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sabato 25 gennaio 2014

Sovraffollamento carcerario: depenalizzazione delle droghe leggere e costituzionalità della Fini-Giovanardi

Cattive leggi possono portare conseguenze devastanti. Ma, a volte, i tentativi di rimediarvi possono portare a conseguenze addirittura peggiori. E' il caso della questione del sovraffollamento carcerario che, secondo tutta una serie di critici, si deve in buona parte  a un emendamento infilato in una legge riguardante le Olimpiadi invernali che inasprisce le pene su detenzione e spaccio delle cosiddette droghe leggere annullando, di fatto, la distinzione rispetto alle cosiddette droghe pesanti. E' la Fini-Giovanardi (art. 4-bis della legge 21 febbraio 2006, n. 49), che sposta la previsione di pena da 2 a 6 anni a da 6 a 20 anni.
Esperti del settore affermano che la crescita abnorme della popolazione carceraria sia dovuta infatti alle conseguenze di questa e di un'altra legge, la cosiddetta Bossi-Fini, che a suo tempo istituì il reato di immigrazione clandestina. Nel tentativo di rimediare alle sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo e alle sanzioni dell'UE, questo governo peggiora l'attuale situazione aumentando da 3 a 4 gli anni di condanna che possono usufruire della pena alternativa al carcere, regalando 5 mesi di sconto sulla pena (non più 3) per ogni anno di detenzione e rendendo molto più macchinoso l'arresto . Insomma, un peggioramento su tutta la linea, pur di non toccare due leggi universalmente ritenute sbagliate. Così, invece di fare la cosa più semplice, cioè abrogare sia la Fini-Giovanardi che la parte della Bossi-Fini che prevede il reato di immigrazione clandestina, il legislatore punta a far  uscire di galera  criminali potenzialmente molto pericolosi. E questo, nonostante il 12 febbraio la Fini-Giovanardi dovrà passare il vaglio della costituzionalità davanti alla Consulta, con il rischio che sarà proprio la Corte a trovare il  sistema di ridurre il sovraffollamento carcerario rendendola illegittima.

mercoledì 9 gennaio 2013

L'Europa "boccia" l'Italia su IMU e carceri

Doppia sentenza nei confronti dell'Italia da parte dell'Europa. Prima, la Corte Europea dei diritti umani, alla quale si erano rivolti sette detenuti italiani di Busto Arsizio e Piacenza, condanna l'Italia a pagare un risarcimento danni di 100 mila euro per danni morali ai sette, poi, il Commissario europeo agli Affari Sociali, Laszlo Andor, fa alcuni  rilievi  sull'IMU, giudicandola come poco progressiva e capace di aumentare la povertà. Senza dubbio si tratta di due interventi piuttosto importanti, che mostrano un altro volto dell'Europa.
Non è più l'Europa delle banche osteggiata e additata, o almeno non è solo quella, è un'Europa dei diritti che ci bacchetta e che può essere usata come riferimento virtuoso, questa volta.
Fatta questa debita osservazione, ecco in breve di cosa si tratta.

Sovraffollamento carceri. Nel primo caso si tratta di una sentenza della Corte Europea dei diritti umani contro l'Italia, per quello che viene definito un problema strutturale, il sovraffollamento nelle carceri italiane:
The Court observed that the structural and systemic nature of overcrowding emerged clearly from the terms of the declaration of a national state of emergency issued by the Italian Prime Minister in 2010. The structural nature of the problem was confirmed by the fact that several hundred applications were currently pending before the Court raising the issue of the compatibility of the conditions of detention in a number of Italian prisons with Article 3 of the Convention.[ECHR]

martedì 21 giugno 2011

Che fine ha fatto Pannella? Due mesi di digiuno per la situazione nelle carceri

credit radicali italiani
Che fine ha fatto  Marco Pannella? La televisione parla di fatti di cronaca ma dà poco risalto a quello che fa il fondatore del Partito Radicale. E', come al solito, in sciopero della fame dal 20 aprile, sciopero al quale vorrebbe aggiungere quello della sete, per protestare contro la situazione nelle carceri italiane, se non fosse che un bollettino medico stilato due giorni fa prescrive, in caso di continuazione del digiuno, la necessità di un ricovero. L'occasione per parlarne me la da Adriano Sofri sul Foglio che esordisce così
 Caro Marco Pannella, non solo stai digiunando – con breve interruzione – da quasi due mesi, ma ora hai cominciato uno sciopero della sete. Nonostante questa enormità, pressoché nessuno nei mezzi di informazione mostra di accorgersene.
Quella previsione è diventata una prescrizione: Pannella è in ospedale, come si apprende dal sito Radicali italiani
 Marco Pannella, in digiuno dal 20 aprile scorso “affinché l’Italia possa in qualche misura tornare a essere considerata una democrazia”, dalla mezzanotte di domenica è passato allo sciopero della sete ed è attualmente ricoverato in ospedale.
Il motivo dello sciopero, al quale aderiscono oltre 13 mila persone
 tra detenuti e loro familiari, agenti di Polizia penitenziaria, psicologi, volontari, avvocati, personale amministrativo, oltre a numerosi cittadini e cittadine,
è legato alla situazione nelle carceri italiane 
 per chiedere che venga varato un provvedimento di amnistia che riporti la condizione di detenzione in carcere entro standard occidentali, liberando la giustizia da milioni di processi arretrati destinati alla prescrizione.
Che la situazione delle nostre carceri sia disastrosa è di tutta evidenza, che gli imputati di processi che finiranno comunque in prescrizione è meglio che siano liberati sembrerebbe comportamento umanitario (ma ho detto sembrerebbe), che la soluzione del problema sovraffollamento delle carceri sia l'amnistia periodica beh, su questo ho qualche dubbio. Allo stesso modo della battaglia per la legalizzazione delle droghe leggere, non è dato sapere se l'amnistia contribuirà a ridurre o aumentare il numero dei reati (come non si sa se la legalizzazione contribuirà a ridurre il consumo e l'attività legata allo spaccio di droghe). Di sicuro libererà dal sovraffollamento, ma con il dubbio che aumentino i reati in concomitanza con l'uscita dalle carceri. Il tema non è di facile soluzione. Quello che è certo è che è necessario un trattamento umano anche di chi si trova in stato di detenzione.

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