In Italia esiste una spiccata predilezione per rimanere a bocca aperta. Lo stupore è uno degli atteggiamenti preferiti verso gli eventi della vita, compresi quelli del territorio in cui si vive. A questo si unisce una certa qual difficoltà a distinguere tra ciò che si sa e ciò che si fa. Forse alcuni ritengono che sapere sia, ipso facto, fare verbo, quest'ultimo, molto apprezzato recentemente, anche se scarsamente utilizzato. Ma sapere aiuta solo a fare e dunque se non si fa, le cose rimangono esattamente come se non si sapesse nulla. I commenti che si sentono dopo eventi naturali e tragici come quello di questi giorni in Sardegna sono sempre gli stessi, tutti improntati alla tutela e messa in sicurezza del territorio. Che però continua a fare vittime.
Per dimostrare che a livello di conoscenze teoriche e applicazioni pratiche siamo a posto consiglio due lavori dell'ISPRA, il primo (che condivido qui sotto) sulle Linee guida in presenza di dissesto idrogeologico e il secondo sull'Aggiornamento delle mappe di pericolosità e rischio alluvioni.
Per chi volesse vedere le mappe del rischio idro-geologico in Italia si può leggere qui.
Molto utile anche un rapporto di Legambiente del 2012, che condivido ugualmente qui sotto. Altro materiale interessante è il rapporto dell'Agenzia Ambientale Europea dal titolo Climate change, impacts and vulnerability in Europe 2012.
Come dire, le conoscenze ci sono e probabilmente anche le capacità operative: cosa manca allora?

