Visualizzazione post con etichetta 8 per mille. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 8 per mille. Mostra tutti i post

domenica 29 aprile 2012

Come utilizza la chiesa l'8 per mille? Solo un quinto in opere caritatevoli

Periodicamente torna a circolare su internet l'ammontare dei soldi che la chiesa riceve, direttamente o indirettamente, dallo Stato e dagli altri enti pubblici. E' una cifra considerevole, calcolata abbastanza precisamente dall'UAAR: si tratta di poco più di 6 miliardi di euro. Il calcolo con tutti gli introiti è pubblicato dettagliatamente sul sito i costi della chiesa. Non vi è certezza che sia preciso al 100% però è attualmente uno dei pochi che fornisce un'analisi dettagliata di ogni singola voce, con tanto di fonti e dati.
Di questi 6 miliardi i  proventi derivanti dall'8 per mille ammontano a poco più di 1 miliardo.
Di questo miliardo, la Conferenza episcopale fornisce il prospetto di come viene impiegato. Dico subito che la parte destinata per interventi caritativi è circa 235 milioni, il 21%  del totale [fonte CEI). Siccome però l'8 per mille non è l'unica fonte di finanziamento pubblico, non so se è ragionevole estendere anche alle altri fonti la ripartizione utilizzata per l'8 per mille.
Ecco la ripartizione dell'8 per mille per l'anno 2011

giovedì 5 gennaio 2012

Quanto ci costa la chiesa: un'inchiesta dello UAAR

Altro tema rovente in tempi come questi: dopo i privilegi dei politici quelli degli ecclesiastici. Ma quanto costa allo Stato italiano la chiesa? L'occasione per approfondire l'argomento  me lo dà Bruna, del Tamburo riparato, che posta oggi su Facebook un filmato che riassume un'inchiesta dell' UAAR.
Questa inchiesta  nasce con il preciso scopo di fornire dati attendibili e verificabili sull'entità dei contributi pubblici alla chiesa, dopo diversi tentativi di giornalisti e studiosi che hanno dato tutti risultati diversi.
€ 6.086.565.703

Ecco la stima dei costi annui della chiesa: 6 miliardi e 86 milioni di euro. Segue anche una tabella riepilogativa con le singole voci. Quelle più consistenti sono

  • 8 per mille: 1,067 miliardi
  • esenzione Ici: 500 milioni
  • esenzione Iva, Irap, Ires: 350 milioni
  • insegnamento religione scuole: 1,5 miliardi
  • contributi statali scuole e università cattoliche: 314 milioni
  • contributi amministrazioni locali a scuole cattoliche: 400 milioni
  • contributi regionali: 242 milioni
E così via. L'articolo con l'elenco completo con tutte le fonti è disponibile sul sito i costi della chiesa.
Alcune riflessioni a margine. L'UAAR
parte dall'assunto che le religioni (tutte) le dovrebbe sostenere chi le professa. Ciò non accade, quantomeno in Italia, grazie a un numero considerevole di leggi e normative emanate in favore delle comunità di fede.
Questo è sostanzialmente vero e corretto. A parte le considerazioni sul ruolo del cattolicesimo sulla formazione della cultura e delle società occidentali, fatte soprattutto da chi professa la fede, questione sulla quale non entrerò e a parte l'altro aspetto, diremo psicologico, della fede e del suo contributo alla concordia e solidarietà sociale, vi è una banale osservazione da fare. Questa osservazione non serve a giustificare il contributo pubblico alla chiesa ma per fare un ragionamento in ottica utilitaristica (nel suo significato economico). La chiesa non è un'associazione benefica no-profit ma è una confessione religiosa, il che significa che buona parte di chi vi aderisce e la professa è mosso da forti motivazioni spirituali, da un'esigenza di questa cosa impalpabile che dovrebbe essere l'animo umano, e quindi tutto quello che fanno preti e volontari dovrebbe essere un moto di quest'anima e non un modo per guadagnarsi da vivere. Detto questo, appare anche ragionevole ipotizzare che quantunque il moto sia ideale e forte, se non è sostenuto dalla sostanza più di tanto non può fare. Dunque, quello che mi domando è questo: in assenza di un contributo pubblico, e quindi venendo meno probabilmente parte del contributo solidale e caritatevole della chiesa, i benefici per chi questi aiuti riceve diminuirebbero o rimarrebbero uguali? Perchè la sostanza è quella: lo Stato è in grado, a parità di costo, di occupare il posto lasciato vuoto dall'azione solidale e caritatevole della chiesa?
E' chiaro che i contributi pubblici alla chiesa coprono ogni attività: dai luoghi di culto alla Caritas, per dire. Cosicché, se molti di noi non avrebbero particolari problemi riguardo l'assenza di luoghi di culto, forse potrebbero risentire maggiormente (almeno dal punto di vista umano) dell'assenza dell'azione caritatevole della chiesa, la quale è innegabile che ci sia.
Oltre a tutte le questioni, diremo così, politiche del rapporto Stato-chiesa vi è da considerare questo ruolo del cattolicesimo nell'aiutare gli altri, che è quello che mi interessa maggiormente. Se lo stesso servizio può essere efficacemente coperto dal servizio pubblico con costo pari o inferiore, allora potrebbero cadere le esigenze di finanziamento di un organismo privato che le compia. Ma se il costo e la qualità del servizio svolto dallo Stato dovessero essere, rispettivamente,  superiore e peggiore, e sempre che si abbia a cuore questa cosa effimera chiamata solidarietà, allora ci sarebbe da riflettere.
Il che, in conclusione, non significa che non si possa trattare su 8 per mille o esenzioni o qualsiasi altra cosa, soprattutto quando è periodo di crisi, ma semplicemente che bisogna conoscere tutti i dati e considerare le cose da diversi punti di vista.

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...