Visualizzazione post con etichetta banca d'Italia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta banca d'Italia. Mostra tutti i post

lunedì 3 febbraio 2014

Come si è arrivati alla cifra di 7,5 miliardi nella rivalutazione della Banca d'Italia

Ha fatto molto discutere recentemente  la conversione in legge del cosiddetto decreto IMU-Bankitalia (decreto legge 30 novembre 2013, n. 133), con lo strascico di conseguenze legate all'applicazione della ghigliottina da parte della Presidente della Camera. Anche su giornali e blog è andata avanti e va tuttora avanti la discussione su chi ha pagato questa rivalutazione della Banca d'Italia e, in tono minore, su come si è giunti alla cifra di 7,5 miliardi di euro.
Il 12 dicembre 2013 il Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco, in audizione alla Commissione Finanze e Tesoro del Senato, spiegava i criteri della rivalutazione della Banca d'Italia che hanno portato a questa cifra   e dove sono stati presi questi soldi. Lo condivido qui sotto. 

venerdì 17 agosto 2012

La ricchezza delle Regioni: studio della Banca d'Italia sull'economia regionale. I dossier

La Banca d'Italia ha pubblicato una serie di studi sulla situazione economica delle regioni italiane nel 2011. Si tratta di venti corposi dossier che prendono in considerazione sia le caratteristiche territoriali dell'economia del nostro paese, che i suoi aspetti congiunturali con le tendenze economiche  in atto. In ogni dossier viene analizzata la situazione economica reale, la parte finanziaria privata e quella pubblica delle amministrazioni locali. Completa lo studio l'appendice statistica.
Di seguito i link disponibili sul sito Regioni.it della Conferenza delle regioni. I collegamenti rimandano a una breve introduzione in fondo alla quale è disponibile lo studio di ogni singola regione nel collegamento che comincia con Banca d'Italia: L'economia della...

lunedì 23 aprile 2012

L'oro d'Italia e la bufala della vendita delle riserve auree

Un articolo uscito sul sito Rischio calcolato (ripreso abbastanza acriticamente da No censura e Informare per resistere e da molti altri) sembrava paventare oscure manovre di vendita dell'oro nazionale. Infatti, un rapporto della Banca d'Italia, quello evidenziato nel grafico qui sotto, segnava nel periodo febbraio-marzo 2012, una variazione del valore delle riserve ufficiali. Dovuto a cosa? Si nota anche una variazione negativa del controvalore in oro di 5,6 miliardi (ma non dell'ammontare in once), spiegabile, come vedremo, con una variazione di quotazione. Ma su Rischio calcolato si fanno altre ipotesi:

A scendere, in particolare, sono state le riserve in oro, diminuite in valore di 5,669 miliardi a 98,123 miliardi al 31 marzo 2012. Si vendono l’oro e senza dire niente ai cittadini! Dov’è finito quell’oro: venduto ai russi o ai cinesi, avidi compratori di riserve auree in questo momento? Oppure è andato in pegno alla Bce come collaterale di qualcosa, su richiesta della Bundesbank sempre più terrorizzata dalle perdite potenziale del programma Target 2? 
Quanto sono attendibili queste ipotesi complottistiche? A parte che recentemente sembra che la Russia abbia venduto oro (fonte Finanza.com), dopo averne comprato molto ma in un periodo precedente.
Quanto a vendere le riserve auree italiane, ne parlava Repubblica nel novembre scorso come di ultima spiaggia, e come di un'idea che aveva solleticato a suo tempo anche Prodi: Le riserve auree sono l'ultima spiaggia.

lunedì 2 aprile 2012

Ricchi battono poveri 3 milioni a 10. I 10 italiani più ricchi hanno il patrimonio dei 3 milioni più poveri

Siccome ne scrivono i principali quotidiani sono andato a dare un'occhiata a questi occasional papers della Banca d'Italia. L'affermazione del titolo, e cioè il rapporto tra la ricchezza dei 10 italiani più ricchi e i 3 milioni più poveri è relativo ad un libro pubblicato dall'autore del paper nel 2006
In Italia i 10 individui più ricchi posseggono una quantità di ricchezza che è all’incirca equivalente a quella dei 3 milioni di italiani più poveri [Cannari e D’Alessio 2006]; ciò esemplifica il divario che anche in un paese sviluppato come il nostro separa i ricchi dai poveri.
Ma cominciamo dall'inizio. Il lavoro si intitola Ricchezza e disuguaglianza in Italia ed è pubblicato nella serie delle Questioni di Economia e Finanza e negli Occasional Papers. L'autore è Giovanni D'Alessio.
Saltiamo subito alle conclusioni:
L’Italia è un paese relativamente ricco, con un livello di disuguaglianza comparabile a quello di altri paesi europei. Le famiglie italiane mostrano una diffusa avversione alla disuguaglianza che risulta nella sostanza condivisa nei diversi strati sociali e nelle aree geografiche del paese.
[...]  Il rapporto tra la ricchezza e il reddito è all’incirca raddoppiato negli ultimi decenni; corrispondentemente è aumentato il ruolo dei redditi da capitale rispetto a quelli da lavoro. In altri termini, la ricchezza sta assumendo un ruolo via via crescente tra le risorse economiche che definiscono la condizione di benessere di un individuo. In questo quadro, è notevole che nel nostro paese il carico fiscale sulla ricchezza all’inizio degli anni duemila fosse tra i più bassi d’Europa [Cremer e Pestieau, 2003] e che, al netto dei condoni, sia diminuito sensibilmente nel corso del decennio [Banca d’Italia, 2010]

sabato 18 febbraio 2012

Intervento del Governatore della Banca d'Italia Visco all'Assiom Forex. Testo completo

imagecredit lastampa.it
Intervento del Governatore della Banca d'Italia Visco all'Assiom Forex 2012 a Parma. Due i punti centrali rimarcati dal Governatore: credito alle imprese da parte delle banche e recupero del risparmio privato che è diminuito pesantemente. Purtroppo sono due fenomeni che si alimentano e che insieme favoriscono la recessione. Soprattutto le banche, in momenti come questi, dovrebbero fare credito e microcredito alle imprese, visto che già lo Stato ci pensa a strozzarle con l'aumento dei carburanti e le imposte. E' chiaro: tutto il denaro che serve a pagare imposte e aumenti non viene immesso in circolo e non finanzia la crescita. 
Intanto, se volete leggervi l'intervento di Visco, ecco il testo completo:

Lo scorso novembre il differenziale fra il rendimento dei BTP decennali e quello degli
analoghi titoli tedeschi aveva raggiunto i 550 punti base; alla chiusura dei mercati, ieri era pari a
365 punti; nel primo semestre del 2011 era invece rimasto quasi sempre al di sotto dei 200 punti.
Le tensioni nei mercati finanziari internazionali restano alte. La difficoltà di risoluzione della crisi
della Grecia, evidente anche negli ultimi giorni, trasmette impulsi di turbolenza all’intero mercato
europeo. Le inquietudini degli investitori sui titoli di Stato italiani sono oggi attenuate rispetto ai
momenti peggiori, ma non sono dissipate.
L’attenzione dei mercati è puntata sulla capacità del nostro paese di portare avanti con
decisione il risanamento della finanza pubblica e al contempo di stimolare con riforme strutturali il
potenziale di crescita dell’economia. La strada è stata intrapresa con chiarezza d’intenti; l’opinione pubblica internazionale lo riconosce; va percorsa con perseveranza e decisione. Ma nessuno può riuscire da solo. Per ridurre il premio al rischio sui titoli pubblici dei paesi impegnati nello sforzo di stabilizzazione e rilancio produttivo occorrono decisioni comuni. È essenziale la determinazione di tutti a rinsaldare la costruzione europea.

...continua a leggere su bancaditalia.it. 

mercoledì 8 febbraio 2012

Banca d'Italia: Pil area euro in leggera crescita a gennaio

Non siamo ancora in territorio positivo ma diminuisce leggermente quello negativo: si tratta dell'indice €-coin, uno strumento sviluppato da Banca d'Italia  che
fornisce in tempo reale una stima sintetica del quadro congiunturale corrente nell’area dell’euro. €-coin esprime tale indicazione in termini di tasso di crescita trimestrale del PIL depurato dalle componenti più erratiche (stagionalità, errori di misura e volatilità di breve periodo)
In gennaio 2012  è a -0,14% mentre a dicembre 2011 si trovava a -0,20%. E' un piccolo segnale positivo, il primo da maggio dello scorso anno a quanto dicono. 

martedì 11 gennaio 2011

Viva l'Italia o povera Italia?

fonte globalpress.it
Tutti i giornali pubblicano oggi l'anticipazione dell'Agenzia Dire sul probabile nuovo nome e simbolo del PdL: Italia. (Sul sito è possibile vedere il logo)
Una certa dose di populismo condiva anche l'iniziale partito di Berlusconi, Forza Italia. Ma, in quel caso, l'esortativo forza serviva a incoraggiare, con il proprio ingresso in politica, nell'intento di superare le secche della Prima Repubblica. Ora l'ingresso c'è già stato e gli esortativi non servono più, servono termini che indichino un riconoscimento comune. Certo, con un partner politico che preme sull'acceleratore federalista, che mal digerisce anniversari storici, che punta al riconoscimento della propria indipendenza anche territoriale, l'idea di utilizzare il nome della nazione come nome del partito serve a bilanciare le ipotesi più separatiste.
L'impressione generale, non necessariamente legata a questi fatti, è che il richiamo all'unità del Paese è così spesso collegata ad una funzione retorica da apparire poco credibile. La si adopera spesso in situazioni di emergenza (e a dire il vero un'emergenza c'è, ma è compito dell'attuale governo rimediarvi), per creare il gruppo, per unire gli sforzi, per fare morale. E' dunque un modo per avocare a sè il ruolo di salvatori. In questo caso però salvatori da chi o cosa non si sa. E' anche vero però, che lo stratagemma di prospettare una deriva, qualora mutasse orientamento politico al governo, è più facile da utilizzare quando  si è al governo, rispetto a quando non lo si è.
Italia tenta di rafforzare e unire ancora di più e prima delle stesse azioni di governo. E' un credito sulla fiducia terminologica più che su quella pratica: mi chiamo Italia e quindi sono in favore dell'Italia.
L'appeal è probabilmente sull'elettorato che approfondisce di meno i temi politici, quello che si schiera sulla base di una contrapposizione non ragionata ma più radicata, istintiva. E' vero che appartiene a entrambi gli schieramenti il giudizio fortemente orientato, ma da una parte, cioè il centrosinistra, la storia e l'atteggiamento del competitore politico hanno un ruolo superiore rispetto all'altra, più orientata a posizioni storiche (anche per l'assenza di un leader indiscusso da contrastare). In pratica, da una parte è il leader dall'altra l'ideologia: e così, l'ideologia (di sinistra) la combatti con la retorica (di destra). Ne potrebbe derivare che per combattere (politicamente) un leader forte, occorre, dall'altra parte,  un altro leader forte.
Riporta l'Agenzia Dire che molti politologi e sondaggisti esprimono parere positivo sulla scelta. Quanto a me, spesso preferisco la sostanza alla forma. Il nome può avere la sua importanza ma ancora più importanti sono gli atti. Di solito giudico negativamente chi punta su mezzi di astuzia per strappare qualche voto o applauso. Ma si sa, la politica adesso è così.

giovedì 16 dicembre 2010

Rapporto della Banca d'Italia: aumento del debito e riduzione delle entrate

Nel Rapporto sulla stabilità finanziaria di dicembre 2010 la Banca d'Italia presenta un visione non troppo ottimistica della situazione italiana.
Così inizia il rapporto
"In Italia il PIL si espanderebbe a ritmi inferiori alla media dell’area dell’euro"
 e ancora
"La  crescita dell’economia mondiale prosegue ma rallenta, con andamenti eterogenei tra le diverse aree. L’attività economica è sostenuta nei paesi emergenti e in via di sviluppo – soprattutto in Cina, India e Brasile – grazie alla robusta espansione della domanda privata; è più contenuta nei paesi avanzati, con un indebolimento nella seconda metà del 2010, in particolare negli stati Uniti. La ripresa congiunturale non si è sin qui tradotta in una significativa riduzione del tasso di disoccupazione, prossimo al 10 per cento sia nell’area dell’euro sia negli  stati Uniti ."
Il rallentamento delle economie avanzate, continua,  dovuto alla contrazione dei consumi privati, proseguirà anche nel primo semestre del prossimo anno. Per il 2011, il PIL mondiale è previsto al 2,2% (era del 2,7% nel 2010) e per l'Italia invece intorno all''1%. Insomma, la crisi ancora non è passata, per FMI e analisti ma, come ammettono gli stessi esperti, fare previsioni è estremamente difficile , per l'incertezza della situazione economica. 
Una tavola degli Indicatori di Sostenibilità Finanziaria mette a confronto i vari paesi europei con alcune grandi potenze.





LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...