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giovedì 3 marzo 2011

Un nuovo genere di psicoterapia : la naked therapy ovvero la terapia della nudità

(aggiornato)
Non so a voi, ma a me questo genere di psicoterapia ricorda qualcosa. Sarah White, una ventiquattrenne  erede freudiana, psicoterapista e sessuologa, (aggiungo un bel punto di domanda alle tre specializzazioni in corsivo, dopo aver consultato  altre fonti-aggiornamento) si inventa una nuova terapia. Per ora, però, non è riconosciuta dall'associazione. La terapia.

martedì 11 maggio 2010

Psicoterapia al telefono nella depressione

In uno studio che ha coinvolto 30 persone con una recente diagnosi di depressione maggiore, la psicoterapia condotta al telefono ha lo stesso effetto di quella nello studio del terapeuta. Le telefonate avevano una durata che andava da 21 a 52 minuti e per tutto il periodo i soggetti non assumevano antidepressivi.
Comparati con un gruppo che effettuava la terapia psicologica di persona, i soggetti che la seguivano al telefono, dopo sei mesi di follow-up, dovevano ricoverarsi nel 42 % di casi, contro il 50 % degli altri.
Dice Diane Spangler, co-autrice dello studio, che l'utilizzo del telefono e magari anche della webcam, è più amichevole, presenta maggior flessibilità rispetto al metodo classico, e in più non ha controindicazioni.
Non tutti sono disponibili per questo genere di terapia. Un terzo di quelli eligibili ha declinato. Ma per quelli che hanno accettato vi sono risparmi economici e non dover aspettare in sala d'attesa.
Anche se il campione è ristretto, i risultati sono in linea con uno studio precedente.

Riferimento:
Steve Tutty, Diane L. Spangler, Landon E. Poppleton, Evette J. Ludman, Gregory E. Simon. Evaluating the Effectiveness of Cognitive-Behavioral Teletherapy in Depressed Adults%u2606. Behavior Therapy, 2010; 41 (2): 229 DOI: 10.1016/j.beth.2009.03.002

Fonte:
Brigham Young University (2010, May 10). Telephone therapy for depression? Study says yes. ScienceDaily. Retrieved May 11, 2010, from http://www.sciencedaily.com­ /releases/2010/05/100510141729.htm

martedì 4 maggio 2010

La parola come male e come cura

Neurologia e psichiatria sono due branche della medicina che si occupano del medesimo organo e delle patologie che lo affliggono. Tendenzialmente, la prima riconosce cause esclusivamente organiche alle patologie che studia mentre la seconda non sempre riesce a fornirne un correlato biologico.
Chiaramente, la neurologia si interessa del sistema nervoso in toto sia di quello centrale (cervello) che di quello periferico (nervi e gangli) mentre la psichiatria si occupa esclusivamente dell’influenza delle patologie che riguardano il cervello (ma anche altri organi)  sul comportamento dell’individuo.
Vi è insomma una sorta di separazione tacita tra le due discipline: da una parte la neurologia cura le patologie dei sistema nervoso che occasionalmente possono dar origine a disturbi del comportamento (demenze, agnosie, sindrome di Capgras e così via) dall’altra la psichiatria si occupa di tutti quei comportamenti che manifestano una devianza dalla norma, una malattia mentale (mental disorder) per poi ricercarne le cause.
L’aspetto fondamentale che divide neurologia e psichiatria è dato dal fatto che la prima ricerca sempre cause organiche alla manifestazione di una patologia (p.e. emicrania, epilessia, sclerosi laterale amiotrofica e così via) mentre la seconda riconosce sia cause organiche (depressione, schizofrenia, autismo e così via) che cause ambientali (fobie, parafilie e così via).
In realtà, sia per il fatto che fino agli anni 70 del secolo scorso in Italia erano riunite nella branca neuropsichiatria, sia per la tendenza in atto ai giorni nostri[1], entrambe le discipline riconoscono un campo di interessi comune che presenta notevoli intersezioni, specie se si considerano genericamente le patologie del sistema nervoso centrale. Questo ovviamente al di là di quella branca chiamata neuropsichiatria infantile, che mantiene una propria distinzione neurologica e psichiatrica per la specificità del soggetto in esame, vista la sua immaturità organica, il suo divenire morfologico-caratteriale e così via.

Il dibattito sulle cause delle malattie psichiatriche è ampio e ha dato origine a una serie di specializzazioni sia per quanto riguarda l’ambito di intervento che per l’approccio metodologico (psichiatria forense, psichiatria militare, psichiatria infantile, psiconcologia, psichiatria biologica, psichiatria sociale e così via, per una rassegna più esaustiva vedi qui).
Un aspetto fondamentale rimane però irrisolto, e potrebbe rimanerlo finchè non saranno chiariti i meccanismi di azione del pensiero, ovvero: posto che un’anomalia organica o un difetto funzionale possono essere all’origine di una patologia della psiche, quali sono i meccanismi che agiscono, per esempio, in un disturbo causato da comportamenti altrui in età infantile? Non sono forse “solo” parole quelle che potrebbero agire? O anche se fossero atti motori, su quale struttura e in che modo agirebbero?

Perché, in sostanza, le parole hanno questa enorme valenza? Perché, pur essendo impalpabili, possono agire come un qualsiasi sistema fisico, e ovviamente non considerando in questo computo solo le parole altrui ma anche le proprie, quelle che servono a ricostruire e giustificare gli eventi?

La psicoterapia è una metodica di cura psichica che fa uso principalmente della parola e della relazione paziente-terapeuta e di solito si contrappone alla cura farmacologica. Ne esistono diverse scuole (di gruppo, psicodinamica, cognitivo comportamentale, breve eccetera) e ognuna fa riferimento a un apparato concettuale distinto.
Non so se esiste una terapia psichica per ogni corrente di studi psicologici, ma così a puro titolo esemplificativo, nel Dizionario di Psicologia di U. Garimberti, esistono più di 80 voci relative a qualche specializzazione degli studi di psicologia, tra le quali si trovano anche una Psicologia della vita, una Psicologia del traffico e una Psicologia industriale. Sembrerebbe che qualunque attività umana possa essere studiata nel campo particolare in cui si manifesta, come esempio individuale di comportamento mentale, con regole e meccanismi specifici di ogni singola scuola. È un po’ come, per fare un paragone azzardato, studiassimo la fisiologia normale in diversi ambienti e situazioni e ne traessimo conclusioni ogni volta diverse. È certo che essere lanciati col paracadute o trovarsi distesi sul letto presentano parametri fisiologici diversi, ma diversi nella quantità non nella qualità. Entrambe le condizioni sono all’interno di quel range che permette l’esistenza degli umani.

Per tornare alla psicoterapia, si rileva che le diverse metodiche sono in grado di ottenere ognuna un qualche successo[2],[3],[4],[5], legato probabilmente all’induzione di uno stato di convincimento nel paziente o alla creazione di un ambiente di relazione paziente terapeuta che modifichi la rappresentazione del sé del paziente.

Mi piacerebbe analizzare in seguito i vari metodi usati dalle diverse terapie psicologiche e verificare se esistono elementi in comune. Per adesso vorrei soltanto accennare al ruolo dell’autoconvincimento nella formazione di credenze particolari o nell’induzione di stati mentali distorti.
(to be continued…)


[1] Taber KH, Hurley RA, Yudofsky SC., Diagnosis and treatment of neuropsychiatric disorders, Annu Rev Med. 2010;61:121-33.

[2] Andrew M. Kuller, Brian D. Ott, Robert M. Goisman, Laurel D. Wainwright, Rebecca J. Rabin, Cognitive Behavioral Therapy and Schizophrenia: A Survey of Clinical Practices and Views on Efficacy in the United States and United Kingdom,Community Mental Health Journal, 2009, 46, 1, p. 2-9
    DOI  - 10.1007/s10597-009-9223-6
    Link  - http://www.springerlink.com/content/t1513v0836j25714
[3] Wykes, T., Steel, C., Everitt, B., Tarrier, N. (2008). Cognitive behavior therapy for schizophrenia: Effect sizes, clinical models, and methodological rigor. Schizophrenia Bulletin, 34(3), 523–537.
[4] Zimmermann, G., Favrod, J., Trieu, V. H.,  Pomini, V. (2005). The effect of cognitive behavioral treatment on the positive symptoms of schizophrenia spectrum disorders: A meta-analysis. Schizophrenia Research, 77, 1–9.
[5]William H. Sledge, Susan G. Lazar, Robert J. Waldinger, Psychotherapy Is Worth It: A Comprehensive Review of Its Cost-Effectiveness,  Link    http://tinyurl.com/3243p83

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