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lunedì 28 luglio 2014

Gaza prima e dopo i bombardamenti: una fotografia dal satellite

L'UNITAR, l'Institute for Training and Research delle Nazioni Unite, pubblica una foto satellitare della zona nord-est della Striscia di Gaza sottoposta ai bombardamenti dagli israeliani. La fotografia confronta la stessa area il giorno 6 e il 25 luglio, cioè prima e dopo numerosi bombardamenti. Nella foto si vedono intere abitazioni rase al suolo e aree agricole ridotte a cumuli di polvere. Non bastasse la conta dei morti, questa testimonianza  fotografica dei danni materiali aiuta a rendere conto della tragedia che sta vivendo la popolazione palestinese.
Qui per la versione estesa della foto con didascalie.


Copyright: CNES 2014, Distribution Airbus Defence and Space


giovedì 6 febbraio 2014

ONU: osservazioni conclusive sugli abusi sessuali ai minori nella chiesa. Il testo

Sono uscite in questi giorni le Osservazioni conclusive delle Nazioni Unite sul Rapporto sugli abusi sessuali nella chiesa della Santa Sede, sull'andamento della collaborazione della chiesa con le autorità dei vari Stati e sull'adesione del Vaticano alle Convenzioni internazionali. Il risultato è piuttosto deludente per non dire imbarazzante, in certi casi. Anche la risposta dell'ufficio stampa vaticano sembra  improntata alla difesa delle proprie prerogative se, oltre i rilievi mossi dall'ONU, vede
in alcuni punti delle Osservazioni Conclusive un tentativo di interferire nell’insegnamento della Chiesa Cattolica sulla dignità della persona umana e nell’esercizio della libertà religiosa.

Riporto  la traduzione di alcune delle osservazioni conclusive contenute nel rapporto che l'ONU. Sono piuttosto severe con la chiesa e, se rispondono a verità, anche molto imbarazzanti, come detto. Di seguito anche il documento integrale.


mercoledì 20 novembre 2013

Giornata mondiale per i diritti dell'infanzia: testo della Convenzione ONU

Oggi è la Giornata Mondiale per i Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza, istituita per celebrare  la Convenzione sui diritti dell'infanzia,  adottata dalle Nazioni Unite con la risoluzione n. 44/25 del 20 novembre 1989, ed entrata poi in vigore il 2 settembre 1990. L'Italia ha ratificato la Convenzione con la legge  27 maggio 1991, n. 176. Nel mondo, gli unici paesi a non averla ratificata sono Stati Uniti, Somalia e Sud Sudan, come riporta en.Wikipedia alla voce relativa.
Qui di seguito c'è il testo della Convenzione nella traduzione in italiano presente sul sito del Ministero del Lavoro mentre qui è disponibile la versione originale in lingua inglese. Aggiungo anche un video di presentazione presente sul sito ONU.


sabato 5 ottobre 2013

La tragedia di Lampedusa e i richiedenti asilo: convenzioni, normative e statistiche

La Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati,  modificata  con il protocollo di New York del 1967, è il testo di riferimento sullo status  di richiedente asilo. La Convenzione stabilisce le regole generali per la definizione dei diritti del rifugiato. L'Unione Europea ha recentemente regolato la materia con proprie direttive, la 2004/83/CE e la 2005/85/CE che sono state recepite dall'Italia con il Decreto legislativo 19 novembre 2007, n. 251 e con il Decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25.
Queste normative hanno lo scopo di definire la condizione di richiedente asilo e rifugiato, i requisiti necessari, il comportamento degli Stati, le esclusioni e così via.

venerdì 20 settembre 2013

Tutti i migranti del mondo: un rapporto delle Nazioni Unite

L'ONU ha recentemente aggiornato le statistiche riguardanti il fenomeno della migrazione [vedi press release e indice]. Il 2013 vede circa 232 milioni di persone vivere, per causa di forza maggiore,  in un paese diverso da quello nel quale sono nate. Erano 175 milioni nel 2000 e 154 nel 1990. Come si può osservare, il fenomeno è in netto aumento. Guerre, pulizie etniche, povertà, proteste, sono alcune delle principali cause di migrazione. Il nord del mondo è quello che  accoglie il maggior numero di migranti, 136 milioni, ma il sud sta riguadagnando terreno, con 96 milioni. Come al solito, poco spazio alle opinioni e molto ai fatti, specialmente grafici, mappe e dati. Eccone una parte qui sotto, anche se manca un dato interessante, cioè quello riguardante i paesi di provenienza, che però aggiungo più sotto (sia in forma riassuntiva con una tabella che in versione più approfondita con un link). Solo per fissare alcuni punti essenziali: la regione geografica con più migranti è l'Europa, con 72 milioni, seguita dall'Asia con 71. Il paese che ne ha di più, però, sono gli Stati Uniti, con 46 milioni, seguiti a grande distanza dalla Russia con 11.

martedì 17 settembre 2013

Rapporto ONU: in Siria sono state usate armi chimiche. Il testo

Come si prevedeva il Rapporto dell'ONU mostra che a Damasco sono state utilizzate armi chimiche, anche se ancora non è chiaro chi le abbia usate. Così dichiara il segretario Ban ki-moon in conferenza stampa. Nei frammenti dei razzi terra-aria usati, nei campioni ambientali, nei reperti biologici raccolti è stata rilevata la presenza del gas nervino Sarin.
Di seguito il Rapporto degli ispettori ONU che hanno condotto le indagini in Siria, qui il comunicato stampa di Ban ki-moon. Che però in Siria non siano illegali solo gli attacchi non convenzionali  lo dichiarano i membri di questa commissione delle Nazioni Unite, che evidenziano come anche armi convenzionali siano state usate in maniera illegale: qui il loro comunicato.

giovedì 27 settembre 2012

Assemblea Generale delle Nazioni Unite: intervento di Mario Monti. Il video

Assemblea Generale delle Nazioni Unite: video dell'intervento del Presidente del Consiglio Mario Monti.
A questo link è disponibile il testo del discorso.


mercoledì 14 marzo 2012

Inferno Siria: il massacro di Homs. Comunicato delle Nazioni Unite

imagecredit it-euronews.com
Due comunicati ufficiali, uno delle Nazioni Unite e uno dell'Unicef, denunciano  il massacro perpetrato in Siria, nella città di Homs, ai danni di civili tra cui donne e bambini. Oltre, chiaramente, tutta la stampa mondiale. I corpi delle vittime ritrovati presentavano segni di tortura. Molti cadaveri avevano la gola tagliata.
Non si fermano le violenze in Siria. Il veto della Russia impedisce che l'Onu adotti una risoluzione per riportare la pace nella regione, risoluzione che possa prevedere anche l'intervento armato, similmente a quello che è successo con la Libia. In questa condizione di disparità di  forze, l'esercito e la polizia siriani  possono continuare a compiere orrendi massacri, anche se l'attribuzione di quello di Homs non è certa.
Il sottosegretario agli Affari umanitari delle Nazioni Unite Valerie Amos, di ritorno da una visita in Siria la settimana scorsa, chiede con forza che si raggiunga un accordo per consentire alle organizzazioni di avere libero accesso nel paese, per valutare le esigenze umanitarie della popolazione.
"C'è un'assoluta necessità di curare i feriti e fornire tutti quei materiali di consumo strettamente necessari senza far correre rischi ai soccorritori" afferma. In più, chiede di sapere che fine abbiano fatto i 50 o 60 mila abitanti del quartiere Baba Amr di Homs, fuggiti in seguito alla devastazione dell'area.

giovedì 29 settembre 2011

Free Rice: rispondi a un test e doni chicchi di riso al Programma Alimentare Mondiale

Per ogni risposta giusta doniamo 10 chicchi di riso al Programma Alimentare Mondiale per combattere la fame.
Come scrivono sul sito FreeRice
 FreeRice è un sito no-profit gestito dal Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (WFP).
Come funziona?
FreeRice non ha grandissimi quantitativi di riso. Tu ed altri giocatori di Freerice accumulate 10 chicchi di riso per risposta esatta. Ecco come funziona: quando giochi, i banner pubblicitari appaiono in basso sul tuo schermo per ogni risposta corretta che dai. Il denaro generato da questi banner viene poi usato per acquistare il riso. Quindi, giocando puoi generare i soldi che servono all’acquisto del riso che viene donato alle persone che soffrono la fame.
Il gioco è semplicissimo, bisogna rispondere a un test a scelta multipla su vocabolario italiano o letteratura, e per ogni risposta esatta si guadagnano 10 chicchi di riso. I chicchi vengono pagati dai banner pubblicitari presenti nella pagina. Ci si può anche registrare ma si può rispondere anche senza registrarsi. Si parte dal livello 1 e si arriva al livello 60. Se sbagli si torna indietro di un livello. Non è una gara a raggiungere l'ultimo livello ma solo a rispondere esattamente: più risposte giuste dai e più riso accumuli. In più, si impara pure qualcosa. Se avete dieci minuti di tempo (o anche più) vi istruite e contribuite a sfamare qualcuno.


giovedì 21 luglio 2011

La classifica dei Paesi più poveri del mondo: una mappa delle Nazioni Unite

Per la verità questa mappa globale riporta gli Indicatori di sviluppo umano (HDI),  tra i quali anche il Pil e altri indicatori. Il Pil è un indicatore dello sviluppo economico il quale, a sua volta, è un indicatore di povertà. E dunque, dopo la classifica degli uomini più ricchi del mondo, segue quella degli uomini più poveri del mondo che, verosimilmente (ma non solo) sono nei Paesi più poveri del mondo.
La mappa funziona così: a destra c'è il menù di scelta degli indici che si vogliono vedere. In alto a sinistra, le varie possibilità di visione dei dati: ho scelto la mappa, ma sono disponibili anche altre modalità. Infine, come in tutte le mappe, c'è lo strumento zoom. A sinistra, inoltre, vi sono tutti i Paesi. Se si clicca sulla casella si vedono i dati relativi.


La mappa completa delle Nazioni Unite è qui. Interessante il colpo d'occhio sul Pil (in inglese GDP Gross Domestic Product). Si apprezza in pieno la differenza, per esempio, tra Africa ed Europa. Usate lo strumento zoom (+ e -) per maggiori dettagli.

lunedì 20 giugno 2011

Una mappa dei profughi secondo l'ONU

Interessante mappa dei profughi pubblicata dal Guardian su dati Onu (UNHCR). Nella prima mappa sono evidenziate le nazioni di provenienza dei rifugiati mentre nella seconda i paesi verso cui maggiormente si dirigono. Cliccate sulle immagini per andare alla mappa, nella quale cliccando su ogni singolo paese si ottengono dei dati aggiuntivi.



domenica 5 giugno 2011

5 giugno: Giornata Mondiale dell'Ambiente

Oggi è la Giornata mondiale dell'Ambiente, il World Environment Day organizzato dall'Onu ogni anno il 5 giugno.
Quest'anno si tiene in India, in questa pagina c'è il Programma completo.
Ma qual è il senso di questa ricorrenza e dell'intera iniziativa?
World Environment Day (WED) is an annual event that is aimed at being the biggest and most widely celebrated global day for positive environmental action. WED activities take place all year round but climax on 5 June every year, involving everyone from everywhere.
(La Giornata Mondiale dell'Ambiente (WED) è un evento annuale che ha lo scopo di stabilire un giorno dell'anno  celebrato a livello mondiale per ogni azione positiva in favore dell'ambiente. Le attività del WED si svolgono tutto l'anno, ma il culmine è il 5 giugno di ogni anno, in cui si cerca di  coinvolgere tutti, in  tutto il mondo)
WED celebration began in 1972 and has grown to become the one of the main vehicles through which the UN stimulates worldwide awareness of the environment and encourages political attention and action.
Through WED, the UN Environment Programme is able to personalize environmental issues and enable everyone to realize not only their responsibility, but also their power to become agents for change in support of sustainable and equitable development.
WED is also a day for people from all walks of life to come together to ensure a cleaner, greener and brighter outlook for themselves and future generations.
Everyone counts in this initiative and WED relies on you to make this happen! We call for action – organize a neighborhood clean-up, stop using plastic bags and get your community to do the same, plant a tree or better yet organize a collective tree planting effort, walk to work, start a recycling drive . . . the possibilities are endless. Check out the WED pack for interesting suggestions on what you could do
Whatever you do, tell us about it! We will post your activities on this website and make it part of the Wide World of WED map. 
(La celebrazione del WED ha avuto inizio nel 1972 ed è cresciuta fino a diventare uno dei veicoli principali attraverso i quali l'ONU stimola in tutto il mondo la consapevolezza dell'ambiente e incoraggia sia l'attenzione che l'azione politica.
Attraverso il WED, il Programma per l'Ambiente delle Nazioni Unite è in grado di personalizzare le questioni ambientali e consentire a tutti di realizzare non solo quello che ricade sotto la propria responsabilità, ma cerca di stimolare anche la possibilità  di diventare agenti di cambiamento a sostegno dello sviluppo equo e sostenibile.
WED è anche un giorno che consente alle persone di ogni ceto sociale di unirsi per garantire una prospettiva di vita più pulita, più verde e più luminosa per sé e per le generazioni future.
Ognuno conta in questa iniziativa e WED conta su di voi per far si che questo accada! Invitiamo all'azione - organizzare la pulizia di un quartiere, smettere di usare i sacchetti di plastica e convincere la vostra comunità a fare lo stesso, piantare un albero o, meglio ancora, organizzare una piantumazione collettiva, andare a piedi al lavoro,avviare il  riciclaggio dei rifiuti. . . le possibilità sono infinite. Controlla il pacchetto  WED per interessanti suggerimenti su ciò che si può fare.
Qualunque cosa tu faccia, parlacene! Noi pubblicheremo le tue attività su questo sito per  renderlo parte della mappa del  World Wide  
WED)


lunedì 25 aprile 2011

La Siria soffoca nel sangue le proteste

Ad osservare i recenti e sanguinosi fatti della Siria viene da chiedersi come mai l'Onu non senta la necessità di adottare provvedimenti seri come quelli usati per la Libia, dove una semplice minaccia è stata sufficiente per votare in gran fretta una risoluzione che consente la difesa della popolazione civile per mezzo di bombardamenti. Le parole del segretario dell'ONU sembrano ancora leggermente annacquate mentre il governo siriano spara imperterrito sulla folla
23 April 2011 – Secretary-General Ban Ki-moon has condemned the ongoing violence against peaceful demonstrators in Syria, which has resulted in more deaths and many injuries, and called upon the country''s authorities to stop the bloodshed and respect international human rights.
D'accordo che la situazione è diversa, sia geopoliticamente che all'interno della stessa Siria. Infatti, qui non vi sono ribelli che hanno preso il controllo di una città ma le proteste avvengono all'interno delle città attualmente in mano alle forze governative. Sarebbe difficile bombardare selettivamente i cecchini che sparano dall'alto sulla folla disarmata. Però un atteggiamento più deciso sarebbe sicuramente benvenuto.



giovedì 24 marzo 2011

Interventisti e non-interventisti nelle cosiddette emergenze umanitarie: un'analisi sul caso Libia

Genericamente le persone, rispetto a decisioni come l'ultima dell'Onu, di un intervento armato in una questione interna ad uno Stato come quella in  Libia, si dividono in interventisti e non-interventisti. Indifferenti a parte.
I non-interventisti sono più numerosi tra chi si dichiara o appartiene a formazioni politiche di sinistra mentre tra gli interventisti, solitamente, sono più rappresentati il centro destra e, sotto opportune condizioni, il centro sinistra.
L'animazione con cui parlano, la quantità di empatia che provano per le popolazioni civili, ne fanno difensori accalorati di tutte le popolazioni martoriate da guerre e conflitti, specialmente dopo l'intervento dei soccorritori occidentali. Infatti, i non-interventisti ritengono che l'intervento dei governi occidentali e dell'Onu, quando prevedano l'utilizzo delle armi, sia una cura peggiore del male. Costoro affermano, con foga e convinzione, che le condizioni di vita delle popolazioni peggiorano dopo l'intervento umanitario, che aumentano le vittime e i conflitti si allungano. 
Non c'è bisogno di dire che per gli interventisti la situazione è proprio l'opposto di quella dipinta dai non-interventisti. Siccome spesso accade che l'intervento militare umanitario sia avallato dall'Onu, che per lo più adotta risoluzioni che siano il più ampie possibili, vi è una notevole amalgama tra gli Stati che votano per l'intervento, anche se non mancano le eccezioni. Solitamente quando sono d'accordo America, Gran Bretagna e qualche altro Stato del commonwealth, c'è magari qualche contrasto con la vecchia Europa. Quando c'è accordo Usa-Eu si mettono in mezzo Russia e Cina. Insomma, l'unanimità è impossibile. Le diplomazie lavorano per smussare gli angoli e scongiurare il veto, però questo non impedisce ai dissenzienti di esternare le loro opinioni.

Ora, vorrei fare un esperimento mentale di questo genere. Proviamo a ipotizzare cosa sarebbe accaduto, in diverse occasioni in cui vi è stato intervento dell'Onu su questioni internazionali, se questo intervento non ci fosse stato, se si fosse lasciato agire solo la diplomazia e l'embargo.
Vado a memoria, quindi alcuni ricordi potrebbero essere imprecisi.

photo peopea
Primo. L'embargo funziona? Ricordo due casi emblematici: Cuba e l'Iraq post guerra del golfo. Cuba ha vissuto un embargo cinquantennale sulle proprie spalle diventando un reperto storico vivente (causa impossibilità di ricevere pezzi di ricambio), ma questo non ha spodestato il governo totalitario nè gli ha impedito di governare. La  prima a soffrirne è stata chiaramente la popolazione e anche se forse Castro non ha i miliardi di Gheddafi in giro per il mondo, certamente si tratta meglio dei suoi connazionali. Nè mi sembra che l'embargo intervenuto dopo la guerra del golfo in Iraq, nel periodo delle mire atomiche di Saddam Hussein sia stato più efficace nel dissuadere il dittatore. Il dittatore mantiene il suo potere contando sulla paura, poco gli importa che decine di migliaia di suoi connazionali periscano o soffrano di stenti a causa dell'embargo. Sempre una maggioranza di popolazione va tenuta sotto il tacco per permettere all'altra di sfruttarla. Non è pensabile che l'assenza di condizioni di vita estreme siano un motivo di inibizione totale a ribellarsi, per un popolo oppresso, se ne avesse la possibilità. Certamente, un popolo oppresso ma sufficientemente sfamato è più tranquillo di uno alla fame. Ma basta aumentare i controlli.
Vi dovrebbe essere  dunque un po' di ritrosia a usare l'embargo nei confronti di stati totalitari in cui opera un dittatore perchè ovviamente i primi a soffrirne non saranno gli amici del regime. L'embargo funziona meglio contro Stati in cui la maggioranza sta deliberatamente con il suo governante, perchè in quel caso il danno si ripercuote sulla parte politica favorevole al regime, potendo portare a recriminazioni contro i propri governanti. Ma su stati in cui la dittatura si esercita a danno di una moltitudine non ha poi così tanto effetto nell'aumentare la voglia di spodestare (tranne all'estremo della curva), già evidentemente alta anche prima dell'embargo.
Per quanto riguarda la diplomazia, si sa che questa può agire se chi interagisce condivide alcuni comportamenti. La diplomazia solitamente si esercita tra interlocutori che si rispettano. Il rispetto può provenire dall'autorevolezza o dall'autorità. Se manca il rispetto per  l'una o l'altra delle due condizioni, non si effettuano transazioni diplomatiche. Per esempio Russia e Cina sono spesso in disaccordo con le decisioni dell'Onu che riguardano stati totalitari con i quali magari fanno affari (e non solo loro). Il fatto che a volte non pongano il veto si deve sicuramente al lavorio delle diplomazie, che si lascia sempre molto affascinare dall'autorità di uno Stato.

photo balcanews
E se non fossero intervenuti? Dunque, che sarebbe successo, per esempio in Afghanistan, in Kosovo, in Libia (dove è ancora tutto possibile), se non fossero intervenute le forze liberatrici, le forze umanitarie?
L'Afghanistan è terra di Talebani, armati e determinati. Ma è anche terra di clan, anche questi ben armati. E' facile prevedere che lasciati a se stessi avrebbero portato avanti una guerra civile piuttosto lungo, almeno fino al raggiungimento di un possibile accordo. Queste popolazioni però hanno poche possibilità di fare affari e commerciare con Stati democratici, quindi è immaginabile un'esacerbazione di quello che comunque già accade (piantagioni ad uso dei trafficanti) e covo per integralisti e  terroristi (l'Afghanistan fu accusato di dare asilo a Osama Bin Laden).
Nel Kosovo, la guerra per l'indipendenza di questo territorio (riconosciuto come Stato da 75 paesi) contro la Serbia e la seguente  pulizia etnica praticata dai kosovari sui cittadini non di origine albanese, sarebbero stati mitigati o attenuati dall'assenza dell'intervento armato avvenuto sotto l'egida dell'Onu? O forse Milosevic, messo sotto accusa da un tribunale internazionale per crimini contro l'umanità, si sarebbe fatto convincere a concedere l'indipendenza? O forse il Kosovo avrebbe desistito dal suo proposito vendicativo di pulizia etnica?  Mi sembra difficile. Difficilmente si vedono risolvere conflitti in cui si mescolano questioni etniche o religiose facendo utilizzo della ragione  e lasciando i soli contendenti a sbrigarsela. Probabilmente l'assenza di intervento avrebbe dato via libera al già libero (vedi processo) modo di agire di Milosevic, avrebbe trasformato magari i kosovari in potenziali terroristi, che è il modo di combattere quando le forze sono così sbilanciate.
Non c'è certezza che l'intervento armato esterno sia la cosa migliore, ma c'è la ragionevole aspettativa che lasciar risolvere la questione ai soli litiganti conduca a un bagno di sangue.
E per quanto riguarda la Libia? Sembra che l'intervento sia stato deciso per evitare che il regime riconquistasse Bengasi, considerato snodo essenziale. E' ipotizzabile che un mancato aiuto delle truppe Onu avrebbe significato la presa della città e una fine quasi certa dei rivoltosi, e la quasi certezza di processi sommari ed esecuzioni di massa. Mi rimane difficile credere che Gheddafi osservi La convenzione di Ginevra o che obbedisca a un trattamento umanitario di prigionieri e dissenzienti. Il risultato netto sarebbe stato probabilmente un ritorno sanguinoso al governo del dittatore, con tutto il corollario della ricerca dei favoreggiatori della rivolta e dei dissenzienti.
L'intervento armato, purtroppo, raramente riesce ad essere perfettamente selettivo. I rancori  degli sconfitti covano sotto la cenere e sono motivo di conflitti perenni. Ma non intervenire significa lasciare via libera al vincitore per attuare una vittoria totale, che può anche significare l'estinzione del nemico.
Non c'è nemmeno la certezza, se è per questo, che un insieme di tattiche non militari (diplomatiche, embargo, pressioni di Stati amici) non possa essere più efficace di un intervento armato, e certamente molto meno traumatica. Sta di fatto che il mancato intervento potrebbe altrettanto bene esacerbare il conflitto già esistente e aumentare il numero delle vittime. Le questioni africane lasciate a risolversi da sole non è che hanno fatto meno vittime.

In conclusione, non me la sento di gettare sempre e comunque la croce addosso agli interventisti, quasi come se fossero portatori di morte e  non, almeno nelle intenzioni, portatori di vita, quasi come se fossero animati sempre da intenti economici e interessi personali che, detto tra parentesi, anche se significano essere motivati dall'acquisire reputazione internazionale, pure operano in difesa dei più deboli. I non interventisti, con la difesa della vita a prescindere, sono nella stessa posizione dei cristiani quando difendono la vita dell'embrione: sono in una posizione di forza. Ma non è detto che le ragioni di chi la pensa diversamente siano obbligatoriamente sbagliate solo perchè operano da una posizione meno forte.

martedì 28 dicembre 2010

Black Breakfast, una colazione a base di carbone nella Cina dello sviluppo economico

Jia Zhang-Ke è un regista e scrittore cinese, qui una sua breve biografia su wikipedia. Questo cortometraggio, uscito nel 2008, fa parte di un lungometraggio antologico composto di 22 brevi film, voluto dalle Nazioni Unite, Alto Commissariato per i Diritti Umani e dal titolo Storie di diritti umani. Sul blog art for the world c'è un'intervista al regista dalla quale traggo alcune informazioni sulle condizioni che hanno  generato il filmato.
"Sono nato in una città di nome Shanxi, una delle aree di produzione del carbone più importanti della Cina. Ultimamente, l'estrazione selvaggia di carbone ha creato gravi problemi ambientali, il più grave dei quali è lo scarico delle ciminiere delle fabbriche che usano il carbone come combustibile.  Nella mia città, i segnali della fermata del tram devono essere ridipinti ogni tre mesi, perchè l'aria inquinata li corrode, rendendoli irriconoscibili. Ogni volta che penso alla tutela ambientale, penso a questo fatto.
Il rapido sviluppo economico, nel paese in cui vivo come in altri, è sempre accompagnato dal degrado ambientale. Più veloce è lo sviluppo, maggiore è il degrado. La ricchezza che deriva da questo enorme sviluppo economico è nelle mani di pochi, ma i danni sono per tutti. E' una questione di diritti umani, amplificata dalla necessità di proteggere l'ambiente."







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lunedì 22 novembre 2010

Lo Human Development Index 2010: l'Indice di Sviluppo Umano


Lo Human Development Index (HDI) è un indicatore dello sviluppo di un Paese che non tiene conto solo dello sviluppo economico ma considera anche la salute, il livello di educazione e il benessere generale. Ancora una volta la Norvegia è al primo posto mentre l'Italia è al 23°. In questa pagina di Wikipedia, per sapere cos'è l'indice, e qui la pagina di UN con il Rapporto completo.


fonte HDR UNDP


Qui anche una planimetria globale per una visione d'insieme. Il colore più verde indica i Paesi a più alto indice HDI.


fonte HDR UNDP

C'è anche una mappa interattiva per conoscere l'indice dei vari Paesi del mondo.


Indice di Sviluppo Umano
Mappa Interattiva
fonte HDR UNDP

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