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martedì 17 settembre 2013

Rapporto ONU: in Siria sono state usate armi chimiche. Il testo

Come si prevedeva il Rapporto dell'ONU mostra che a Damasco sono state utilizzate armi chimiche, anche se ancora non è chiaro chi le abbia usate. Così dichiara il segretario Ban ki-moon in conferenza stampa. Nei frammenti dei razzi terra-aria usati, nei campioni ambientali, nei reperti biologici raccolti è stata rilevata la presenza del gas nervino Sarin.
Di seguito il Rapporto degli ispettori ONU che hanno condotto le indagini in Siria, qui il comunicato stampa di Ban ki-moon. Che però in Siria non siano illegali solo gli attacchi non convenzionali  lo dichiarano i membri di questa commissione delle Nazioni Unite, che evidenziano come anche armi convenzionali siano state usate in maniera illegale: qui il loro comunicato.

mercoledì 11 settembre 2013

Il racconto di Domenico Quirico a Ballarò: non voglio che la prigionia mi trasformi in una persona peggiore

Ma chi sono i ribelli siriani? Quelli che combattono contro il regime di Assad sono gli stessi che hanno rapito Domenico Quirico e Pier Piccinin? O la primavera siriana, come racconta Quirico, si è persa ed è subentrato il caos, un paese caduto in mano a comuni delinquenti in cui la rivoluzione  è scomparsa, sostituita dall'avidità? 
Il racconto di Quirico a Ballarò è lucido  e coinvolgente, in questo viaggio nella malvagità. Egli appare più che altro stupito di trovarsi di fronte qualcuno interessato solo ai soldi del suo riscatto e che, oltre a non avere nessuna velleità rivoluzionaria, ha pure smarrito la strada di un minimo di solidarietà umana. La guerra, dice Quirico, ha indurito i cuori anche di vecchi e bambini: ciò che impediva loro di ucciderci era solo l'avidità del riscatto, anche se questo non  gli ha risparmiato torture e maltrattamenti. 
Odia i suoi sequestratori? chiede infine Floris. No, perchè non voglio che questa  esperienza tremenda mi trasformi in una persona peggiore di quello che ero prima: non posso permettere che il male dei sequestratori vinca cambiando la mia natura.
Sono senz'altro belle parole, probabilmente vicine al vero, ma altrettanto vero è che queste sono esperienze che lasciano un segno indelebile, dalle quali non sarà facile  riemergere. L'operazione che fa Quirico, di trarne comunque un insegnamento senza far venir fuori la parte peggiore di sè, riassume in piccolo la lotta della civiltà contro la barbarie, cioè tutti quei casi nei quali l'umanità cerca di prevalere sulla disumanità. Se invece si fa vincere la propria disumanità, in risposta a quella altrui, alla fine è comunque una sconfitta. 

lunedì 9 settembre 2013

Liberato Quirico: "Siria, una rivoluzione tradita?"

"E' come se fossi vissuto per cinque mesi su Marte e ho scoperto che i marziani sono molto malvagi e cattivi". E' racchiuso in queste prime parole di Domenico Quirico, fresco di liberazione da quella Siria al centro dell'attenzione dei media, lo spunto per una riflessione più profonda sul ruolo della comunità internazionale nel conflitto e sulle cose da fare affinchè, tra quelle che potrebbero essere due opposte dittature, non ci rimettano sempre i civili incolpevoli. 




sabato 7 settembre 2013

Armi chimiche e Siria in un rapporto internazionale del SIPRI

Il 23 luglio del 2012 il Ministro degli esteri siriano dichiarava che la Siria possedeva delle scorte di armi chimiche da usarsi solo in caso di aggressione [vedi più avanti riferimento SIPRI].  Nonostante il tentativo di recuperare a questa incauta dichiarazione già il giorno seguente, le affermazioni lasciavano un senso di inquietudine e preoccupazione nella comunità internazionale, alimentato dalla difesa d'ufficio russa, grande fornitore di armamenti della Siria.
In questa immagine tratta da Wikipedia si possono osservare quali altri paesi (in azzurro) siano in possesso di depositi di armi chimiche, mentre in blu sono segnati quelli che fanno parte della Chemical Weapons Convention.

martedì 3 settembre 2013

Siria e armi chimiche: in attesa delle analisi dei campioni raccolti dagli ispettori ONU

Fra qualche giorno dovremmo sapere se a Damasco sono state usate armi chimiche. Ma una volta che il risultato delle analisi indicasse che sono state usate, a chi addossarne la colpa, alle forze governative o all'opposizione?
Il team di ispettori delle Nazioni Unite è arrivato a Damasco il 18 agosto e lì, in accordo con le autorità siriane, ha iniziato l'ispezione di tutte le aree in  cui si sospetta siano state adoperate armi chimiche.  Nel corso della missione ha raccolto reperti biologici e ambientali  e ha  anche parlato con medici e presunte vittime degli attacchi chimici. 
Sono 189 i paesi che aderiscono alla convenzione sulle armi chimiche. Per quei paesi come la Siria che non vi hanno aderito sono previste speciali procedure di verifica.

mercoledì 28 agosto 2013

Guerra in Siria: comunicazioni della Ministra Bonino in Commissione Esteri

Ecco l'intervento della Ministra per gli Affari Esteri Emma Bonino alle Commissioni Esteri congiunte di Camera e Senato. Per chi volesse, in questa pagina su Radio Radicale è possibile  vedere i singoli interventi.

lunedì 27 agosto 2012

Al cuore della rivolta siriana: un video reportage

E' da Homs, cuore della rivolta siriana, la città dove più forte è la repressione del potere, come spiegano su Geopolix di France Tv, che provengono questi filmati. A girarli Caroline Poiron, entrata in Siria clandestinamente, e disponibili ora in questa mappa su France Tv.
Purtroppo, come già notato, quando gli occidentali non possono (o non vogliono) intervenire con la forza, i conflitti rischiano di degenerare in lunghe e sanguinose battaglie, che forse alla fine fanno più morti dei tanto criticati interventi armati di forze esterne.



[via Internazionale.it]








http://www.francetv.fr/geopolis/homs-au-coeur-de-la-revolte-syrienne/#/carte

sabato 23 giugno 2012

The blood of Syria, il sangue della Siria, un reportage fotografico

Un video di fotografie e suoni, del fotografo Alessio Romenzi, sull'insanguinata primavera araba della Siria, una primavera destinata a durare a lungo. Su Internazionale.it, dal quale ho tratto il video, ricordano che Romenzi è entrato in maniera illegale in Siria, rischiando la sua vita, per testimoniare ciò che avviene in quel paese. Gli scontri, le rappresaglie governative, i bombardamenti, le torture, i morti innocenti. Il tragico esperimento continua...


domenica 17 giugno 2012

"Esperimento" Siria: il non-interventismo fa più morti dell'interventismo?

E' chiaro che non c'è la riprova. L'unico confronto che si può fare è con la Libia. Altra situazione, altri territori, altri militari, dunque realtà non sovrapponibili  però, qualche paragone lo si può fare. E' il macabro o tragico "esperimento" di cui avevo iniziato a parlare qui.
A suo tempo, contro l'intervento delle forze di coalizione in Libia se ne dissero di tutti i colori. Ecco alcuni esempi, tra i tantissimi che vi furono, di ferma opposizione all'intervento armato:

Si disse che l'intervento della coalizione in favore delle forze ribelli fosse stato promosso perchè ad alcune grandi potenze interessava il petrolio. E' altresì noto che alcuni elementi pragmatici, che potremmo chiamare business, sono molto più in grado di promuovere un intervento di altri elementi meno pragmatici, che chiameremo questioni di principio. Ma, al di là del fattore motivante, ci interessa sapere, o almeno a me interessa sapere, se l'intervento esterno limita il numero delle vittime o no.
Da qui l'eccezionalità degli accadimenti quasi contemporanei: la primavera araba ha investito tutto il medio oriente; in alcuni casi le cose si sono risolte spontaneamente (ma poi si sono complicate di nuovo, vedi Egitto), oppure si sono risolte con l'aiuto esterno, vedi Libia, oppure sono ancora in corso, vedi Siria.

martedì 8 maggio 2012

Governo: autorizzati osservatori italiani in Siria

Il Consiglio dei Ministri di questo pomeriggio ha autorizzato l'invio da parte dell'Italia di osservatori delle Nazioni Unite in Siria, una missione di pace composta da militari italiani disarmati in quello che potremo definire l'ambito fissato dalle due risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'Onu, la 2042 e la 2043.
Si tratterà di una missione composta di 17 militari, dei quali già 5 dalla prossima settimana saranno in territorio siriano.
Ne dà comunicazione il sito del Governo: Autorizzata missione di pace di militari italiani in Siria.






imagecredit ilmegafonoquotidiano.globalist.it

martedì 20 marzo 2012

Siria e Russia: le armi e il possibile conflitto di interesse dietro il veto

Sull'Egypt Independent si leggeva ieri questa notizia: la Siria nel periodo 2007-2011 ha importato 6 volte più armi che nei 5 anni precedenti. E la Russia ha fornito il 78% di queste armi.
Il Rapporto proviene dal Sipri che evidenzia anche un'altra anomalia: nonostante l'embargo, infatti, la Russia continua a fornire armi al regime siriano. Tra gli armamenti forniti alla Siria risultano dei lancia missili terra-aria, 36 Pantsir-S1 e 2 Buk-M2E, sistemi di difesa missilistica costieri, 2 Bastion-P e aerei da combattimento e da addestramento 24 MiG-29M2 e 36 Yak-130.
Risulta allora comprensibile il possibile conflitto di interessi russo nei confronti di un cessate il fuoco, con indizione di nuove elezioni ed eventuale cambio di governo, tutte ipotesi certamente in contrasto con l'attuale fornitura di armi.
E dunque si spiegherebbe il veto opposto dalla Russia alle 2 risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'Onu.

lunedì 19 marzo 2012

Amnesty: torture sistematiche in Siria

Un Rapporto di Amnesty International, basato su dichiarazioni di prigionieri siriani fuggiti in Giordania dalle prigioni della Siria,  e confermato in parte dal rapporto della Lega Araba, unica organizzazione a poter entrare nel paese, parla  di torture sistematiche (31 metodi di tortura) adottate nei confronti dei protestatari siriani sia dai militari siriani che dalle forze filo governative.
"L'esperienza fatta dalle tante persone arrestate nel corso dell'ultimo anno è ora molto simile a quella fatta dai prigionieri sotto l'ex presidente Hafez al-Assad: un incubo di torture sistematiche" - ha dichiarato Ann Harrison, vicedirettrice ad interim del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International. "Le testimonianze che abbiamo ascoltato descrivono dall'interno un sistema di detenzione e interrogatori che, a un anno dall'inizio delle proteste, ha il principale obiettivo di degradare, umiliare e mettere a tacere col terrore le vittime". [fonte Amnesty]
Il rapporto si intitola Volevo morire: parlano i sopravvissuti alla tortura in Siria e quello che riferiscono i sopravvissuti è impressionante.
 ‘I was beaten with cables, especially on my head, and told to kneel before a picture of Bashar al-Assad.’
"Sono stato colpito con dei cavi, specialmente alla testa, e mi è stato detto di inginocchiarmi davanti a un'immagine di Assad".
 Così racconta un detenuto delle carceri siriane scappato. Alcune delle 31 forme di tortura e maltrattamenti riferiti dai sopravvissuti prevedevano

mercoledì 14 marzo 2012

Inferno Siria: il massacro di Homs. Comunicato delle Nazioni Unite

imagecredit it-euronews.com
Due comunicati ufficiali, uno delle Nazioni Unite e uno dell'Unicef, denunciano  il massacro perpetrato in Siria, nella città di Homs, ai danni di civili tra cui donne e bambini. Oltre, chiaramente, tutta la stampa mondiale. I corpi delle vittime ritrovati presentavano segni di tortura. Molti cadaveri avevano la gola tagliata.
Non si fermano le violenze in Siria. Il veto della Russia impedisce che l'Onu adotti una risoluzione per riportare la pace nella regione, risoluzione che possa prevedere anche l'intervento armato, similmente a quello che è successo con la Libia. In questa condizione di disparità di  forze, l'esercito e la polizia siriani  possono continuare a compiere orrendi massacri, anche se l'attribuzione di quello di Homs non è certa.
Il sottosegretario agli Affari umanitari delle Nazioni Unite Valerie Amos, di ritorno da una visita in Siria la settimana scorsa, chiede con forza che si raggiunga un accordo per consentire alle organizzazioni di avere libero accesso nel paese, per valutare le esigenze umanitarie della popolazione.
"C'è un'assoluta necessità di curare i feriti e fornire tutti quei materiali di consumo strettamente necessari senza far correre rischi ai soccorritori" afferma. In più, chiede di sapere che fine abbiano fatto i 50 o 60 mila abitanti del quartiere Baba Amr di Homs, fuggiti in seguito alla devastazione dell'area.

sabato 25 febbraio 2012

Siria: fermiamo il massacro. Confronto delle vittime tra Libia e Siria

imagecredit bighaber.com
Può sembrare una inutile e macabra contabilità quella di verificare il numero delle vittime in una guerra civile  o in un conflitto, ma a volte non lo è. 
In altre occasioni mi ero chiesto se i tanto spesso vituperati interventi delle forze ONU per risolvere un conflitto fossero auspicabili o deleteri. Un esempio, purtroppo, l'abbiamo davanti agli occhi: Libia e Siria sono (o sono stati) due tragici esperimenti in corso. In Libia, le forze di coalizione hanno portato alla risoluzione del conflitto, anche se dopo aspri combattimenti e un numero elevato di vittime (circa 20.000, ne parlo qui su fonte Telegraph); in Siria invece, l'assenza di intervento armato esterno ha lasciato le popolazioni civili alla mercé delle forze governative. Qual è il risultato? Circa 9.000 vittime, secondo en.wikipedia che riporta fonti siriane e un numero variabile tra 3.900 e 8.500 secondo alcune fonti internazionali (7000 per l'ONU) e siriane, sempre su en.wikipedia.
Per completare l'opera, aggiungo che vi sono stati almeno 15.000 feriti e circa 100.000 persone arrestate, sempre secondo la stessa fonte, a tutto il 23 febbraio di quest'anno.
Infine, ricordo che la sollevazione popolare in Siria è iniziata nel gennaio 2011 e che ancora non è dato intravedere una soluzione del conflitto. Certo, alla macabra contabilità dei morti, il non intervento armato dell'ONU in Siria sembra aver  prodotto meno vittime rispetto a quanto accaduto in Libia (con tutta la cautela possibile di queste stime); c'è però da considerare che  non è visibile una risoluzione del conflitto a breve,  su quali basi avverrà e perciò non è dato sapere quante vittime ancora ci saranno.

venerdì 16 dicembre 2011

Siria: apertura della Russia per la fine del conflitto

La Russia, che in ottobre aveva posto il veto al piano europeo per la Siria, rivede leggermente le sue posizioni e auspica la fine del conflitto e l'adozione delle riforme da parte del governo di Damasco, attraverso un maggiore intervento della Lega araba.  Intanto, ancora non si riesce a capire se sia meglio (per le popolazioni) l'intervento di forze di coalizione, come in Libia, o la sola pressione diplomatica come in Siria.

Siria: proposta russa all'Onu per la fine delle... di euronews-it

sabato 20 agosto 2011

Libia e Siria. Tra interventismo ed embargo, due realtà a confronto

C'è un tragico esperimento politico in atto tra due realtà drammatiche dei nostri tempi: Libia e Siria. La primavera araba, questo fenomeno (quasi) spontaneo e casuale che ha percorso tutto il Maghreb come una ventata di libertà ha prodotto due reazioni diverse da parte della comunità internazionale: intervento armato sotto egida Onu in Libia e semplice lavorio diplomatico, eventualmente associato all'embargo, in Siria. La differenza tra questi due atteggiamenti si chiama Russia. In un caso (Libia) non ha posto il veto, nell'altro (Siria) si.
In un articolo precedente ipotizzavo che questo fosse una specie di tragico esperimento per provare a dirimere un'annosa questione, se cioè un intervento armato esterno in caso di guerra civile, esitasse in una risoluzione più veloce del conflitto e/o in un numero inferiore di vittime. Utilizzando dati non ufficiali ma forniti da inviati e organizzazioni varie presenti sul posto ho provato a verificare  quale dei due atteggiamenti fosse da preferire, nell'ottica sopra specificata, e cioè di ridurre sia la durata che le vittime di un conflitto. Ecco i sommari risultati.

credit bbc.co.uk
Libia.
Il 15 febbraio 2011 scoppiano le prime proteste pacifiche in Libia alle quali però il leader libico Muammar Gheddafi risponde facendo intervenire le forze armate. Questo risposta dà inizio a una vera e propria sollevazione popolare che porta alla creazione di un governo transitorio, il National Transitional Council (NTC), a Benghasi. Il 19 marzo, su risoluzione dell'Onu, le forze alleate entrano nel conflitto a fianco dei rivoltosi. La battaglia continua ancora.
Vittime: in totale si stima che ci siano state dall'inizio del conflitto ad oggi (20 agosto 2011), considerando entrambi gli schieramenti (tra oppositori e fedeli al regime, civili inclusi), circa 20 mila vittime (fonte The Telegraph su conferenza stampa di un membro del NTC). E' disponibile un altro elenco da fonti varie il cui totale è però inferiore:
  • dai 2800 ai 3500 morti tra gli oppositori
  • dai 1500 ai 3100 dispersi tra gli oppositori 
  • più di 1000 feriti sempre tra gli oppositori
  • dai 1500 ai 1800 morti tra i soldati fedeli al regime [1]


credit dailymail.co.uk
Siria.
Anche qui, sulla scia di quanto stava avvenendo in Tunisia ed  Egitto, il 26 gennaio 2011 iniziano le prime manifestazioni contro il governo, sfociate in una rivolta il 15 marzo. Solo che in questo caso la rivolta ha mantenuto sempre le caratteristiche di una protesta popolare più che di un vero e proprio conflitto armato da guerra civile. Infatti, l'uso delle armi si è avuto quasi esclusivamente da parte delle forze governative e da parte dell'opposizione opportunistica di alcune forze islamiche.
Vittime. 

  • da 1800 a 2200 civili morti 
  • da 400 a 500 forze di sicurezza (governative) uccise
  • migliaia di dimostranti feriti
  • da 1300 a 1800 forze di sicurezza ferite
  • più di 12.500 persone arrestate [2]
 Il macabro confronto deve però tenere conto di questo fatto: in Siria, la maggior parte dei civili che protesta è disarmato, infatti il numero di morti tra le forze di sicurezza viene imputato per lo più a formazioni islamiche e ad alcune frazioni armate dei rivoltosi. 


Certo, una semplice conta dei morti, pur utilizzando le stime più basse, sembra assegnare al conflitto libico la maggior quantità di vittime. Forse si deve anche al fatto di come si è sviluppato il conflitto nei due paesi: più come guerra civile in Libia, con la conquista di alcune città e zone di influenza, più come mera protesta popolare in Siria. Ragionando in questi termini appare quindi ben più brutale la situazione in Siria, anche per la disparità di vittime tra manifestanti e forze governative. Non è dunque semplice stabilire se sia desiderabile o meno un intervento armato esterno durante il corso di un conflitto interno. E questo non è certo un bene.

Una cronologia interattiva di ottimo livello riguardante tutta la primavera araba è quella fornita dal Guardian.





 Fonti
[1] 2011 Libyan civil war
[2] 2011 Syrian uprising

sabato 16 luglio 2011

Inside Syria: un documentario

Alexander Christie-Miller è l'autore di questo reportage dall'inferno siriano, uno degli ultimi paesi attraversati dalla primavera araba dal quale, similmente a quello che succede in un buco nero, nessuna informazione esce. E' quindi drammaticamente importante questo reportage che, nello specifico, riguarda l'assedio di  Jisr al Shughour e l'esodo di migliaia di siriani al confine con la Turchia. Il documentario è su quei luoghi, su quell'esodo. Via Internazionale.




giovedì 28 aprile 2011

Libia e Siria: un tragico esperimento

Per una triste casualità della storia ci troviamo contemporaneamente di fronte a due situazioni uguali nei confronti delle  quali si sono adottate due soluzioni diverse: intervento armato in Libia, intervento diplomatico in Siria.
Forse, dall'esito delle due situazioni, certo non paragonabili al cento per cento, si potrà verificare quale delle due strategie, quelle che genericamente potremmo definire pacifista e guerrafondaia, è la migliore.
In Libia, una risoluzione dell'Onu permette l'intervento armato, seppure momentaneamente solo con bombardamenti e non con truppe di terra, per impedire il massacro dei civili. In seguito però, è stata espressa la convinzione di inviare anche istruttori militari, anche a causa delle pressioni attuate dai ribelli, derogando in parte a quanto stabiliva la risoluzione. Le vite dei rivoltosi sarebbero state in pericolo così come minacciato da Gheddafi? Quella minaccia si è esaurita? Oppure, grazie all'intervento armato, le posizioni si sono inasprite? Non è facile giudicare. Quello che è sicuro, per ora, è che il conflitto non si prevede di breve durata.

La tragica casualità ci mette di fronte uno scenario simile in tutto il Medio oriente. Anche la Siria è interessata dai fenomeni di ribellione ai governi autoritari e la gente, sull'onda che ha attraversato tutto il Maghreb, è scesa in piazza per protestare. Pure qui la risposta (senza minacce) del governo è stata molto dura: la polizia ha iniziato a sparare sulla folla disarmata, sui civili inermi. In questo caso però nessuna risoluzione è stata presa dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Le spiegazioni possono essere molteplici: aprire due fronti di conflitto sarebbe oneroso per l'occidente, la Siria è un baluardo musulmano in quella zona e la Lega araba mal vedrebbe un intervento diretto. E così, volenti o nolenti, in questa occasione sono accontentati i pacifisti: la guerra è  guerra, le bombe, checchè se ne dica, non sono intelligenti ma stupide, e i morti non hanno etichette e quindi se, in una situazione conflittuale come quella che c'è in questi paesi, non si interviene con le bombe, è meglio.
Ma è veramente meglio?
Qui, come in Libia, non è facile conoscere il numero delle vittime. In più, la stampa estera non è ammessa e quella interna è controllata. Le uniche fonti di informazione sono spesso riprese filmate fatte con i videotelefoni, o le notizie trasmesse dagli insorti attraverso quella parte di rete non controllata. Quale sarà la portata della cosiddetta moral suasion? Quale effetto avranno eventuali pressioni o embarghi? Meglio ancora sarebbe non solo congelare i patrimoni di questi governanti sparsi in giro per il mondo, ma addirittura multarli, sanzionarli per il loro comportamento inaccettabile. E comunque, riusciranno queste strategie alternative ad ottenere qualche risultato? E il bombardamento, parallelamente, caccerà il dittatore oppure peggiorerà le cose?
Abbiamo in corso un tragico esperimento.

lunedì 25 aprile 2011

La Siria soffoca nel sangue le proteste

Ad osservare i recenti e sanguinosi fatti della Siria viene da chiedersi come mai l'Onu non senta la necessità di adottare provvedimenti seri come quelli usati per la Libia, dove una semplice minaccia è stata sufficiente per votare in gran fretta una risoluzione che consente la difesa della popolazione civile per mezzo di bombardamenti. Le parole del segretario dell'ONU sembrano ancora leggermente annacquate mentre il governo siriano spara imperterrito sulla folla
23 April 2011 – Secretary-General Ban Ki-moon has condemned the ongoing violence against peaceful demonstrators in Syria, which has resulted in more deaths and many injuries, and called upon the country''s authorities to stop the bloodshed and respect international human rights.
D'accordo che la situazione è diversa, sia geopoliticamente che all'interno della stessa Siria. Infatti, qui non vi sono ribelli che hanno preso il controllo di una città ma le proteste avvengono all'interno delle città attualmente in mano alle forze governative. Sarebbe difficile bombardare selettivamente i cecchini che sparano dall'alto sulla folla disarmata. Però un atteggiamento più deciso sarebbe sicuramente benvenuto.



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