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| fonte globalpress.it |
Tutti i giornali pubblicano oggi l'anticipazione dell'Agenzia Dire sul probabile nuovo nome e simbolo del PdL: Italia. (Sul sito è possibile vedere il logo)
Una certa dose di populismo condiva anche l'iniziale partito di Berlusconi, Forza Italia. Ma, in quel caso, l'esortativo forza serviva a incoraggiare, con il proprio ingresso in politica, nell'intento di superare le secche della Prima Repubblica. Ora l'ingresso c'è già stato e gli esortativi non servono più, servono termini che indichino un riconoscimento comune. Certo, con un partner politico che preme sull'acceleratore federalista, che mal digerisce anniversari storici, che punta al riconoscimento della propria indipendenza anche territoriale, l'idea di utilizzare il nome della nazione come nome del partito serve a bilanciare le ipotesi più separatiste.
L'impressione generale, non necessariamente legata a questi fatti, è che il richiamo all'unità del Paese è così spesso collegata ad una funzione retorica da apparire poco credibile. La si adopera spesso in situazioni di emergenza (e a dire il vero un'emergenza c'è, ma è compito dell'attuale governo rimediarvi), per creare il gruppo, per unire gli sforzi, per fare morale. E' dunque un modo per avocare a sè il ruolo di salvatori. In questo caso però salvatori da chi o cosa non si sa. E' anche vero però, che lo stratagemma di prospettare una deriva, qualora mutasse orientamento politico al governo, è più facile da utilizzare quando si è al governo, rispetto a quando non lo si è.
Italia tenta di rafforzare e unire ancora di più e prima delle stesse azioni di governo. E' un credito sulla fiducia terminologica più che su quella pratica: mi chiamo Italia e quindi sono in favore dell'Italia.
L'appeal è probabilmente sull'elettorato che approfondisce di meno i temi politici, quello che si schiera sulla base di una contrapposizione non ragionata ma più radicata, istintiva. E' vero che appartiene a entrambi gli schieramenti il giudizio fortemente orientato, ma da una parte, cioè il centrosinistra, la storia e l'atteggiamento del competitore politico hanno un ruolo superiore rispetto all'altra, più orientata a posizioni storiche (anche per l'assenza di un leader indiscusso da contrastare). In pratica, da una parte è il leader dall'altra l'ideologia: e così, l'ideologia (di sinistra) la combatti con la retorica (di destra). Ne potrebbe derivare che per combattere (politicamente) un leader forte, occorre, dall'altra parte, un altro leader forte.
Riporta l'Agenzia Dire che molti politologi e sondaggisti esprimono parere positivo sulla scelta. Quanto a me, spesso preferisco la sostanza alla forma. Il nome può avere la sua importanza ma ancora più importanti sono gli atti. Di solito giudico negativamente chi punta su mezzi di astuzia per strappare qualche voto o applauso. Ma si sa, la politica adesso è così.
