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mercoledì 8 giugno 2011

Tutte le centrali nucleari del mondo: mappa interattiva più animazione

Condivido questa interessante mappa delle centrali nucleari nel mondo, con cronologia animata, aggiornata al 26 aprile 2011, da Climate central. Interessante la ricerca sulla mappa per nuove centrali da costruire o per centrali la cui costruzione è stata sospesa. La mappa è completamente navigabile.




Completo il post con un filmato, agghiacciante, su tutti i test nucleari realizzati dal dopoguerra al 1998. Lo ha scovato Alessio Cimarelli e lo ha postato su Vortex vacui. Il filmato è la drammatica sequenza di tutte le esplosioni dovute ai test sulle armi atomiche. E' da osservare, en passant, che le esplosioni rilasciano radioattività.

domenica 5 giugno 2011

Infografica dei tre più grandi incidenti nucleari: Three mile island, Chernobyl, Fukushima

I tre più grandi incidenti nucleari a confronto e l'area di contaminazione radioattiva in seguito all'incidente di Chernobyl. Alcuni dati su Chernobyl. 

  • 400 volte la radioattività emessa dall'ordigno nucleare fatto esplodere ad Hiroshima alla fine della 2° guerra mondiale.
  • Negli anni '50 e '60 del secolo scorso, i test sugli ordigni nucleari hanno rilasciato da 100 a 1000 volte più radiazione nell'ambiente di quanto abbia fatto Chernobyl.
  • Ancora oggi (e chissà per quanto) una zona di esclusione con un  raggio di 30 chilometri, non abitabile, circonda Chernobyl.
  • Fonti ufficiali affermano che lo smantellamento della centrale di Chernobyl durerà fino al  2065.





 Chernobyl disaster infographic
Source:LiveScience

sabato 4 giugno 2011

Fossili contro nucleare: cosa uccide di più? Impatto sulla salute delle diverse fonti di energia

E' certo che non è una cosa semplice riuscire a dirimere la questione che sta interessando enormemente in questi ultimi tempi l'opinione pubblica, specie dopo i tremendi fatti giapponesi e dopo la serie di reazioni che si sono succedute  a quei fatti: moratoria e sentenza della Corte di Cassazione. Parlo del nucleare.
Ma il nucleare è sicuro o no?
E ancora: è più o meno sicuro dei combustibili fossili?
E' uno spauracchio dovuto all'enorme impatto emotivo che il recente incidente alle centrali di Fukushima ha scatenato?
Esiste una parola certa dalla scienza, che attutisca l'effetto emotivo e faccia trionfare la ragione?
No.
Non c'è modo di sapere se il nucleare è meglio o peggio del fossile!
Non c'è modo di sapere se il nucleare ha causato o potrebbe potenzialmente causare più o meno morbosità (percentuale di ammalati rispetto alla popolazione) del fossile!
O meglio, i dati ci sono, ma ogni fazione li interpreta a proprio favore.
Ho scritto diversi articoli (Ancora sul nucleare: costi, sicurezza, convenienza, I costi di una centrale nucleare, o anche questo Cento domande sul nucleare di Annarita Ruberto su Scientificando oppure, sempre di Annarita, questa Intervista a Rubbia),  tutti più o meno, in vario modo, contro il nucleare. Ora, stimolato da una trasmissione e da alcuni dati, ho provato a cercare anche nella direzione che rimane quando si elimina il nucleare: cioè il fossile. Non penso che possa valere in questo caso l'equazione siccome il fossile inquina meglio il nucleare. La mia ricerca verte sulla risposta alla domanda: il nucleare è più o meno sicuro dei combustibili fossili? Ma questa risposta, apparentemente, non esiste. Il nucleare spaventa anzi, terrorizza, per la sua funesta capacità di agire per generazioni, di colpire non solo chi ha la sventura di trovarsi nelle sue vicinanze ma anche le generazioni che verranno dopo. Terrorizza perchè, potenzialmente, può distruggere non solo le vite di chi irradia direttamente, ma anche quelle che nasceranno da quelle persone. La capacità della radioattività di modificare il genoma la rende un temibile artefice di distruzione presente e futura. Contrariamente all'inquinamento da combustibile fossile, almeno finchè non si produrranno conseguenze immodificabili al clima.
Ora, siccome in questa volontà di capire non voglio essere vittima di una conoscenza pregiudizievole, intendo osservare da vicino anche le temibili conseguenze dell'utilizzo di combustibili fossili sulla mortalità e morbosità umane. A questo scopo utilizzo dati del World Health Organization.
Uno dei più eclatanti è il numero di vittime causate dal fossile. Faccio riferimento alla Scheda n. 313 del WHO: Air quality and health, che inizia così
Air pollution is a major environmental risk to health and is estimated to cause approximately 2 million premature deaths worldwide per year.
( L'inquinamento dell'aria è uno dei principali rischi  ambientali per la salute e si ritiene causi circa 2 milioni di morti premature ogni anno in tutto il mondo).
Se la cosa non fa tremare i polsi, poco ci manca. Milioni di morti premature ogni anno, riconducibili all'inquinamento da combustibili fossili. Un'altra tabella trovata in rete (basata su dati WHO per quanto riguarda l'inquinamento, non citata per gli altri casi) è ancora più esplicativa: si tratta delle morti per terawattora di energia prodotta, a seconda del combustibile

credit big next future

Anche qui, i dati sono molto chiari e impressionanti: il nucleare, dal quale si ricava quasi il 6% dell'energia mondiale, ha causato 0,04 morti per Twh, contro le 161 del carbone (media mondiale). Perchè, allora, il nucleare è il combustibile che terrorizza di più? 
Probabilmente vi è un concorso di molte cause, non ultime quelle derivanti dall'utilizzo di ordigni atomici durante la seconda guerra mondiale, dalla visione dei danni provocati dagli ordigni atomici, dei danni provocati al patrimonio genetico delle nuove generazioni e delle terribili conseguenze sulla loro vita.  Inoltre vi è il problema delle scorie nucleari, e il lunghissimo tempo di dimezzamento. Ma, i nudi dati, sembrerebbero raccontare anche un'altra storia. E' quello che racconta anche quest'altra tabella, che traggo sempre da next big future e che è stata realizzata dal New Scientist.

credit big next future

Un lavoro della Iaea (International atomic energy agency), che riguarda mortalità e morbosità dei vari combustibili,  è sostanzialmente sulla stessa linea

Un altro lavoro della Iaea, indaga anche sui possibili effetti ambientali del nucleare, ovvero sulle radiazioni che dovrebbero subire le popolazioni che vivono nei pressi, ma anche qui i dati sono più contrari ai combustibili fossili (carbone) che al nucleare
These studies show that in a population of one
million people, who would have a total normal cancer
mortality rate of about 1750 a year, there is a risk of an
additional 1—5 fatal cancers a year if one kilowatt of
electricity is generated per person from coal-fired
power plants. If that kilowatt came exclusively from
nuclear sources, however, the risk would be about
0.5—1 additional cancer deaths (i.e. between one-fifth
to one-half of the estimated risk from coal).
Vi è un rischio aggiuntivo, di mortalità dovuta al cancro, superiore per una centrale a carbone (da 1 a 5 casi in più) rispetto a una centrale nucleare (da 0,5 a 1 casi in più). Insomma, i dati macroscopici non sembrerebbero così contrari al nucleare, effetto incidenti tipo Fukushima o Chernobyl a parte. Ma, al di là dell'aspetto emotivo legato al  nucleare e agli avvenimenti recenti, per me sarebbe importante sapere se, veramente, al nucleare sono legati maggiori rischi, anche solo potenziali, rispetto ai combustibili fossili, oppure se è invece all'opera quello stesso modo di pensare che ci porta erroneamente  a considerare, dopo un tragico incidente, come più pericoloso un viaggio in aereo che un viaggio in automobile, nonostante la statistica dica il contrario.
Questo lavoro non vuole essere esaustivo ma soltanto invitare a riflettere. Del resto, mancandoci molti dati e non sapendo di chi fidarci, non possiamo far altro che continuare a giudicare per via emotiva:  ma non è detto che sia la migliore strategia.

venerdì 3 giugno 2011

lunedì 30 maggio 2011

La Germania lascia il nucleare

Ha un che di clamoroso la decisione della Germania di abbandonare il nucleare e fermare, entro il 2022, tutte le centrali attive nel territorio tedesco.
In Germania, secondo i dati del WNA (World Nuclear Association) vi sono 40 centrali nucleari, di cui 17 attive, 19 arrestate  e  4 sospese. Da quello che riferisce Repubblica, solo 3 centrali rimarranno attive sino al 2022, le più nuove, 6 fino al 2021 e le altre saranno chiuse entro quest'anno, inoltre quelle in manutenzione non saranno più riattivate. La Germania produce circa il 22% dell'energia dal nucleare, fonte che dovrà essere sostituita ed è  la prima nazione industrializzata che manifesta l'intento di abbandonare del tutto il nucleare in poco più di 10 anni. I fatti di Fukushima sono stati fondamentali nella decisione del governo tedesco. In realtà, già nel 2010 la Cancelliera Angela Merkel aveva deciso di sospendere tutte le centrali  entro il 2036: il disastro di Fukushima ha fatto anticipare i tempi.
L'annuncio è stato dato dal Ministro dell'Ambiente Norbert Nottgen dopo una riunione con i membri della coalizione durata fino alle prime ore di questa mattina e fa seguito alle numerose proteste degli ambientalisti. Inoltre, il Ministro riferisce che la tassa sul combustibile esausto, dalla quale si pensa di ricavare 2,3 miliardi di euro, potrebbe rimanere nonostante il piano di dismissione.
La reazione dell'industria del settore non è stata positiva, affermando che l'uscita anticipata avrà un risvolto negativo sull'intera industria tedesca.



Fonti
WNA
Repubblica
BBC

lunedì 2 maggio 2011

Ancora sul nucleare: costi, sicurezza, convenienza

Nelle continue discussioni sulla produzione di energia dal nucleare, si sente spesso affermare che noi siamo costretti a comprare energia  dalla Francia pagandola salata ma, secondo due autori [Armaroli, Balzani 2009] le cose stanno diversamente
Nulla di più falso: è la Francia che è costretta a vendere ai Paesi limitrofi elettricità a basso costo durante la notte, per liberarsi del surplus prodotto dai propri impianti.
Infatti, continuano i due autori, il nucleare non si può accendere e spegnere a piacimento ma eroga una quantità di energia più o meno costante. 
In altri articoli avevo scritto che rapporti di agenzie internazionali danno l'energia nucleare dei prossimi anni come attorno al 7% del totale, partendo da un 6% attuale. Non si prevede un grosso sviluppo perchè l'energia prodotta da questa fonte  non è poi così conveniente. Però, nonostante il basso interesse degli investitori in assenza di contributi statali, questo genere di produzione di energia ha raccolto qualcosa come il 60% dei fondi in ricerca e sviluppo [1], sottraendoli ad altri sistemi più puliti, economici e sicuri.

La fonte nucleare rappresenta attualmente  il 6%  dell'energia primaria e il 15% di quella elettrica. Il nucleare ha avuto il momento di massimo splendore dalla fine degli anni 50 al disastro di Chernobyl, poi la costruzione è calata di molto: 423 reattori nel 1986, 440 oggi. In costruzione ci sono 31 centrali nucleari, ma molte altre stanno per essere dismesse. In più, l'incidente ai reattori di Fukushima ha fatto decidere  molti governi ad attuare un severo controllo di sicurezza sugli impianti esistenti, la maggior parte dei quali con almeno 20 anni di vita. Non vi è quindi, ragionevolmente, molto spazio per la produzione energetica da questa fonte nel futuro. La cosa è anche comprensibile.

photo ecoo.it
Le scorie.
Per esempio se uno pensa al problema delle scorie radioattive: smaltirle costa molto.
Le scorie nucleari possono essere a bassa e media radioattività oppure ad alta radioattività. Le prime sono quelle rappresentate da tutti quei presidi di contenimento o difesa, in pratica le parti di un reattore dismesso, oppure i terreni contaminati, o le attrezzature utilizzate nella centrale, insomma tutti quegli oggetti che sono venuti a contatto con le radiazioni nucleari. Le seconde sono invece costituite dal combustibile nucleare esausto. Questo combustibile, a causa del calore che ancora sprigiona e che potrebbe innescare una reazione a catena, deve essere mantenuto raffreddato in speciali contenitori per almeno 10 anni, prima di essere immagazzinato in un deposito di sicurezza.
A titolo di esempio, una centrale da 1000 MW (megawatt) è in grado di produrre fino a 30 tonnellate di scorie radioattive. La composizione di queste scorie vede al primo posto l'uranio  per il 94% e l'1% è costituito dal plutonio. Queste scorie sono altamente pericolose e rappresentano un problema notevolissimo anche a causa dell'elevato tempo di dimezzamento di quasi tutti gli elementi che le compongono.
Gli Stati Uniti hanno cominciato a porsi il problema di trovare un posto sicuro per lo stoccaggio sin dagli anni 70 del secolo scorso. Nel 1978 si è individuato un sito nel Nevada, a 150 chilometri da Las Vegas: Yucca Mountain. Sono cominciati i lavori e si sono spesi circa 60 miliardi di dollari. La consegna è prevista per il 2017 , con un ulteriore investimento di 15 miliardi, ma finora non una sola tonnellata delle 45.000 di scorie prodotte dalle 104 centrali nucleari americane  è stata immagazzinata. Quando si potrà farlo, nel 2017, le tonnellate saranno diventate 85.000 mentre la capienza del sito sarà di 70.000 cosicchè, ancora prima di finirlo, è già pieno. Al ritmo con cui si producono le scorie nel mondo, ci sarebbe necessità di un deposito come quello di Yucca ogni due anni, mentre gli americani non sono riusciti a costruirne uno in 40 anni.
Per intanto, le scorie rimangono nelle centrali, con tutti i rischi connessi.

Convenienza.
L'uranio è presente sulla terra in ragione di 3 ppm ovvero 3 grammi ogni tonnellata. Non si può però estrarre roccia con un tasso di uranio di questo genere perchè non sarebbe conveniente, ce ne vogliono almeno 500 grammi per tonnellata. Attualmente, la produzione di uranio è molto al di sotto della domanda: circa 40.000 tonnellate prodotte a fronte di 70.000 richieste. Per questo motivo, nei primi anni del 2000, il prezzo dell'uranio è aumentato di sette volte.
Una centrale standard ha bisogno di circa 160 tonnellate di uranio all'anno. Se la base è una roccia con una concentrazione di 1 chilogrammo di uranio per tonnellata ci vogliono 160 mila tonnellate. Il materiale viene quindi raffinato per arrivare a una concentrazione dell'80% di ossidi di uranio del tipo U3O8. Quello che rimane dopo il trattamento, che non è poco, cioè più di 159 mila tonnellate, è un rifiuto speciale perchè contiene elementi radioattivi e deve essere smaltito con attenzione.
Dopo averlo raffinato bisogna addizionarlo con 235U, infatti il solo 238U non è in grado di avviare la reazione. L'arricchimento dell'uranio è un processo molto costoso, anche in termini energetici e permette a chi possiede uno di questi impianti detti di ultracentrifugazione, di produrre il combustibile, che non si usa solo a scopi civili.
Durante l'arricchimento l' U3O8 è trasformato in esafluoruro di uranio UF6 e poi in barrette di diossido di uranio UO2. Queste barrette hanno le dimensioni di pochi centimetri e vengono a loro volta inserite in barre di zirconio. Ogni 1000 MW occorrono 50 mila di queste barre, da rinnovare ogni 3 anni.
Inoltre, non solo costa molto preparare il materiale fissile ma costa molto anche smantellare una centrale. Si stima che il costo energetico sia 10 volte superiore a quello necessario per smantellare una centrale a gas: 250 PJ (petajoule, 1015 joules). Per questi motivi, quello  che gli anglosassoni chiamano il payback time energetico ovvero il tempo necessario a restituire l'energia impiegata, si aggirerebbe sui 7 anni: prima di quel tempo è più l'energia immessa di quella ottenuta. Lo studio è di alcuni ricercatori australiani [1]. Curiosità sull'Australia: è il paese con la maggior quantità di uranio al mondo, ma non ha centrali nucleari.
(continua...)

[1] N. Armaroli, V. Balzani, Energia per l'astronave Terra, Milano 2009

sabato 30 aprile 2011

I costi di una centrale nucleare

Il MIT ha pubblicato un rapporto nel 2003 dal titolo The future of nuclear power. Nel 2009 ha aggiornato quello studio. Tra gli aspetti essenziali curati nella pubblicazione vi sono
The important challenges examined were (1) cost, (2) safety, (3) waste
management, and (4) proliferation risk. In addition, the report examined
technology opportunities and needs, and offered recommendations for research, development, and demonstration.
Vi mostro alcune delle tabelle dello studio, relative al costo comparativo di una centrale nucleare, una a carbone e una a gas e dell'energia elettrica che producono, aggiornate al 2009


Il costo di costruzione overnight [A] (esclusi interessi), come si vede, oltre essere superiore nel caso del nucleare sin dal 2003, nel 2009 è raddoppiato, aumentando il divario con carbone e gas. Il costo del combustibile  nucleare [B] invece è inferiore anche a quello del carbone.Il costo per kWh [C] è più alto per il nucleare mentre per carbone e gas è quasi identico. E' da notare però che, contrariamente a quello che succede per carbone  e gas, gravati del costo di emissione di CO2 [D], il nucleare non sopporta questo costo. Da notare che però il nucleare sopporta un costo da capitale [E] che gli altri combustibili non hanno, causato dal maggior impegno finanziario di una centrale nucleare.
Quest'altra tabella illustra le previsioni sulla capacità  elettrica fino al 2050, con un totale mondiale di 1000 GWe (Gigawattelettrici)



Un aspetto importante da considerare è anche  lo smantellamento di una centrale nucleare. Molto spesso questo costo è interamente a carico dello Stato, almeno è quello che è successo in Gran Bretagna
Nel gennaio del 2007, per esempio, le autorità britanniche hanno annunciato che lo smantellamento e la chiusura delle loro centrali obsolete sarebbero costati all'incirca 125 miliardi di euro: una cifra esorbitante che avrebbe dovuto essere interamente assorbita dallo Stato, dato che al momento debito tale somma non era stata ricaricata sulle tariffe dell'elettricità generata dai relativi reattori. Le attività di smantellamento dureranno più di 125 anni, e c'è da spettarsi che la cifra definitiva si rivelerà nettamente più alta.[1]
E noi lo sappiamo bene, perchè le centrali nucleari italiane chiuse dopo il referendum dell'87 sono ancora in fase di smantellamento.
Che il nucleare non sia poi così redditizio lo rivelano alcune dichiarazioni di imprenditori che affermano, senza mezze misure, che solo grazie agli incentivi e investimenti pubblici si convinceranno a costruire le centrali e chiedono che i governi si facciano garanti della redditività di una centrale nucleare.
Come ha di recente confermato John Rowe, presidente di Exelon Corporation, il maggior operatore nucleare degli Stati Uniti. Durante un intervento alla Brookings Institution, nel febbraio del 2008, Rowe ha dichiarato: "Noi non intendiamo costruire nuove centrali nucleari senza avalli finanziari statali". [1]
 Insomma, cosa spinge alla costruzione di centrali nucleari? La volontà di diversificare la produzione di energia elettrica per non dover affrontare una drammatica emergenza in caso di esaurimento o impossibilità di rifornimento del combustibile principale? A causa delle nuove normative internazionali sulle emissioni di CO2 che graveranno sui combustibili fossili? Non è facile dare una risposta, nè è  facile credere alla buona fede di chi propone questa tecnologia visto lo stratagemma usato per fermare il referendum. A tutt'oggi il parere degli esperti non è uniforme, mancano autorità credibili che forniscano dati imparziali. Comunque una cosa è certa: tutti i grandi paesi industrializzati hanno centrali nucleari. Però se questo significa qualcosa in termini di sicurezza o convenienza del nucleare rispetto alle altre fonti di produzione energetica,  non so dire.

[1] M. Coderch, N. Almiron, Il miraggio nucleare, Bruno Mondadori 2011

mercoledì 27 aprile 2011

Berlusconi, tra Libia e nucleare a Ballarò

Libia e nucleare, con l'intermezzo della manovra aggiuntiva. Ecco i temi di Ballarò di ieri.
Sgradita ai leghisti la partecipazione dell'Italia ai bombardamenti sulla Libia.
Sgradita agli italiani, almeno quelli del referendum, la manovra del governo per evitare il referendum.
Sgradita a tutti la manovra finanziaria se prevede tagli o nuove tasse.

Ma forse, una delle poche cose buone è appunto questa: dichiarare apertamente che si vogliono evitare i referendum su alcune iniziative del governo. Ma la volontà popolare dovrebbe essere sovrana, anche al di là dei governi di turno. O no?
Forse noi non sappiamo bene qual è il nostro interesse, o forse siamo influenzati dalle reazioni emotive dei fatti di Fukushima. Una cosa certa è che anche tra i cosiddetti esperti le idee in tema centrali nucleari non sono molto più chiare.
In più, sulla Libia, non vorrei che gli alleati facessero ancora una volta lo stesso errore, quello fatto in Afghanistan, in Iraq e in tanti altri paesi. Non vi è nessuna garanzia che un governo degli insorti possa essere un governo democratico  anche se, rispetto a quello esistente del colonnello, è lecito e doveroso provarci. Non so però se con ogni mezzo e ad ogni costo.

C'è da dire che le rivoluzioni (democratiche e non), come la storia insegna, raramente avvengono pacificamente.


martedì 26 aprile 2011

Berlusconi ammette: la moratoria sul nucleare solo per evitare il referendum

In conferenza stampa dopo il vertice Italia Francia, Silvio Berlusconi, parlando della moratoria sul nucleare, che probabilmente ne ha anticipata una simile sull'acqua, ammette
"La gente era contraria, fare il referendum adesso avrebbe significato eliminare per sempre la scelta del nucleare"[1]
E ancora
 "L'accadimento giapponese ha spaventato ulteriormente i nostri cittadini. Se fossimo andati oggi al referendum, non avremmo avuto il nucleare in Italia per tanti anni. Per questo abbiamo deciso di adottare la moratoria, per chiarire la situazione giapponese e tornare tra due anni a un'opinione pubblica conscia della necessità nucleare" [1]
Attualmente, l'energia fornita dal nucleare ammonta al 7% di tutta l'energia mondiale, e previsioni degli esperti affermano che si arriverà nei prossimi anni a un 8% circa. 
Sul Fatto Quotidiano di qualche tempo fa escono alcuni dati relativi alla quantità di energia, fornita dal nucleare, che importiamo dalla Francia e da altri paesi. I dati sono quelli forniti dalla Terna (il gestore della rete elettrica)  e riguardano l'anno 2009

  • 317.602 Gwh (gigawatt/ora)
  • 278.880 Gwh prodotti internamente (87,8%)
  • 44.000 Gwh importati, di cui  10.701 Gwh dalla Francia,  24.473 la Svizzera e 6.712 la Slovenia
Essendo che Francia, Svizzera e Slovenia producono, rispettivamente il  75%, il 39,5% e il 38% di tutta l'elettricità con il nucleare, noi importiamo rispettivamente un 2,5%, un 3,05% e uno 0,8% di energia da fonte nucleare, per un totale di 6,35% di tutta l'energia che importiamo fornita da centrali nucleari. In realtà questi sono conteggi per eccesso perchè dati forniti dal Gestore Servizi Elettrici parlano di un 1,5% proveniente dal nucleare. Comunque, più che il dato in sè, occorrerebbe verificare se e quanto questo 13% circa di energia che importiamo rende conto del maggior costo della corrente elettrica in Italia oppure, come temo, anche con la costruzione di centrali nucleari in Italia il costo dell'energia rimarrà comunque alto.



martedì 19 aprile 2011

Centrale nucleare di Chernobyl: il vecchio sarcofago si sta deteriorando e ne serve uno nuovo

A 25 anni dal disastro nucleare di Chernobyl, si scopre che il sarcofago che riveste il materiale radioattivo del reattore 4 si sta deteriorando e ne serve uno nuovo. Il governo dell'Ucraina ha organizzato una Conferenza dei Donatori per raccogliere i fondi necessari e finora, dei 740 milioni di euro richiesti, ne hanno ottenuti 550.
Per la verità la necessità di una nuova struttura di contenimento si era manifestata già 4 anni fa, e quella odierna è solo la continuazione della ricerca di fondi.
Sembra quasi che, per la quantità di energia che fornisce nel mondo (circa il 7% del totale), il nucleare sia un problema continuo. Tanto più che esempi di eventi imprevedibili e a rischio di essere ingestibili li stiamo vivendo in questi giorni con Fukushima.
La Conferenza mondiale organizzata dalla IAEA e la moratoria italiana sulla costruzione di nuove centrali è un'ottima occasione per riflettere seriamente sul rapporto rischi-benefici dell'energia elettrica dal nucleare a fissione.


Le soluzioni previste in questi casi consistono nell'affogare il materiale in un contenitore che trattenga le radiazioni nucleari e che, nello stesso tempo, resista agli eventi naturali o eventualmente agli attentati. Non è possibile disarmarlo, renderlo innocuo, si può solo ingabbiarlo. E' questo il forte rischio sempre presente nel materiale nucleare, anche se si tratta di combustibile esausto, quando si presenta in così forte concentrazione come in un reattore. E' una perenne spada di Damocle puntata sulla testa, almeno finchè il materiale presenterà un'attività radioattiva. Siamo sicuri di riuscire a prevedere tutte le situazioni, di poter controllare, con una ragionevole approssimazione, la sicurezza di un impianto dismesso?
Per ora, la dismissione di una centrale è, da un lato, una grande spesa e dall'altro, un buon affare economico, se è vero che ancora le vecchie centrali nucleari italiane, chiuse dopo il referendum dell'87, sono ancora in fase di smantellamento.

sabato 16 aprile 2011

Energie pulite e coscienze sporche?

Mentre sembra che a parole tutti siano favorevoli alle energie pulite e rinnovabili, quando si tratta di installare uno di questi impianti nelle proprie vicinanze, ecco che si comincia a storcere il naso.
Esiste un'organizzazione che si occupa proprio di questo problema, sensibilizzare le diverse parti coinvolte, rilevare e monitorare lo scontento delle popolazioni nei confronti degli impianti in genere e fare informazione il più possibile trasparente. Sia chiaro, non è che abbiano sempre torto, i cittadini, a protestare. Però capita anche molto spesso che la gente adotti pregiudizialmente il detto  not in my back yard (non nel mio cortile), che è poi l'acronimo di questa organizzazione Nimby forum 
Tra le avversioni più comprensibili degli italiani agli impianti che producono energia vi è quella, direi quasi atavica, alle centrali nucleari. Nimby, in un comunicato stampa del gennaio 2011, parla di una rilevazione  (pre-Fukushima) condotta nel 2010 su mere ipotesi di localizzazione di impianti nucleari. Ebbene, in 36 casi si sono avute contestazioni su queste ipotesi di localizzazione, spesso basate su voci e sentito dire, sufficienti però a scatenare la risposta delle popolazioni e degli amministratori. A questo indirizzo si trovano le localizzazioni di  ipotetiche centrali nucleari che hanno prodotto le contestazioni delle popolazioni interessate.

Come detto, non è solo l'impianto nucleare a essere contestato. Anche le centrali a biomasse, i rigassificatori, i metanodotti, per non parlare dei termovalorizzatori (certo che, quando ti cambiano la nomenclatura al solo scopo di rendere più accettabile la cosa, qualche sospetto viene: inceneritori pareva brutto, chiamarli termovalorizzatori attutisce l'impatto semantico, ma non quello ambientale) sono oggetto di critiche. Nimby pubblica una mappa interattiva di tutti gli impianti contestati in Italia (cliccare sulla mappa per accedere alla home page di Nimby).




 Il comitato scientifico del forum è composto di personalità di diversa provenienza, dall' a.d. di Nomisma Energia Alessandro Bianchi al Presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza (chi volesse conoscere la composizione del comitato può andare a questo indirizzo). Questo dovrebbe garantire un'informazione imparziale e trasparente, non guidata da nessun pregiudizio (sempre che sia possibile).
Sul sito energia spiegata si puntualizzano alcuni aspetti legati al fenomeno nimby (non nel mio cortile). Dal 2004 (anno della prima edizione)  a oggi  gli impianti contestati sono aumentati continuamente
  • 190 impianti contestati nella I edizione (2004)
  • 264 impianti contestati nella IV edizione (2008)
  • 283 impianti contestati nella V edizione (2009)
  • 320 impianti contestati nella VI edizione (2010)
biomass plant
 E poi, i comitati che inizialmente erano spontanei e improvvisati diventano sempre più spesso organizzati e, a quanto riporta energie spiegate, ideologizzati e politicizzati. A questo fenomeno se ne affianca anche un altro, conosciuto con un altro acronimo Nimto (not in my term of office, non durante il mio mandato elettorale). Una conclusione piuttosto perentoria che ne trae l'articolista è
Siamo quindi di fronte a una forte politicizzazione del fenomeno, che in molte occasioni viene strumentalizzato per puri fini elettorali.
Questo l'aspetto delle infrastrutture e delle grandi opere è stato il tema portante del Convegno tenutosi il 14 aprile a Roma. Una prima annotazione da fare è il senso di sfiducia palpabile che si è creato tra cittadini e politica nazionale (se è vero che i politici locali si schierano a favore dei loro concittadini), da cui consegue la perdita di credibilità della politica.

La sfiducia dei cittadini, la disaffezione generalizzata verso tutto ciò che è “politica” e l’indisponibiltà delle comunità territoriali ad accettare disagi in vista di un interesse condiviso nascono da una mancanza di senso del bene comune dei protagonisti della politica, resi miopi da calcoli sul tornaconto diretto e immediato, personale, di corrente, di partito…
In secondo luogo, l'ipotesi  avanzata da energie spiegate è che ormai il contrasto a molte delle opere infrastrutturali o degli impianti di produzione di energia avvenga in via preventiva, sulla carta
Le proteste colpiscono gli impianti indifferentemente dal loro stato di avanzamento, tanto che nel 62,8% dei casi si tratta di progetti ancora da realizzare, in attesa di ricevere le autorizzazioni necessarie o addirittura al mero stato di ipotesi. Significativi al riguardo anche i dati relativi ai 24 progetti contestati e poi abbandonati nel corso del 2010: nel 41,7% dei casi l’iter autorizzativo non è stato nemmeno avviato, mentre il 25% non ha ottenuto il via libera da parte degli enti cui compete l’autorizzazione e il 29,2% è stato abbandonato con iter autorizzativo già avviato.
Per entrare più nel dettaglio risulta che il comparto più  contestato è quello elettrico, con biomassa ed eolico in crescita: l'86% degli impianti contestati è quello che utilizza fonti rinnovabili.

Insomma, in linea generale, direi che nei  comitati cittadini che si oppongono alla costruzione di infrastrutture o impianti non è rilevabile o solo pregiudizio o solo piena giustificazione. A parte la normale differenziazione tra caso e caso, e il possibile effetto imitazione e organizzazione (effetto nimby), vi è da considerare l'assenza quasi totale di un referente credibile, sia istituzionale che privato. Ogni organismo che promuove o critica i diversi sistemi di produzione energetiche o le esigenze infrastrutturali dell'Italia si presta alla critica per una sua qual presunta inaffidabilità dovuta a connivenze. E' chiaro che è il modo peggiore di affrontare le cose. Purtroppo, però, la storia del nostro paese (e del mondo in generale) è costellata di spiegazioni fasulle dei comportamenti e degli effetti, non ultimi i fatti del Giappone (vedi Fukushima). L'intervento di agenzie, forum, organismi composti di personalità credibili e mossi da un intento di pubblica utilità e non da pure finalità di interesse personale può contribuire senz'altro a riavvicinare le diverse posizioni. Certo che la credibilità, questi organismi, se la devono guadagnare sul campo.

venerdì 15 aprile 2011

L'incidente nucleare di Fukushima in 3 minuti

Su Le Monde un'infografica (in francese) dal terremoto all'incidente nucleare di Fukushima, il tutto in tre minuti.
Giusto per capire la sequenza degli eventi, perchè molto resta da chiarire. Clicca sull'immagine per andare all'infografica.


martedì 12 aprile 2011

Fukushima sale al livello 7 della scala INES come Chernobyl

La scala INES è uno strumento per la comunicazione al pubblico del livello di pericolo associato a un incidente nucleare, ad esclusione dei fenomeni naturali. Oggi la NISA (Nuclear and Industrial Safety Agency) in accordo con il METI (Minister of Economy, Transport, Industry) ha pubblicato un rapporto che definisce (temporaneamente) di livello 7 sulla scala INES l'incidente alla centrale Dai-chi di Fukushima.



Nonostante sia allo stesso livello di Chernobyl, si aggiunge che però la quantità di radiazioni emesse è circa il 10% di quelle emesse dalla centrale ucraina.
Inizialmente l'incidente alla centrale di Fukushima, sulla base delle notizie in possesso, era stato valutato di livello 5. Comunque la NISA, ha fatto delle stime sulla base di analisi a campione e sullo stato dei reattori. Queste stime hanno portato a giudicare di Livello 7 della scala INES il grado di pericolosità dell'incidente di Fukushima. Nella tabella  che segue sono riportate le stime della NISA e della NSC (Nuclear Safety Commission of Japan) sulla base di iodio-131 e cesio-137 rilevato, confrontate con Chernobyl.



Questo rapporto della NISA-METI si conclude con l'osservazione che, nonostante il Livello 7 raggiunto, pari a quello dell'incidente alla centrale di Chernobyl, la quantità di materiale radioattivo emesso (ad oggi) è pari a circa un decimo di quello della centrale ucraina.

Although Level 7 is the highest level of INES rating, it is estimated that the amount of discharged radioactive materials to the environment in the current stage is approximately 10 percent of the Chernobyl accident, which was assessed on the same level in the past.

Fonte:

sabato 9 aprile 2011

Nei dintorni della centrale di Fukushima: un video

Due giornalisti giapponesi nelle abitazioni intorno alla centrale di Fukushima, contatore Geiger alla mano.

venerdì 8 aprile 2011

Nuova scossa di terremoto in Giappone

fonte NISA
Ieri, alle 14.32  UTC, in Giappone si è verificata una nuova scossa di terremoto di magnitudine 7.1, così come riferisce la IAEA nel suo sito in aggiornamento continuo sulla situazione alle centrali nucleari di Fukushima.
L'epicentro del terremoto si trova a 20 chilometri dalla centrale nucleare di Onagawa e a circa 120 chilometri da Fukushima. Lo stato dei reattori interessati dal sisma è il seguente, secondo IAEA
Fukushima Daiichi Nuclear Power Plant
NISA confirms that no changes have been observed at the on-site radiation monitoring posts. The injection of water into the reactor pressure vessels of Units 1, 2 and 3 was not interrupted.
Fukushima Daini Nuclear Power Plant
NISA confirms that no changes have been observed of the readings at the on-site radiation monitoring posts.
Onagawa Nuclear Power Plant
All reactors have been in cold shutdown since the 11 March earthquake.
NISA has confirmed that two out of the three lines supplying off-site power to the site were lost following the 7 April earthquake. Off-site power continues to be supplied through the third line.
 Cooling of the spent fuel pool was temporarily lost, but has subsequently been restored.

Nessuna variazione sia nella centrale Daiichi che in quella Daini e anche per quanto riguarda la centrale di Onagawa, si conferma che i reattori sono in stato di arresto a freddo dal 11 marzo.
Non è stata però una scossa senza conseguenze per Onegawa. Due delle tre linee di energia elettrica sono andate perdute in seguito al terremoto di ieri, a quanto riferisce la Nisa. Si era temporaneamente interrotto il raffreddamento del combustibile esaurito ma è stato riattivato.
Per quanto riguarda le altre centrali situate in zona rischio, il rapporto prosegue
Tokai Daini Nuclear Power Plant
Tokai Daini nuclear power plant remains in cold shutdown since the 11 March earthquake. No abnormality has been observed.
Higashidori Nuclear Power Plant
NISA has confirmed that the Higashidori NPP was shutdown and in a maintenance outage at the time of the 7 April earthquake. Off-site power has been lost. Emergency power supply to the site is operating. All the fuel had been removed from the reactor core and stored in the spent fuel pool. Cooling of the spent fuel pool is operational.
Tomari Nuclear Power Plant (in Hokkaido)
At the time of the 7 April earthquake Tomari Unit 1 and Unit 2 were in operation. Following the 7 April earthquake, the Hokkaido Electric Power Company reduced the generating power to 90% of capacity.
Rokkasho Reprocessing Plant
NISA confirms that Rokkasho Reprocessing Plant and uranium enrichment facility lost off-site power. Emergency power supply to the site is operating.
Mentre  la centrale Tokai è in arresto a freddo dal 11 marzo e non si sono osservate variazioni, così non è per le altre centrali. La centrale di Higashidori è in arresto ma a seguito del sisma del 7 aprile è stata interrotta la manutenzione. Manca anche l'energia elettrica e si è attivata l'alimentazione di emergenza. Tutto il combustibile è stato posizionato nelle vasche del combustibile esaurito e il raffreddamento è operativo. Nella centrale di Tomari erano attivi i reattori 1 e 2. In seguito al terremoto del 7 aprile la potenza è stata ridotta al 90% della loro capacità. Nell'impianto di riprocessamento di Rokkasho  si è interrotta la fornitura di energia elettrica ma è stata attivata l'alimentazione di emergenza.

giovedì 7 aprile 2011

Grafico dell'esposizione ai vari livelli di radioattività

Information is beautiful pubblica questo grafico dei livelli di radioattività ai quali siamo esposti nelle normali attività quotidiane o in seguito ad esami diagnostici o ad altri eventi.
Ricordo che il sievert (Sv) è l'unità  di misura nel SI della dose equivalente di radiazione. La dose equivalente è la misura degli effetti biologici su organismi viventi di una radiazione ionizzante. I  riferimenti della misurazione degli effetti della dose equivalente sono i raggi X e i raggi gamma, che assumono il valore 1. Anche i raggi beta hanno valore 1 mentre i raggi alfa, più pericolosi, hanno  valore 20. Infatti, mentre raggi X e gamma sono composti di fotoni e i raggi beta di elettroni o positroni, i raggi alfa sono composti di un atomo di elio, cioè due protoni e due neutroni.
Il sievert è  uguale alla dose assorbita (misurata in gray) moltiplicata per un fattore adimensionale (w) che misura tipo di radiazione ionizzante e tessuto biologico

1Sv = 1 Gy x [w]
e siccome il gray è uguale a
1 Gy = 1 J / 1 Kg
si ottiene

1Sv= 1 J / 1 Kg  x  [w]

Tanto per avere un'idea delle quantità in discussione, il fondo naturale di radiazione al quale siamo sottoposti è di circa 2 mSv/anno, cioè 2 millesimi di sievert per anno.
Vi segnalo inoltre  quest'articolo di Annarita Ruberto Dosi Di Radiazioni Ionizzanti Consentite: Una Efficace Infografica, completo e con un'altro interessante grafico.


domenica 3 aprile 2011

Rapporto della TEPCO sui 6 reattori della centrale nucleare di Fukushima

Nel suo rapporto odierno sullo stato dei 6 reattori della centrale nucleare di Fukushima, la TEPCO riferisce di aver trovato una fissurazione di circa 20 centimetri nel reattore numero 2, dalla quale fuoriesce acqua contaminata, alla quale fuoriuscita si cerca di ovviare iniettando acqua addizionata di polimeri per cercare di chiudere la fessura.



Today at around 9:30 am, we detected water containing radiation dose overc 
 1,000 mSv/h in the pit* where supply cables are stored near the intake 
 channel of Unit 2. Furthermore, there was a crack about 20 cm on the 
 concrete lateral of the pit, from where the water in the pit was out 
 flowing.(We already informed.) During the same day, we injected fresh 
 concrete to the pit, but we could not observe a reduction in the amount 
 of water spilling from the pit to the sea. 
 Therefore, we considered that a new method of stopping the water and 
 determined to use the polymer. Necessary equipment and experts of water 
 shutoff will be dispatched to the site and after checking the condition, 
 we're doing continuous work to stop water by injecting polymer(April 3rd).

Anche la IAEA, su dati TEPCO, segnala la cosa. Inizialmente era stato iniettato del cemento insieme all'acqua, nell'intento di chiudere la crepa, ma dopo aver verificato che il flusso non diminuiva si è smesso.Ora si prova con dei polimeri.

TEPCO has identified a possible leakage path from the Turbine building of Unit 2 to the sea via a series of trenches/tunnels used to provide power to the sea water intake pumps and supply of service water to the reactor and turbine buildings. As of 2 April, 07:25 UTC, the pouring of concrete was started in an attempt to stop the water leakage. As of 2 April, 10:15 UTC, pouring of concrete had ceased and no significant decrease in the rate of leakage was observed. There is a plan to inject polymer to attempt to stop the leakage. TEPCO announced on 2 April that, following the detection of highly contaminated water leaking through a crack found in a pit near Unit 2, they had added 3 additional sampling points at 15 km from Fukushima Daiichi and Fukushima Daiini.

E questo è il riassunto della conferenza stampa del Primo Ministro giapponese Naoto Kan, presa dalla pagina Facebook dell'Ufficio del  Primo Ministro

・Radiation data in the air and soil around the Fukushima Dai-ichi Nuclear Power Plant has been accumulated. Based on its comprehensive analysis results, we are preparing for setting more precise criteria for evacuation and indoor evacuation zones.
・At the present time, there is no pre-assumption on whether evacuation and indoor evacuation zones should be expanded or narrowed. It depends on the analysis results from radiation monitoring.
・Regarding the thyroid gland exposure dose which could have more severe impact on children, we conducted medical check-up on 900 children aged from 0 to 15 years old who live in Kawamata town and Iidate village which are located beyond the 30 km radius from the Fukushima Dai-ichi Nuclear Power Plant. We found no one being exposed to radiation levels exceeding the standard values of radiation dose just as we had in the two previous medical tests.
・Normally, a disaster-stricken prefectural government establishes a third party organization to set criteria for the allocation of donations that were collected through the Red Cross and other organizations. However, since the quake and tsunami hit multiple prefectures this time, I think that the central government will play a certain role in creating criteria for the allocation of donations to the disaster victims on behalf of these prefectures.
・The Japanese Red Cross Society and other humanitarian aid organizations play major roles in allocating the donation to the disaster areas. The Government has called on them to dispense the money to the people affected by the disaster as soon as possible.

Non dice granchè. Si sono accumulati dati sulla radioattività nell'aria e nel suolo nelle zone intorno alla centrale e su queste analisi si fisseranno criteri più precisi per definire le aree sottoposte ad evacuazione.
In più, sui possibili effetti dello Iodio-131 sulla tiroide nei giovani, sono stati analizzati 900 ragazzi tra 0 e 15 anni che vivono in un raggio di 30 km dalla centrale di  Fukushima senza trovare nessuno che superasse i livelli normali di esposizione.

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