Nonostante la Giornata internazionale della donna di ieri sia stata "festeggiata" da tre episodi di femminicidio, facendoci guadagnare probabilmente una specie di oscar del settore, l'Italia non è un paese ai primi posti nella classifica europea della violenza sulle donne. Questo almeno secondo i risultati di un'indagine della European Union Agency for Fundamental Rights, sintetizzati nella mappa qui sotto.
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domenica 9 marzo 2014
lunedì 24 febbraio 2014
Violenza contro le donne: il costo economico (oltre quello umano)
Se non fosse già sufficiente l'universale constatazione che la violenza, specialmente contro il più debole, è inaccettabile, potrebbe essere utile aggiungere che la stessa violenza, oltre ad avere un costo umano e sociale ne ha anche uno economico. E' quello che drammaticamente emerge da questa indagine dell'associazione onlus Intervita dal titolo Quanto costa il silenzio?, realizzata nel 2013 e in presentazione in diverse città italiane. Guardare alla realtà dei numeri, alle volte, può essere fuorviante perchè dietro le statistiche, per quanto drammatiche siano, difficilmente si scorge il lato umano. Eppure questo lato c'è: non bastassero gli effetti immediati della violenza, quelli della sopraffazione fisica, ci potremmo aggiungere tranquillamente quelli di lungo periodo che, come una metastasi, agiscono a livello psicologico sulla personalità dell'aggredito, modificandone a volte irreversibilmente la vita. Si può dunque dire che l'irreversibilità non è solo quella della morte ma, al pari di ogni altra modifica che diventa costante nel tempo, anche quella degli strascichi fisici e psichici delle aggressioni.
mercoledì 12 febbraio 2014
Una vita da donna: gli stereotipi sessisti fatti vivere agli uomini.Un video
Il filmato, che ha avuto ampia diffusione in rete, concentra in 10 minuti gran parte degli stereotipi e delle violenze sessiste che devono subire le donne nella loro vita. Pur se è vero che alcune donne, o tutte, ne subiscono quotidianamente è sperabile che non siano così concentrate e non tutte del peggiore livello. Comunque, l'utilità di un tale video risiede nella presa di coscienza di alcune piccole-grandi violenze alle quali ogni uomo può, consapevolmente o meno, ricorrere nel trattare con il sesso femminile. Sul tema della perfetta ribaltabilità delle condizioni maschile e femminile non dico niente, per ora, anche se ritengo che non siano così equivalenti. Certamente lo sono dal punto di vista del rispetto e dei diritti, incluso quello a un trattamente paritetico sia sul lavoro che nelle interazioni sociali.
lunedì 25 novembre 2013
Giornata mondiale per l'eliminazione della violenza contro le donne
Oggi ricorre la celebrazione della Giornata mondiale per l'eliminazione della violenza contro le donne. L'adozione, seppure tardiva, di questa risoluzione da parte dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite è avvenuta il 17 dicembre 1999, con la creazione di una Giornata mondiale per l'eliminazione della violenza contro le donne. La data scelta, il 25 novembre, è simbolica, perchè proprio il 25 novembre del 1960 furono assassinate le sorelle Mirabal, attiviste contro il regime Trujillo nella Repubblica Dominicana, dittatura che poi cadde circa un anno dopo l'omicidio. Ecco una breve ricostruzione della loro storia
The three sisters, Patria, Minerva, and Maria Teresa were born to Enrique Mirabal and Maria Mercedes Reyes (Chea) in 1924, 1927 and 1935 respectively in the Cibas region of the Dominican Republic. All three were educated in the Dominican Republic, Minerva and Maria Teresa going on to achieve university degrees.
sabato 22 giugno 2013
Tutte le violenze sulle donne: statistiche su femminicidio e violenza sessuale e fisica
La violenza sulle donne è una triste realtà che emerge dai resoconti della cronaca quotidiana, ma che non appartiene solo alle nostre società contemporanee. Vi è da dire, a onor del vero, che la condizione delle donne è in realtà migliorata con il tempo e quella che oggi ci appare, giustamente, come una intollerabile violenza di genere, anticamente era presente in percentuale certamente maggiore ed era il risultato di condizioni di vita indubitabilmente peggiori.
Un aspetto particolarmente sgradevole delle violenze sulle donne è rappresentato dal fatto che, molto spesso, gli autori dei delitti sono proprio i partner: secondo questi grafici pubblicati dall'Economist, su dati di Lancet, Science e WHO, il 39% degli omicidi e il 30% delle violenze fisiche e sessuali, a livello mondiale, sono commessi dal partner. La media però è ingannevole. Infatti, in giro per il mondo, la percentuale varia enormemente: nel Sud-Est dell'Asia vi è il più alto numero di omicidi commessi da partner, il 62% circa, e nell'Africa Centrale sub-sahariana si annidano le più alte percentuali di violenze fisiche e sessuali sulle donne, commesse sempre dal partner, più del 65%. In Europa e Nord America, al confronto, gli omicidi da parte dei partner sono intorno al 20%, mentre per le violenze fisiche e sessuali bisogna distinguere, quando si parla di Europa, tra Europa Occidentale, con percentuali simili al Nord America, cioè sempre intorno al 20%, ed Europa Orientale e Centrale, con percentuali vicine al 30%.
mercoledì 26 dicembre 2012
Dignità delle donne, femminicidio, provocazione e oscurantismo religioso
Non so se definire crudamente misogine queste affermazioni uscite su Pontifex e poi riprese da un prete in provincia di La Spezia fino a scatenare risentite reazioni [vedi LE DONNE E IL FEMMINICIDIO, FACCIANO SANA AUTOCRITICA. QUANTE VOLTE PROVOCANO?]:
Il nodo sta nel fatto che le donne sempre più spesso provocano, cadono nell'arroganza, ... si credono autosufficienti e finiscono con esasperare le tensioni esistenti. Bambini abbandonati a loro stessi, case sporche, piatti in tavola freddi e da fast food, vestiti sudici e da portare in lavanderia, eccetera... Dunque se una famiglia finisce a ramengo e si arriva al delitto (FORMA DI VIOLENZA DA CONDANNARE E PUNIRE CON FERMEZZA), spesso le responsabilità sono condivise.
sabato 1 ottobre 2011
Stupri e gonne troppo corte: i consigli della polizia di New York
"Ondata di stupri nel quartiere Park Slope a New York." Così titola il Corriere. Ma la notizia è un'altra: la polizia, per far fronte all'ondata consiglierebbe
«Non indossate gonne troppo corte se volete evitare di essere stuprate»
Anche se poi gli ufficiali di polizia smentiscono che sia stato diramato questo consiglio tra le pattuglie, mentre alcune ragazze affermano di essere state rimproverate da agenti perchè indossavano abiti troppo succinti, la questione non è questa. Le reazioni, soprattutto delle donne, sono state immediate e molto critiche nei confronti di questo atteggiamento della polizia per far fronte alle violenze. E' un consiglio sessista, discriminatorio e maschilista?
Consigli o discriminazioni? A parte che si può mandare a quel paese con maniere da gentleman e salvare la vita in modo rude, cioè vi è un'ampia escursione nei comportamenti delle persone, e questo mi fa dire che il modo di trattare le persone spesso è indipendente dal contenuto del messaggio. In pratica, lo stesso invito a non indossare gonne troppo corte, qualcuno lo può trasmettere con buona grazia e rispetto e qualcun altro lo può trasmettere con mala grazia e mancanza di rispetto.
Fatta questa premessa vi offro questi esempi.
Se invece di un'ondata di stupri si fosse trattato di un'ondata di furti di autoradio (quando andavano di moda) e la polizia, come consiglio generale e non certo per far fronte alla minaccia, avesse suggerito di rimuoverle dalla propria vettura quando si scendeva dall'auto, cosa avremmo pensato, che limitavano la nostra libertà o che ci davano un buon consiglio? E ancora.
Se dopo un'ondata di furti d'appartamento in abitazioni i cui abitanti erano abituati a lasciare le finestre aperte di notte, la polizia raccomandasse di chiuderle, cosa dovremmo pensare, che è discriminatorio per chi dorme con le finestre aperte?
Se mi trovassi ad un posto di blocco con la mia decapottabile, e un agente di pattuglia mi consigliasse di alzare la capotte perchè sta cominciando a piovere, cosa dovrei pensare, che è invidioso della mia macchina o che mi sta aiutando?
Se nell'avvicinarmi a una strada molto trafficata un poliziotto mi esortasse a prendere per mano mio figlio come la dovrei prendere, come una limitazione alla mobilità del mio pargolo o come un utile suggerimento?
L'abito fa il monaco. Allora, per tornare al discorso iniziale, e fatta ancora un'altra premessa (l'ultima) che si può riassumere nello stravolgimento della locuzione di uso comune che l'abito non fa il monaco perchè invece l'abito fa il monaco (e aggiungo purtroppo), se vestirmi da straccione o in modo signorile influenza l'atteggiamento di chi mi sta di fronte, perchè non dovrebbe influire anche un vestimento dal castigato al succinto? E se un vestito succinto influenza il comportamento di un maniaco o di qualche gruppo di balordi, il consiglio di allungarlo (il vestito) o di indossare pantaloni lunghi, perchè lo dobbiamo intendere solo con una connotazione sessista e non come un utile consiglio, del genere di quelli elencati sopra?
Perchè della possibile doppia implicazione, quella sessista e quella del suggerimento, si deve scegliere subito (e solo) la prima?
Con questo non voglio dire che sia del tutto assente la connotazione sessista in suggerimenti di questo genere, o nelle considerazioni da balordo del tipo se le vanno a cercare, perchè sarebbe falso. Probabilmente una traccia di discriminazione di genere vi è sempre.Quello che mi preme sottolineare è la pretesa, forse assurda, di continuare a lasciare l'autoradio in macchina, le finestre della camera aperte, non chiudere la capotte e di rifiutarsi di prendere per mano nostro figlio solo perchè intendiamo i suggerimenti della polizia come discriminatori e liberticidi.
Perchè è più forte l'esigenza di indossare una minigonna o degli shorts stringatissimi (e qui le indossatrici di questi abiti dovrebbero spiegare anche perchè vogliono indossarli, ma solo come curiosità) di quella di evitare una possibile violenza? E perchè l'invito a una diversa vestizione deve essere interpretato solo in forma sessista, quasi come se la parificazione dei diritti e delle opportunità della donna passasse solo dalle minigonne e dagli shorts?
Detto questo, affermo categoricamente che ognuno può andare vestito come crede, fatti salvi i limiti imposti dalla legge, e che un invito ad indossare abiti lunghi ha senso soltanto come consiglio generico per evitare possibili pericoli e non certo come giudizio morale. In più, nonostante molta gente faccia il contrario, è sbagliato giudicare solo dall'abito. Dall'altro lato, trovo però riduttivo che per sentirsi pienamente libere le donne debbano per forza indossare minigonne e che qualunque invito a non indossarle sia sempre interpretato come una forma di discriminazione sessista.
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