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martedì 12 luglio 2011

Garimberti sul calo di ascolti del Tg1 di Minzolini: "questione di qualità del prodotto e dell'informazione"

Si sono accorti che il Tg1 perde ascolti. Alcune osservazioni di Paolo Gentiloni (Pd) riportate dall'Unità sono emblematiche. Ci sarebbero 9 punti di share tra il direttore precedente (Gianni Riotta) e l'attuale (Augusto Minzolini)
«L'ultimo riepilogo mensile disponibile, quello di giugno, indica uno share del 22.8 per l'edizione serale», sottolinea Gentiloni. «Nell'ultimo mese di giugno del TG1 diretto dal predecessore di Minzolini (giugno 2008), gli ascolti serali erano stati del 31.7». «Nove punti in tre anni sono davvero troppi», osserva il responsabile del Forum ICT del PD. «Non basta la flessione delle reti generaliste e la difficoltà di RAIUNO a giustificare un tonfo che è motivo di allarme per tutto il servizio pubblico», conclude Gentiloni.
Stessa linea del Presidente della Rai Garimberti il quale, su Repubblica, afferma che oggi
 "non è più solo questione di pluralismo ma di qualità del prodotto e dell'informazione"
Il recente sorpasso del Tg5  è importante più come  indicatore delle scelte dei telespettatori che come dato in sè:
 "non mi preoccupa il 20,9% del Tg5" rispetto al Tg1 perché "il sorpasso c'è stato più volte" ma "preoccupa il 20,6% del Tg1", perché vuol dire che "lo spettatore avverte che l'informazione non va bene, non è completa, non è adeguata allo standard della rete ammiraglia". Serve quindi "una riflessione sugli ascolti e sulla qualità dell'informazione" e questo "è un problema che riguarda indiscutibilmente anche RaiUno". Nel consiglio di giovedì "le criticità delle reti andranno esaminate" e per il Tg1 "bisogna fare qualcosa perché torni a fare il Tg1"
Il passaggio dalla politica alla cronaca, tipica dei Tg di area Mediaset, non paga dunque. A volte è addirittura imbarazzante l'assenza, nei titoli del Tg1, di alcuni importanti fatti politici, che finiscono relegati in coda. E del resto, spiega anche lo spostamento sul Tg di La7 di molti spettatori. Solo che adesso stanno facendo i conti.
Il direttore generale Lorenza Lei dichiara flessioni di share di 1,2 e 2,7 punti percentuali

  • Tg1 - stagione 2010-2011 - edizione delle 13,00: share 26,45% (media) -1,2% rispetto 2009-2010
  • Tg1 - stagione 2010-2011 - edizione delle 20,00: share 25,21% (media) -2,7% rispetto 2009-2010



mercoledì 15 giugno 2011

Nomine Rai: Paragone a Raidue e Petruni al Tg2?

Lista di nomine Rai che pubblica oggi il Corriere. Ma già si legge di uno scontro tra il presidente Garimberti e il direttore generale Lei. Ecco la lista pubblicata dal Corriere
Susanna Petruni al Tg2, Gianluigi Paragone a Raidue, Gianni Scipione Rossi alle Tribune Elettorali, Giorgio Giovannetti a Gr Parlamento, conferma tecnica e formale di Carlo Freccero a Rai 4 e di Pasquale D'Alessandro a Rai 5, Giancarlo Leone alla nuova direzione dell'Intrattenimento (con l'incarico di «rivedere» la qualità dei talk show pomeridiani), Carlo Nardello a Risorse umane e organizzazione, Luciano Flussi alla direzione Radiofonia, Fabio Belli alla direzione Finanza e Valerio Fiorespino alle Risorse Tv (posto occupato dalla Lei prima della nomina alla direzione generale), Silvia Calandrelli a Rai Educational, Bruno Socillo alla Direzione corrispondenti esteri, Roberto Nepote a Rai Gold (ovvero Rai Movie più Rai Premium), Alessandro Zucca al coordinamento sedi regionali. Ci sarebbe anche Rai Ragazzi dove Lei vorrebbe nominare Massimo Liofredi, ora direttore di Raidue. Ma, al momento, non potrà farlo. Nessun ricambio a Raiuno (Mauro Mazza) o Rai Fiction (Fabrizio del Noce), non sono nomine all'ordine del giorno.
Ma il contentino (o contentone) a Lega (Paragone) e PdL (Petruni) non piace a Garimberti il quale afferman, in una lettera al dg Lei
che non ci sarebbero i caratteri di urgenza per un intervento su Raidue in uno snodo di nomine tutte dedicate a direzioni ora affidate ad interim o da tempo bisognose di un titolare definitivo, come nel caso dei canali digitali Rai 4 e Rai5.
In più, gli introiti pubblicitari, a quante scrivere Conti, nonostante un +5,8% del 2011 sul 2010,
 sono in calo rispetto alle previsioni, a tutto il 31 maggio, di 40-45 milioni di euro. Un autentico mistero imprenditoriale tutto da svelare (proprio mentre Mediaset, passata dal 39,5% di audience del 2009 al 37,4% del 2010, porta a casa il 56% della pubblicità mentre la Rai sale dal 40,6% al 41,2%, come da dati Agcom). 
Strategie politiche ma anche imprenditoriali, se è vero che a Mediaset, mentre calano gli ascolti cresce la raccolta pubblicitaria.

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