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Due comunicati ufficiali, uno delle Nazioni Unite e uno dell'Unicef, denunciano il massacro perpetrato in Siria, nella città di Homs, ai danni di civili tra cui donne e bambini. Oltre, chiaramente, tutta la stampa mondiale. I corpi delle vittime ritrovati presentavano segni di tortura. Molti cadaveri avevano la gola tagliata.
Non si fermano le violenze in Siria. Il veto della Russia impedisce che l'Onu adotti una risoluzione per riportare la pace nella regione, risoluzione che possa prevedere anche l'intervento armato, similmente a quello che è successo con la Libia. In questa condizione di disparità di forze, l'esercito e la polizia siriani possono continuare a compiere orrendi massacri, anche se l'attribuzione di quello di Homs non è certa.
Il sottosegretario agli Affari umanitari delle Nazioni Unite Valerie Amos, di ritorno da una visita in Siria la settimana scorsa, chiede con forza che si raggiunga un accordo per consentire alle organizzazioni di avere libero accesso nel paese, per valutare le esigenze umanitarie della popolazione.
"C'è un'assoluta necessità di curare i feriti e fornire tutti quei materiali di consumo strettamente necessari senza far correre rischi ai soccorritori" afferma. In più, chiede di sapere che fine abbiano fatto i 50 o 60 mila abitanti del quartiere Baba Amr di Homs, fuggiti in seguito alla devastazione dell'area.
