La recente querelle relativa alle prescrizioni mediche che non dovrebbero contenere il nome del farmaco ma solo il principio attivo, norma presente all'interno del decreto sulla spending review approvato in Senato, mi fa venire in mente una domanda fondamentale: ma i farmaci generici, a minor costo rispetto ai loro omologhi originatori, e verso i quali si vorrebbe maggiormente indirizzare i medici, sono perfettamente equivalenti agli originali?
Il farmaco equivalente è stato introdotto in italia nel 1995, con la legge 28/12/1995 n. 549, art. 3 comma 130. Si tratta di un farmaco, equivalente all'originatore, che può essere prodotto e messo in commercio una volta che sia esaurita la protezione del brevetto. La legge prescrive che i farmaci cosiddetti generici siano "bioequivalenti rispetto a una specialita' medicinale gia' autorizzata con la stessa composizione quali-quantitativa in principi attivi, la stessa forma farmaceutica e le stesse indicazioni terapeutiche".
Posto questo vincolo è allora sempre e sicuramente vero che farmaco originatore e farmaco bioequivalente sono sempre uguali, come efficacia terapeutica, biodisponibilità, escrezione, effetti collaterali e così via?
