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giovedì 22 marzo 2012

Il Carnevale della Chimica # 15: La chimica dei farmaci

Il tema di questa edizione del Carnevale della Chimica, la # 15, è La Chimica dei farmaci.
Per gli uomini, in genere, niente è più importante della riproduzione e della nutrizione. Ma qualcosa ci si è avvicinato: la cura delle malattie è una di queste. All'interno della nutrizione, in quelle popolazioni pre-culturali o nelle popolazioni animali, è racchiusa sia la prassi dell'alimentazione che quella della manutenzione o della cura. Cura preventiva, se vogliamo. Questa pratica è comunemente diffusa nel regno animale, ognuno di noi l'ha osservata: chi ha un gatto o un cane, avrà osservato questi fenomeni, che non sono culturali come li intendiamo noi ma appartengono ai comportamenti ereditari della specie. Gli scimpanzè, vera e propria specie di confine tra quelle a comportamento ereditario puro e quella con comportamento culturale o appreso, sono stati osservati assumere foglie o piante con un basso apporto calorico ma dalle spiccate  caratteristiche di antiparassitari [Krief et al. 2005].
L'uomo, chiaramente, da questo punto di vista rappresenta l'unica eccezione. Un momento che segna uno spartiacque nella storia della terapia medica  può essere fatto risalire al 400 a.C. In quel periodo si impone una scuola sorta intorno a un grande studioso: Ippocrate. A lui e alla sua scuola si fa risalire De morbo sacro (Sulla malattia sacra) in cui si afferma:
Per quanto concerne la cosiddetta malattia sacra le cose stanno così: per nulla la ritengo più divina delle altre malattie o più sacra, ma anch'essa scaturisce da una causa naturale come le altre malattie.  Sono stati la perplessità e lo stupore a indurre gli uomini a crederla divina; perchè non assomiglia in nulla alle altre malattie.[1]
imagecredit mnews.it
E' il passaggio dal sacro al profano, dalla malattia come punizione alla malattia come perturbazione dell'equilibrio naturale dell'organismo. E quale malattia più dell'epilessia poteva assurgere a malattia sacra per eccellenza? Anche Gesù, 400 anni dopo Ippocrate, ancora  guarisce gli epilettici scacciando i loro spiriti maligni, a significare la persistenza di questa convinzione che resiste ancora oggi negli esorcismi. Ma non si creda che gli ippocratici fossero ostili alla religione. E' vero il contrario: ritengono che cercare di guarire le malattie ponendosi allo stesso livello degli dei sia offensivo; bisogna mettersi al di sotto e cercare la cura tra le cose  materiali, nella natura. 
L'esperienza è la vera guida del medico ippocratico: non la pratica magica e nemmeno le teorie scientifiche. E l'alimentazione è il metodo capace di guidare l'uomo lungo la strada della salute: la dieta non è soltanto l'elenco dei cibi permessi è la giusta misura, giusta misura che si ottiene con l'esperienza  che si materializza poi nella techne.
Dalla teoria dei 4 umori, caldo, freddo, umido e asciutto, che il medico ippocratico ritrova nel sangue, nel muco, nella bile gialla, e nella bile  nera, discende la diagnosi e può anche stabilirsi la terapia: la malattia è una perturbazione, il medico non deve fare altro che ripristinare l'equilibrio spezzato.
La dieta come base fondante della terapia medica è però opposta all'uso dei farmaci. Il pharmakon è, allo stesso tempo, pianta officinale e veleno o amuleto. Molti medici, come ad esempio Asclpeiade, ritengono che il farmaco  danneggi lo stomaco e contenga umori cattivi mentre altri invece, Pedanio Dioscoride, scrivono trattati di farmacologia. In Sulla Materia medica descriverà oltre 600 tra piante officinali e rimedi minerali o di origine animale, opera notevole se ancora nel XVI secolo, per lui che la scrisse nel 100 d.C., era usata come libro di testo.
Come non citare infine Galeno e lasciarvi, oltre che con il peso dei suoi studi anche con un suo racconto aneddotico riguardante antidoti e re: era prassi di reggenti e potenti, timorosi di essere assassinati (un po' come accade ai giorni nostri, i despoti hanno sempre paura di essere uccisi), cercare di acquisire un'immunità ai veleni provando tutti i farmaci che vantavano qualche successo. E ogni volta che pensavano di averne trovato uno lo univano a quelli già conosciuti per ottenere infine un antidoto universale contro tutti i veleni. La cosa andò oltre ogni rosea aspettativa e l'immunità ai veleni che raggiunse uno di questi re, Mitridate VI re del Ponto, fu tale che,  caduto nelle mani dei romani e non volendosi far catturare vivo, volle suicidarsi con del veleno ma non riuscendovi dovette ricorrere alla spada di un suo soldato.


Bene, questa era solo una piccola introduzione al tema di oggi,  la chimica dei farmaci, e alla constatazione di quanto siano stati importanti i farmaci nella storia dell'uomo e a quante discipline siano state coinvolte nella loro ricerca. Non c'è niente di meglio per spingerci a cercare la soluzione a qualcosa di un bel problema, a maggior ragione se quel problema riguarda la nostra salute. Con il pungolo del benessere e della cura l'uomo ha investigato questa cosa complessa che è un organismo vivente per cercare di conservare quella cosa cui tutti, in definitiva, riservano il valore più alto: la salute.  

mercoledì 29 febbraio 2012

La chimica dei farmaci, tema del Carnevale della Chimica #15 di marzo 2012

Spesso, quando si vogliano scoprire le origini delle moderne discipline scientifiche, non è infrequente che si arrivi a un punto nel quale la disciplina che si stava studiando si mescola e unisce ad altre, sino a formare un tutto unico non facilmente districabile. 
Questo avviene anche al tema che introdurrò oggi e che costituisce l'argomento portante del prossimo Carnevale della Chimica: La chimica dei farmaci.
Per esempio, in questo caso la storia della chimica farmaceutica si unisce e mescola in maniera a volte indissolubile alla storia della medicina e alla storia della chimica tout court, e all'alchimia quale suo antenato.

Papiro di Ebers
imagecredit it.wikipedia.org
Uno dei più antichi documenti sulla chimica farmaceutica disponibile in forma scritta risale al secondo millennio a.C. ed è opera di studiosi egiziani, di quella mezzaluna fertile culla di civiltà e cultura. Si chiama Papiro di Ebers e contiene formule per le più svariate patologie. Certamente vi si ritrovano superstizione e magia, ma sono rintracciabili anche momenti più legati alla pratica e all'osservazione.
E che l'Egitto sia legato alla chimica sembrerebbe dimostrarlo anche quella che alcuni ipotizzano essere l'etimologia della parola: Kham, che vuol dire nero, riferendosi al limo trasportato delle inondazioni del Nilo, da cui Khemeya che assunse il significato di arte (della terra) egizia presso i greci.
Al di là delle questioni etimologiche vale invece riconoscere la continuità storica e culturale della ricerca umana, sempre improntata alla soluzione di problemi e alla ricerca di spiegazioni. La conoscenza è il movente principale che si ritrova sempre, il metodo invece varia a seconda delle epoche considerate.
Ma, allargando lo sguardo, non solo di chimica dei farmaci potremo parlare ma di chimica dei medicamenti in genere, a cominciare dai fitoterapici, antenati dei moderni farmaci ma anche, di volta in volta, rappresentanti  di quella farmacologia naturale che si vuole erroneamente innocua dal punto di vista tossicologico, per continuare con gli integratori alimentari, categoria che accoglie anche rimedi erboristici dalle decantate virtù pubblicitarie che però sfuggono la lunga procedura di approvazione di un farmaco rifugiandosi nell'integrazione alimentare, fino ai veri e propri ricettari medicamentosi dell'ortolano con l'elenco di tutte le proprietà terapeutiche dei vegetali che comunemente, o quasi, consumiamo.
Certo, lungo questa storia millenaria e interessantissima, si ritrovano momenti fondamentali che segnano dei veri e propri spartiacque nella storia della farmacologia: i vaccini, gli antibiotici, gli anestetici. Senza contare le nuove frontiere della farmacologia dell'era post-genomica, dall'ingegneria tissutale ai materiali che si auto-modificano.
Vi sono poi quei marchi di fabbrica che hanno assunto il ruolo di nome comune e che hanno vissuto recentemente una seconda giovinezza, penso per esempio all'Aspirina.
Insomma, di cose da dire e da scoprire ce n'è in abbondanza. Al pari della chimica in cucina, nonostante in questo caso molti di noi vorrebbero, a volte, non averne avuto bisogno, i farmaci, i fitoterapici e gli integratori fanno parte abituale della nostra dieta, hanno contribuito in molti casi a migliorarla e in molti altri solo a impoverire le nostre tasche.
Il Carnevale della Chimica di riferimento è il # 15 e si terrà sul blog Questione della decisione.
Come al solito, l'argomento segnala solo un indirizzo preferenziale e sono accolti con altrettanto entusiasmo tutti i pezzi chimici che la vostra fantasia vorrà partorire.
La data massima entro cui inviarli è il 22 marzo, ma se inviate i lavori un po' prima è meglio.
L'indirizzo al quale inviarli è paolopasc at libero dot it.
Vi aspetto.



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Fonti:
laRicerca
it.wikipedia
P. Barbetti, M.G. Quaglia, L'analisi qualitativa in chimica farmaceutica..., Galeno editrice
Cose di scienza

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