Un commento di Flavio Ubaldini del blog Blogghetto, mi spinge ad approfondire certe considerazioni. Egli avanza un’ipotesi normativa simile alla suddivisione di Saul Kripke in mondi possibili, notandone l’impossibile transitività.
Non voglio però rimanere in ambito puramente logico-filosofico, pure se sarebbe un ambito piacevole da approfondire, soprattutto perché potrebbe essere a fondamento dei meccanismi di funzionamento della mente, ma tendo ad allargare l’orizzonte, coinvolgendo altre discipline orientate al biologico.
Flavio ipotizza che la realizzazione di un sogno di un tale x nel mondo A si verifichi in un mondo B. In definitiva la realizzazione della fantasia prende un nuovo mondo, è una biforcazione della storia: ma x, dove continua a vivere, su A, su B o su entrambi?
Farei queste modifiche: B è il mondo delle fantasie, o meglio, è il mondo dei desideri di x, desideri che non sono realizzati, dei suoi sogni, e rimarranno su B fintanto che non saranno realizzati. Un mondo del genere è piuttosto personale. Possiamo dire che, a fianco del mondo A che, bene o male, contiene tutti gli x che lo abitano (x1, x2, x3….xn, insomma tutti gli umani) sono possibili numerosi mondi B, ovvero i mondi di ciò che non è reale (almeno nel mondo A) e che ogni x può, al limite, avere il suo mondo B che chiameremo B1, B2, B3….Bn, stabilendo quella che si chiama una relazione biunivoca tra ogni x e ogni B collegato.
Noi sappiamo per certo che quasi ogni x del mondo A (tanto per essere chiari ogni umano nel mondo reale A, che è questo che noi umani viviamo) ha delle fantasie. Non tutti ce le hanno, però buona parte ce l’ha. Ora, in questo mondo di fantasia, che abbiamo chiamato B, ognuno vive una realtà attenuata, perché se pure desiderata non ha le stesse caratteristiche della realtà e, pur essendo appagante, come sogno, non lo è mai come lo è la realtà. In questo mondo B, questo x di A costruisce un suo mondo, che in buona parte ricalca il mondo A, con ovvie modifiche. Possiamo anche spingerci ad affermare che questo x che fantastica un suo mondo in B, per gli attimi in cui asseconda questa sua fantasia, conduca un genere di esistenza, pur come detto attenuata rispetto ad A, che possa essere equiparata a quella in A.
Cosa voglio dire? Nel suo mondo di fantasia B, x continua ad aver bisogno delle stesse situazioni di vita che sperimenta in A: ha cioè bisogno di stabilire relazioni con gli altri, uomini e donne, di condurre una vita o meglio, di condurre un certo desiderio di vita, insomma fa le cose che farebbe in A, solo che le fa come vuole lui. Per capirci, egli non vive su B una vita, poniamo, da lombrico, perché pur con tutta la fantasia del mondo, è piuttosto difficile sapere cosa vuol dire “sentirsi” un lombrico, egli vive una vita da umano, da umano che realizza tutti i suoi desideri.
A scanso di equivoci, diciamo subito che senza l’ x del mondo A non ci sarebbe quello del mondo B. Fatta questa necessaria premessa, mi piacerebbe appurare se questa similarità situazionale (cioè il fatto di condurre sia su A che su B comunque una vita umana, solo che in A pochi desideri si avverano mentre in B tutti) permetta all’ x di B di essere considerato come un individuo del tutto simile, dal punto di vista dell’espressione comportamentale, all’ x di A. In seguito, mi piacerebbe dimostrare che questa similarità, se esiste, permette all’x di B di provare a sua volta due effetti: egli vive la sua vita di B come una realtà (come l’x di A vive la sua in A) e, come l’x di A, ha desideri che esulano da B e finiscono per creare un mondo C, che è il mondo delle fantasie dell’x di B, che è a sua volta mondo della fantasia dell’x di A.
Alcune precisazioni sui vari mondi A, B e C. Il mondo A è un mondo in gran parte indipendente da x, nel senso che quello che vi accade non sempre risente della volontà di un x qualsiasi, poche volte i desideri si avverano e insomma, dal punto di vista di x, è un mondo poco influenzabile da lui.
Il contrario accade nel mondo B e, in conseguenza, sui mondi C e così via. Nel mondo B accade tutto quello che l’x in B vuole far accadere. È l’x in B che decide come si sviluppano le storie. Egli ne ha il controllo totale. L’unico fatto del quale x non ha il controllo è questo: ogni volta che un evento su B si realizza in A, sparisce da B, perché B è il mondo delle cose non (ancora) realizzate.
Quali altre differenze esistono tra il mondo in A e quello in B? E’ quello che cercherò di capire la prossima volta…