infantile.

    RispondiElimina
  11. ... a proposito.
    Buon ferragosto!

    RispondiElimina
  12. diciamo Dioniso che la grande capacità di apprendere dei bambini è nota, e riguarda tutti gli aspetti, da quelli più francamente motori a quelli culturali. Come per imparare a camminare imparare a parlare diventa una memoria procedurale. Da cosa dipende? un aspetto riguarda il ruolo del sonno (http://pediatrics.aappublications.org/cgi/content/abstract/102/3/616 Sleep-Disordered Breathing and School Performance in Children). I neonati apprendono anche durante il sonno (Newborn infants learn during sleep http://www.pnas.org/content/107/22/10320.abstract), ma vi devono essere anche altri fattori che voglio riassumere così: i bambini generalmente presentano una curva di apprendimento (sia motoria che linguistica) che parte lentamente e poi conosce un'impennata, durante la quale si formano le competenze normali oppure, con adeguato addestramento, si pongono le basi del campione. Per quanto riguarda l'assimilazione del linguaggio diciamo che vi sono alcuni aspetti facilitanti, tra i quali il ruolo della madre e dei familiari in genere, che usano un linguaggio e una mimica che facilita l'apprendimento. Vi è anche, a parere mio, un minor effetto interferenza dovuto alle conoscenze pregresse: in sostanza il linguaggio si impone all'individuo come la conoscenza per stereotipi al non acculturato. è noto che quest'ultimo ha opinioni coriacee che non mette mai in discussione. allo stesso modo il bambino acquisisce il linguaggio non mettendolo mai in discussione (almeno finchè non si forma un abbozzo di personalità).

    RispondiElimina
  13. Ho guardato i video solo adesso. È già impressionante quello che fa la scimmia nel primo video. Penso che io non riuscirei ad andare così veloce. Ma quello che fa nel secondo è proprio incredibile.
    Quindi sussisterebbe un parallelo tra il tipo di memoria dello scimpanzè e quella dei bambini citata nell'intervista?

    RispondiElimina
  14. diciamo Dioniso che la grande capacità di apprendere dei bambini è nota, e riguarda tutti gli aspetti, da quelli più francamente motori a quelli culturali. Come per imparare a camminare imparare a parlare diventa una memoria procedurale. Da cosa dipende? un aspetto riguarda il ruolo del sonno (http://pediatrics.aappublications.org/cgi/content/abstract/102/3/616 Sleep-Disordered Breathing and School Performance in Children). I neonati apprendono anche durante il sonno (Newborn infants learn during sleep http://www.pnas.org/content/107/22/10320.abstract), ma vi devono essere anche altri fattori che voglio riassumere così: i bambini generalmente presentano una curva di apprendimento (sia motoria che linguistica) che parte lentamente e poi conosce un'impennata, durante la quale si formano le competenze normali oppure, con adeguato addestramento, si pongono le basi del campione. Per quanto riguarda l'assimilazione del linguaggio diciamo che vi sono alcuni aspetti facilitanti, tra i quali il ruolo della madre e dei familiari in genere, che usano un linguaggio e una mimica che facilita l'apprendimento. Vi è anche, a parere mio, un minor effetto interferenza dovuto alle conoscenze pregresse: in sostanza il linguaggio si impone all'individuo come la conoscenza per stereotipi al non acculturato. è noto che quest'ultimo ha opinioni coriacee che non mette mai in discussione. allo stesso modo il bambino acquisisce il linguaggio non mettendolo mai in discussione (almeno finchè non si forma un abbozzo di personalità).

    RispondiElimina
  15. Dunque Dioniso, ho citato a memoria e quindi con beneficio d'inventario. Washoe con Fouts, Sheba con la Boysen e così via (guarda anche questo bel filmato qui http://www.moebiusonline.eu/Guardiamo/scimmia.shtml ) sono gli esempi più eclatanti (ce ne sono alcuni altri ma la mia memoria fa le bizze). Attualmente è attestato il riconoscimento di numeri a una cifra. Per quanto riguarda sintagmi non codificati significa che nell'insieme che compone il vocabolario di una scimmia, questa è in grado di formare frasi che non ha mai visto nè sentito, ma di senso compiuto. Per esempio può associare la caratteristica buono a tutto ciò che ritiene "buono" e così via. Sull'alfabeto (ahi la memoria) penso si sia attuato un riconoscimento e non l'utilizzo per formare parole. Fouts a esempio ha usato il linguaggio dei segni americano per insegnare a parlare a Washoe. Una rassegna interessante è qui http://csjarchive.cogsci.rpi.edu/2000v24/i03/p0423p0443/00000031.PDF

    RispondiElimina

Come si dice, i commenti sono benvenuti, possibilmente senza sproloqui e senza insultare nessuno e senza fare marketing. Puoi mettere un link, non a siti di spam o phishing, o pubblicitari, o cose simili, ma non deve essere un collegamento attivo, altrimenti il commento verrà rimosso. Grazie.

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...