Pure se con facilità ho parlato di mondi reali e immaginari, non è così semplice stabilirne confini e capacità di influenzarsi l’un l’altro. Soprattutto quando si fa riferimento alla mente umana. Siccome sono ben lontano dal formulare una teoria coerente che abbia una parvenza di credibilità, mi limito ad un’esposizione discorsiva, con l’unica velleità di verificare se vi sono spunti per approfondire l’ argomento.
Il tema della suddivisione in mondi o insiemi di competenza è antico, così come tutti i tentativi che facciamo di circoscrivere, delimitare, confinare o etichettare. Non ci accontentiamo di un ragionamento fumoso, vogliamo che risponda prima di tutto alle regole del buon senso (in sostanza, che non sia strampalato), secondariamente che non faccia a pugni con la logica e le conoscenze già acquisite e infine, molto meglio, se è possibile formularne una descrizione formale in linguaggio matematico.
Il fatto è che vi sono delle obiettive difficoltà a definire il reale. Se il reale è tutto ciò che è, allora, con tutta probabilità, quando una fantasia è, cioè esiste, è reale. È fantastica, cioè esiste solo in una mente di un umano, ma comunque è.
In questo modo è difficile tracciare quei confini di cui si diceva sopra.
Non esiste niente che non abbia un nome, che non sia misurabile o concepibile che noi possiamo rappresentarci. Pure Dio è confinato e delimitato, in questo senso, tanto è vero che spesso si scorgono delle incoerenze nelle ipotesi che lo sostengono e chi non si lascia influenzare da queste incoerenze è perché usa il cuore e non la ragione.
Quest’obbligo di porre un limite è un qualcosa al quale non si può rinunciare facilmente. È per questo motivo che occorrerà soprassedere a qualche arrotondamento necessario, allo scopo di riuscire a sintetizzare qualcosa da tutto questo scavare.
Definiamo dunque i mondi rispetto agli umani. Se penso alla mia vita (e ognuno di voi è pregato, gentilmente, di pensare alla propria) so distinguere benissimo cos’è reale da cos’è immaginario. E so anche benissimo che molte cose che ritengo reali, sono immaginarie.
Arrivati a questo punto occorre stabilire una volta per tutte se un semplice pensiero che ci passa per la testa è una cosa reale oppure è immaginaria. Il pensiero potrebbe essere in relazione con un’esperienza, per esempio un collega che non ci saluta, e il pensiero potrebbe essere del tipo: ma che succede a *? Perché non mi saluta? seguito magari da alcune illazioni (a vostra scelta).
Se il saluto mancato di * è reale, è reale anche il pensiero sul mancato saluto: e le illazioni, quelle, come sono, reali o immaginarie? Vedete che non è facile decidere?
Però, se avete fatto caso alla domanda, avrete visto che ho usato il termine decidere. Allora, se io ribaltassi le carte in tavola e dicessi: tutto quello su cui non è facile decidere è reale e tutto quello su cui è facile decidere è immaginario, che direste?
Secondo questa ipotesi la domanda “e le illazioni, quelle, come sono, reali o immaginarie?” essendo una domanda di non facile decisione è reale. Infatti la domanda è reale, è perfettamente reale. Una possibile conseguenza, inoltre, è che se rispondiamo si, sono reali o si, sono immaginarie, le illazioni diventano ipso facto immaginarie.
C’è il rischio che la gente smetta di leggere e se ne vada.
Aspettate, che c’è un continuo. L’idea è questa: la fantasia, essendo un parto del soggetto, è già pensata e sviluppata così come la vogliamo, non ha bisogno di decisioni, perciò è facile decidere perché c’è solo un’opzione. Ecco che improvvisamente un consistente numero di accademici presenta la mia candidatura al premio Nobel, candidatura che viene accolta dalla Commissione che tutta felice me la comunica con le seguenti parole “la Signoria Vostra è pregata di ritirare il premio Nobel…”.
Segue lo scrosciare degli applausi.
Ecco, in questa situazione, per me ci troviamo in un mondo immaginario, e quindi si tratta di pensieri immaginari, perché non c’è bisogno di decidere o meglio: la decisione è facilissima perché c’è solo un’opzione, vado, ritiro, ritorno.
Sentite adesso questo: mi scrive veramente la Regia Commissione per dirmi che bla bla bla ho vinto il Nobel e bla bla bla. La gioia è grande, non ve la potete immaginare (ah-ha) e saltellando come un grillo la comunico a destra e a manca eccetera eccetera. Poi cominciano a venirmi alcuni pensieri: cosa scrivo per la consegna del premio? Sarò all’altezza di fronte a quel pubblico di insigni accademici? M’impapocchierò quando sarà ora di tenere il mio discorso?
Ora, abbiate la compiacenza di verificare se questi pensieri sono soggetti a presa di decisione e se presentano più opzioni di scelta. Secondo me si. Per la mia definizione di sopra sono quindi pensieri reali.
Dunque, tutto chiaro allora. I pensieri che riguardano le possibili opzioni rispetto a scelte o azioni da compiere realmente, sono reali, mentre i pensieri che riguardano variazioni non legate direttamente a effettive opzioni o azioni di eventi reali, ma a realtà alternative, allora quelli sono immaginari.
Più sopra, quando scrivevo ah-ha tra parentesi, e dicevo “non ve la potete immaginare” dicevo qualcosa di sensato oppure no? Perché una cosa è difficile da immaginare? Se continuo a prestare fede all’ipotesi formulata allora tutto quello che non immagino è reale, perché sottoposto al dilemma della scelta. Quale scelta? Se io dico: non ti puoi immaginare la mia gioia! Ebbene, forse per il solo fatto di averla detta, questa frase, essa è reale, qualsiasi cosa avessi voluto dire, ma se l’avessi solo pensata, sarebbe stato un pensiero reale o immaginario? Io penso che sarebbe stato reale, per l’effettiva difficoltà di decidere, da parte di un eventuale interlocutore, il livello di gioia per sperimentare la stessa che prova chi pensa la frase.
In conclusione, ritengo si possa definire immaginario il mondo della fantasia nel quale non si devono prendere decisioni. Questo mondo, definito B nel post precedente, è effimero e volatile, esiste contemporaneamente al mondo A (che, del resto, esiste sempre) e quando diventa soggetto alla decisione multipla significa che è collassato nel reale. Si noti, inoltre, che pur essendo il mondo B contenuto nel mondo A non ne è un sottoinsieme. Almeno credo, visto che con la fantasia possiamo violare le leggi della natura come niente fosse, pur non potendo rinunciare ad essere vivi (e dunque nel mondo A) per poter avere ancora fantasie.
Cosa ci riserverà il futuro, cose certe o incerte?...
(Si consideri, che, insieme a una qualsiasi domanda tipo “non ve la potete immaginare” esiste un retroterra di pensieri non espressi in parole che sostiene il concetto espresso nella domanda. È a questo insieme che si fa riferimento quando si dice pensieri immaginari o pensieri reali, e la decisione, spesso, la prendiamo senza nemmeno saperlo, inizialmente).
P.S. Per gli amanti della letteratura cito un autore a me molto caro, Raymond Queneau e il suo Suburbio e fuga, dove uno scontento Jacques l'Aumone immagina di vivere mille vite. Strepitoso e perfettamente centrato sul tema.