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giovedì 31 gennaio 2013

"La lettera della rimonta" inviata da Berlusconi ai coordinatori

Il sistema è simile a quello della vendita piramidale, in cui ognuno si impegna a convincere un certo numero di amici o conoscenti all'acquisto. E' il contenuto della lettera inviata da Berlusconi ai coordinatori locali del suo partito che pubblica oggi il Fatto Quotidiano“Lettera della rimonta” (prima e seconda parte).
La strategia è semplice: riunire 10 amici che ci credono e costituire un team della rimonta; ognuno di questi 10 membri del team dovrà contattare a sua volta altre 10 persone incerte e spiegare loro perchè conviene votare ancora PdL. L'obiettivo è quello di costituire 20.000 team di 10 persone ognuno i quali dovranno contattare almeno 2 milioni di elettori moderati.
Il Fatto la chiama catena di Sant'Antonio, e dice che segue di poco tempo il kit del candidato. Qui Maurizio Lupi spiega sia il kit che la strategia della rimonta:



mercoledì 28 novembre 2012

Berlusconi e il nome del nuovo partito: tutti i marchi registrati

Esiste un ufficio in Europa che si occupa della registrazione dei marchi. Si Chiama UAMI (Ufficio per la registrazione dei marchi, disegni e modelli dell'Unione Europea). Il link che pubblico qui sopra è quello riferito alla ricerca con titolare Silvio Berlusconi. Chi volesse divertirsi a trovare altre registrazioni di marchi di altri soggetti può riferirsi a questo collegamento.
Risulta che il Cavaliere, nel periodo tra il 18 luglio e l'8 novembre 2012 ha registrato 9 nuovi nomi di partito, essenzialmente tre con le loro varianti: Grande Italia, L'Italia che lavora e Il Centrodestra Italiano. La scoperta l'ha fatta un giornalista, Filippo Golia, sul suo blog Il Gigante, mentre io l'ho scoperto sul Fatto, che correttamente pubblica il link alla sua fonte.
Non è dato sapere se Berlusconi avesse da sempre in mente di formare una nuova forza politica o si sia portato avanti nella registrazione del nome per qualcun altro. Sta di fatto che carta canta e i nomi della possibile nuova forza politica sono lì insieme al probabile abbandono di quello di Popolo della  Libertà. Per ora il tipo di marchio registrato è solo denominativo, cioè non esiste un logo da abbinare al nome. Probabilmente lo registrerà dopo aver scelto il nome.

sabato 1 settembre 2012

Dal PdL al Pd i contestatori sono sempre mal visti

Sia che si tratti di un comizio del PdL o della festa nazionale del Pd  i contestatori non sono mai ben visti. Forse sarà perchè sono noiosi o forse perchè rompono le uova nel paniere, come si dice, sta di fatto che c'è una certa somiglianza nel trattamento che ricevono dai servizi d'ordine anche se, nel caso del comizio del PdL, l'intervento per allontanare il contestatore è molto più deciso e nel caso della festa del Pd, il contestato (Bersani) nega il disturbo.



giovedì 3 maggio 2012

Monti e Stiglitz a confronto: dalla crescita insufficiente all'austerità recessiva

All'incontro con Monti e Stiglitz organizzato dalla fondazione di D'Alema ItalianiEuropei, il premier chiarisce qualche punto, del resto anche utilizzando una nota ufficiale [vedi Precisazioni da Palazzo Chigi 2 maggio], in merito alle generiche dichiarazioni fatte nell'ultima conferenza stampa post Consiglio dei Ministri: non si riferiva al Alfano. Bon, tutto chiarito. Però, come si spegne una pseudo polemica subito forse  se ne attiva un'altra: la costante della mancata crescita, problema che toglie il sonno, che fu invece negata negli ultimi 10-15 anni, e qui il PdL o Forza Italia c'entrano e in più il rilievo sulla carenza di cultura liberale (leggi liberalizzazioni) di una forza affermatasi nel 1994, ancora una volta  riferibile a Forza Italia o al PdL, senza del resto citarle apertamente.
Nel frattempo, Stiglitz afferma: l'austerità non corregge gli insuccessi del mercato e mantiene il  divario tra le potenzialità dell'economia e l'attuale tasso di produzione.





lunedì 26 marzo 2012

Tavola rotonda del PdL sul lavoro. Diretta video

Si chiama Più lavoro la conferenza nazionale del PdL sul lavoro, incentrata intorno al motto lavorare in più, di più e più a lungo. Diretta video dal Corriere.


imagecredit corriere.it

sabato 4 febbraio 2012

Vicenza: presunte tessere fasulle del PdL. Iscritti a propria insaputa

Notizia che dà il VicenzaToday: sono terminate le indagini sugli 8000 bollettini postali per l'iscrizione al PdL, per un ammontare di circa 87.000 euro pagati, a quanto dicono, sempre dalla stessa persona e con la stessa modalità, con gli iscritti presi dalle liste dei cacciatori. Le videocamere all'interno degli uffici postali nei quali sono stati pagati i bollettini, avrebbero identificato anche il fattorino che tra il 26 e il 28 ottobre del 2011 ha effettuato questa serie di versamenti.
E gli iscritti fino ad ora ascoltati dal magistrato, 12 secondo quanto riporta il VicenzaToday, avrebbero negato di aver mai chiesto l'iscrizione al PdL. La Procura aveva iniziato le indagini dopo la presentazione di un esposto.
Qui l'articolo completo. Qui invece tutta la cronologia degli articoli.

venerdì 1 luglio 2011

Consiglio Nazionale del PdL in diretta dall'Auditorium della Conciliazione

Per chi fosse interessato è in corso di svolgimento il Consiglio Nazionale del PdL durante il quale ci sarà anche l'investitura di Alfano. Condivido la diretta video di Repubblica TV

giovedì 19 maggio 2011

Amministrative 2011: dal PdL alla Lega, caduta del personalismo berlusconiano?

La chiama strategia della sineddoche, la figura retorica che individua la parte per il tutto: Milano per l'Italia, per esempio, oppure Berlusconi per l'Italia. A parlare è Ilvo Diamanti nel suo editoriale post elezioni amministrative La lega gregaria e lo specchio infranto.
La tesi è quella che la strategia adottata da Berlusconi in questo frangente (ma anche in quasi tutti gli altri, aggiungo), che sarebbe quella della parte per il tutto, ovvero la famosa personalizzazione, ha fallito, annichilendo il suo non-partito: cioè il PdL. Tesi forte, perchè prematura, anche se confortata da qualche dato
Neanche il 29%, a Milano. Un calo di oltre 7 punti rispetto alle Regionali del 2011. Addirittura 12 rispetto alle precedenti Comunali del 2006 (considerando insieme Fi e An).
E pure la Lega, se non altro rispetto alle regionali (vedi tabella).



Il problema è la banalizzazione, lo stereotipo, che del resto è da sempre la strategia berlusconiana. Ma ha il difetto, a sentire Diamanti, di far scomparire i leghisti. Vediamo come.

Da sempre, il successo berlusconiano poggia su alcuni pilastri che non fanno parte del cosiddetto DNA della sinistra, e sono quindi disponibili per chi voglia appropriarsene

L'individualismo, lo spirito imprenditivo, l'insofferenza verso le regole, lo Stato e il pubblico. Un'etica relativa, intrisa di gallismo e omofobia. Berlusconi ha "rappresentato" tutto questo. L'ha messo in scena sui (suoi) media. Ne è divenuto il campione esemplare. La Lega l'ha assecondato.
Non per niente il partito, che ora include nel nome la mission, ha fatto del concetto di libertà -in tutte le sue sfumature-  il punto centrale della sua politica. Questo tratto, della libertà del fare, del poter fare quello che si vuole, entra in sintonia con il fare dei leghisti, che è un fare pratico, intriso anche di un che di localismo, di insofferenza per lo straniero. In più, altro tratto di unione tra i due partiti (PdL e Lega) è il personalismo: Berlusconi per il PdL e Bossi per la Lega.
Ora, dice Diamanti, questo afflato berlusconiano degli esordi si è ristretto. Nel tempo, egli ha sempre di più accentuato il carattere personale del suo impegno politico, coagulandolo intorno alle sue vicende giudiziarie e alla sua lotta alla magistratura e abbandonando gli altri temi del suo impegno politico.
Diamanti evoca la metafora dello specchio e,a un certo punto, afferma
Una parte dell'Italia berlusconiana, però, ha guardato lo specchio e non si è riconosciuta. Così, la Moratti ha perso 11 punti percentuali rispetto alle precedenti elezioni. Finendo sotto di quasi 7 punti rispetto a Pisapia. Lassini, il campione del neo-berlusconismo aggressivo, ha racimolato 800 preferenze. Ventesimo in graduatoria. Lui, Silvio, ha quasi dimezzato le preferenze personali rispetto a cinque anni fa (e questa volta non potrà accusare i sondaggisti comunisti di aver taroccato i dati sulla sua popolarità). Allargando lo sguardo agli 11 capoluoghi delle Regioni del nord dove si è votato, il Pdl ha perduto dappertutto rispetto alle Regionali del 2011 (unica eccezione Novara) e, in misura ancor più ampia, rispetto alle Comunali del 2011. Insomma, Berlusconi è andato troppo oltre. Il suo specchio, ieri, rifletteva, in parte, il sentimento popolare. Oggi invece riflette solo i suoi interessi. Ma lui non se n'è accorto. Continua a considerarlo e a considerarsi il riassunto del senso comune.
La tesi non è certamente peregrina ma, come dicevo, prematura. Anche se le avvisaglie ci sono. Del resto, come si sa benissimo, l'onere più gravoso spetta solitamente a chi governa. Tre anni di governo nazionale non eccezionali (per dirla con un eufemismo) unito alla personalizzazione spinta bagnano le polveri della campagna elettorale, facendo perdere consensi, soprattutto al PdL, che è il partito che più da vicino si identifica con Berlusconi. Ma anche la Lega ne soffre.
A causa del suo gregarismo. E' sembrata, dice Diamanti, troppo prona all'impostazione di Berlusconi, tra guai giudiziari e affari di cuore, pur martellando con la questione del federalismo, è parsa subire troppo la scaletta preparata dal premier dimenticandosi che c'è una crisi economica in atto della quale  il popolo leghista (e anche gli altri, del resto) purtroppo non possono scordarsi.
La Lega perde peso elettorale
In 40 dei 49 comuni maggiori (di 15 mila abitanti) del Nord in cui è presente si va al ballottaggio. La Lega è scesa in misura significativa, rispetto a un anno fa. Quasi dovunque. In 9 capoluoghi di provincia su 11.
Lega fluttuante, la definisce Diamanti.
Radicata, dal punto di vista organizzativo e dell'elettorato "fedele", sale e scende sulla spinta degli elettori "infedeli". Che la scelgono e la usano in base ai momenti.
Quello che una volta si chiamava voto di protesta: solo che adesso la Lega è al governo, e invece di economia e lavoro è costretta ad occuparsi di avventure erotiche e giustizia. 
Questo insieme di fattori rende la previsione sul futuro della coalizione incerto. La Lega è diventata grande: ormai non può più essere solo una promessa, ora è al governo, deve dimostrare di saper mettere in atto quanto prometteva. Ma con il PdL impegnato nella lotta di Berlusconi contro la magistratura si dimezzano le forze disponibili per le cose che servono. E del resto, uno senza l'altro sarebbero poca cosa.Se la linea della coalizione resta solo quella di Berlusconi, che parla con voce monocorde, il destino potrebbe essere quello di due interlocutori che non parlano più, fanno parlare le pasionarie al loro posto, con la prospettiva che
parlarsi tra loro, in futuro, sarà difficile.







martedì 11 gennaio 2011

Viva l'Italia o povera Italia?

fonte globalpress.it
Tutti i giornali pubblicano oggi l'anticipazione dell'Agenzia Dire sul probabile nuovo nome e simbolo del PdL: Italia. (Sul sito è possibile vedere il logo)
Una certa dose di populismo condiva anche l'iniziale partito di Berlusconi, Forza Italia. Ma, in quel caso, l'esortativo forza serviva a incoraggiare, con il proprio ingresso in politica, nell'intento di superare le secche della Prima Repubblica. Ora l'ingresso c'è già stato e gli esortativi non servono più, servono termini che indichino un riconoscimento comune. Certo, con un partner politico che preme sull'acceleratore federalista, che mal digerisce anniversari storici, che punta al riconoscimento della propria indipendenza anche territoriale, l'idea di utilizzare il nome della nazione come nome del partito serve a bilanciare le ipotesi più separatiste.
L'impressione generale, non necessariamente legata a questi fatti, è che il richiamo all'unità del Paese è così spesso collegata ad una funzione retorica da apparire poco credibile. La si adopera spesso in situazioni di emergenza (e a dire il vero un'emergenza c'è, ma è compito dell'attuale governo rimediarvi), per creare il gruppo, per unire gli sforzi, per fare morale. E' dunque un modo per avocare a sè il ruolo di salvatori. In questo caso però salvatori da chi o cosa non si sa. E' anche vero però, che lo stratagemma di prospettare una deriva, qualora mutasse orientamento politico al governo, è più facile da utilizzare quando  si è al governo, rispetto a quando non lo si è.
Italia tenta di rafforzare e unire ancora di più e prima delle stesse azioni di governo. E' un credito sulla fiducia terminologica più che su quella pratica: mi chiamo Italia e quindi sono in favore dell'Italia.
L'appeal è probabilmente sull'elettorato che approfondisce di meno i temi politici, quello che si schiera sulla base di una contrapposizione non ragionata ma più radicata, istintiva. E' vero che appartiene a entrambi gli schieramenti il giudizio fortemente orientato, ma da una parte, cioè il centrosinistra, la storia e l'atteggiamento del competitore politico hanno un ruolo superiore rispetto all'altra, più orientata a posizioni storiche (anche per l'assenza di un leader indiscusso da contrastare). In pratica, da una parte è il leader dall'altra l'ideologia: e così, l'ideologia (di sinistra) la combatti con la retorica (di destra). Ne potrebbe derivare che per combattere (politicamente) un leader forte, occorre, dall'altra parte,  un altro leader forte.
Riporta l'Agenzia Dire che molti politologi e sondaggisti esprimono parere positivo sulla scelta. Quanto a me, spesso preferisco la sostanza alla forma. Il nome può avere la sua importanza ma ancora più importanti sono gli atti. Di solito giudico negativamente chi punta su mezzi di astuzia per strappare qualche voto o applauso. Ma si sa, la politica adesso è così.

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