domenica 30 maggio 2010

Delusioni e illusioni: la sostanza impalpabile della felicità

Esiste un meccanismo di difesa dalle delusioni che fa si che noi ci tuteliamo dalle frustrazioni modificando le aspettative nei riguardi di un fenomeno.
Per esempio. Per continuare a credere in Dio occorre porre il soddisfacimento atteso al di là di un periodo di tempo verificabile, in modo da non disilludere la nostra aspettativa e continuare a vivere cullandosi in questa speranza.
Però, nei confronti di fenomeni la cui legittima aspettativa ricade all'interno della nostra esistenza in vita, come ci difendiamo dal pericolo della delusione?
Un modo è: non nutrire aspettative. In questa maniera, dovessero arrivare delle cose inaspettate (ma in realtà aspettate) ne avremmo un godimento, ma allo stesso tempo saremmo "garantiti" dal soffrire un'amarezza, cosa notoriamente non facilmente compensabile da un altrettanto intensa felicità.
Un altro modo è: siccome però nessuno rinuncia volentieri alle proprie speranze, si può sempre scaricare su qualcun altro la responsabilità della mancata realizzazione dell'aspettativa, trovando così un responsabile diverso dal legittimo autore che può continuare a essere un nostro riferimento.

8 commenti:

  1. Sia l'uno che l'altro modo non sono facili da attuare, Pa, pur essendo due valide alternative. Io proprio non ci riesco a non nutrire aspettative in qualcuno su cui investo oppure a scaricare su qualcun'altro la responsabilità della disillusa aspettativa.

    Che famo, allora? Cianuro, arma bianca e non...o cosa?

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  2. Errata corrige: leggi "qualcun altro". Sto con il pc superlento che mi fa scappare apostrofi, accenti e altro non desiderato...

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  3. Credo sia facile attribuire ad altri la colpa dei propri fallimenti ,ma non credo serva a molto la sorta di contentino che ne deriva ...secondo me !!!
    il volare basso è gia piu' efficace ,ma molto dipende da come si è caratterialmente e dalle "mazzate" che si prendono ,credo comunque che l'indole di base si possa solo smussare un po'. alla fine ,se si è portati ad ambire un qualcosa ,la vedo difficile cambiare .
    Secono me non ci sono tattiche per non restare delusi ,forse si puo' provare ad impegnarsi di piu' per arrivare alla meta...dico forse !!!
    Poi è ovvio che se mi metto in testa di trovare il principe azzurro delle favole ...beh!!! li non ci vogliono strategie ,li ci vuole la neuro !!!! ahahahahahaahhaahhaha


    ciao pascuccettino bello
    buona domenica ^__^
    bacio
    non ti azzardare a ricambiare sa !!!! :))))

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  4. ti auguro una felice e palpabile domenica :)

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  5. Bè Anna, vedila così: una stabilità instabile. E la cosa è piuttosto interessante. vedi me, per esempio, nonostante le mazzate, come dicono più sotto, continuo a sperare di aver qualcosa da dire...
    L'alternativa, per alcuni, è anche quella che tu ventili. Un'altra è quella di distribuire speranze e cinismo a seconda delle occasioni.
    Però questa è una risposta di comodo, bisogna capirne il meccanismo.

    Una donna, è esperienza comune che se da qualcosa ti aspetti molto poi rimani deluso da questa tua stessa aspettativa, perchè la realtà è meno sottomessa ai tuoi desideri.
    Vedi i sogni, quelli a occhi aperti, le cose lì filano sempre lisce o quasi.
    Pure, è solo la realtà che riesce a fornire sia delusioni che compensi così intensi.
    "azzardare a ricambiare" cossa avrà voluto dire??

    Grazie Fiore per l'innovativo augurio!

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  6. E se non ti aspetti nulla o poco piu' di nulla non ti senti privo di stimoli ???

    Cosa avra' voluto dire ??? mistero !!!!

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  7. Trovo che la prima opzione sia molto Buddhista: non desidero = non soffro

    mentre la seconda molto cristiana: fallisco = colpa del diavolo!

    Cheers

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  8. C'è anche quello, Matteo, ma non è solo quello. Penso infatti più al cinismo, come difesa dalla disillusione, che a una pratica tipo quella buddista, che sempre pare incentrata a quello scopo. La seconda, si del diavolo come dici tu, ma il diavolo, di volta in volta, sono gli altri. pensiamo solo alla nostra vita, e a quante volte diciamo: ma tu non mi avevi detto, ma tu non avevi fatto, per giustificare un nostro errore.

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