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sabato 17 dicembre 2011

Minzolini: non è licenziabile. Via dal Tg1 ma rimane in Rai a 22 mila euro al mese

L'epopea Minzolini continua. Ne parlano, in ordine di lettura, Eleonora Bianchini su Internet e Politica, Alessandro Gilioli su Piovono Rane e, infine, Repubblica.
La sostanza è questa: Minzolini, a quanto riportano queste fonti, non è licenziabile dalla Rai anche se può essere rimosso da direttore del Tg1 perchè ha un contratto da "caporedattore con funzioni di direttore", per cui può essere allontanato dalla direzione del Tg1 ma rimarrà con il suo bel stipendio da 550 mila euro lordi l'anno, cioè 22mila netti al mese.


E così, giustamente parla Gilioli della farsa della flessibilità, sempre in bocca a liberisti di parola di tutte le razze: ma quando tocca a loro, sono "incrostati" al loro posto di lavoro peggio del calcare alle tubature.
Come rivela ancora Gilioli, quel contratto lo mette al riparo dal licenziamento in quanto
 in base al contratto dei giornalisti sono licenziabili senza giusta causa o giustificato motivo soltanto i direttori e i vicedirettori. In questi casi, basta la fine del «rapporto fiduciario» con l’editore per porre termine a un contratto, con il pagamento di una penale pari a un certo numero di mensilità.

Capito? Ti assumo come caporedattore così non sei licenziabile anche se cambia governo e colore ma ti faccio svolgere il ruolo di direttore (e relativo stipendio), ruolo che implicherebbe anche la licenziabilità senza giusta causa, appunto per l'elevatissima retribuzione. Privilegi  da ricco e da tutele da povero.

Questa è la famosa flessibilità all'italiana: chi ha fatto questo contratto a Minzolini dovrebbe pagargli lui (o lei) lo stipendio da adesso in avanti.

mercoledì 24 agosto 2011

Fermi tutti: il Tg1 aveva ragione, il ribelle libico ringrazia anche Berlusconi!

 Fermi tutti! Il Tg1 aveva ragione! L'anonimo ribelle libico che bacia la bandiera americana e grida Thank you Obama ringrazia anche Berlusconi. Probabilmente l'equivoco è sorto a causa della circolazione di due diversi filmati, uno nel quale la parte finale, dopo Sarkozy, era stata tagliata e un altro integrale. Nell'articolo in cui ne parlo c'era anche l'apparente conferma di un altro sito che pubblicava il filmato tagliato, confermandomi nell'errore. Questo il link al sito del Tg1 in cui si vede la parte di filmato in cui è nominato Berlusconi.
Faccio ammenda per l'involontaria  inesattezza, causata dall'aver utilizzato una sola fonte (cosa per me insolita).
Qui sotto l'aggiornamento sul sito di Repubblica Tv.


Il Tg1 di Minzolini e il "Grazie Berlusconi" che l'insorto libico non ha mai detto

Il servilismo non conosce limiti. "Grazie Berlusconi" fa dire la traduzione del servizio andato in onda nell'edizione del Tg1 delle 13,30, il Tg di Minzolini, ma l'uomo che sventola la bandiera americana non l'ha mai detto. L'insorto dice tutt'altro e se non bastasse la versione senza traduzione in coda al filmato ecco quello che riporta l'agenzia internazionale che fornisce queste riprese filmate
Ecco la descrizione del video realizzata dall'agenzia giornalistica internazionale ad uso dei media che, eventualmente, decidono di fruire del filmato: "One man kissed an American flag saying: Thank you Obama, thank you Mr President, thank you America, thank you Mr Sarkozy, thank you."[1]
 Non c'è traccia di Berlusconi. Giuste o sbagliate che siano le considerazioni dell'insorto, quelle sono, quello era ciò che si sentiva di dire. Perchè inserirci un ringraziamento, che non ha fatto, a Berlusconi? Ripeto, al di là dei meriti o demeriti del governo italiano, perchè modificare in maniera così grottesca un filmato, tanto da far dire a un protagonista della sollevazione libica una cosa che non voleva dire e non ha detto? E' un fatto molto grave, che pone dei seri dubbi su tutta l'attività giornalistica del Tg1: se trattano con tale disinvoltura queste dichiarazioni, tutto sommato minori, chissà cosa faranno con altre ben più importanti e utili.
Se non si dimostrerà che chi ha fatto la traduzione, o chi ha autorizzato la mandata in onda, o , al limite, chi ha fornito il testo originale (quello in cui non vi è traccia di Berlusconi) o il filmato non tradotto, insomma chiunque lungo il tragitto che ha portato dall'acquisizione del filmato alla sua mandata in onda era in buona fede, siamo di fronte a un episodio, ripeto, seppure di piccolo cabotaggio, molto grave di trasformazione della realtà dei fatti. Un'ennesima dimostrazione del concetto di giornalismo del Tg1? E cosa avranno da dire adesso, al Tg1?




Qui sotto il filmato in una versione più lunga, ma la parte dell'uomo che bacia la bandiera è uguale, c'è uno stacco dopo l'ultimo thank you e viene inquadrata la piazza. Su Ntn24.




Aggiornamento: sembra proprio che il Tg1 avesse ragione. L'equivoco è forse nato dalla circolazione di due diversi filmati, uno tagliato prima di Berlusconi e uno integrale. Qui il filmato integrale e le mie scuse.

[1] La traduzione del Tg1 "Grazie Berlusconi"

martedì 12 luglio 2011

Garimberti sul calo di ascolti del Tg1 di Minzolini: "questione di qualità del prodotto e dell'informazione"

Si sono accorti che il Tg1 perde ascolti. Alcune osservazioni di Paolo Gentiloni (Pd) riportate dall'Unità sono emblematiche. Ci sarebbero 9 punti di share tra il direttore precedente (Gianni Riotta) e l'attuale (Augusto Minzolini)
«L'ultimo riepilogo mensile disponibile, quello di giugno, indica uno share del 22.8 per l'edizione serale», sottolinea Gentiloni. «Nell'ultimo mese di giugno del TG1 diretto dal predecessore di Minzolini (giugno 2008), gli ascolti serali erano stati del 31.7». «Nove punti in tre anni sono davvero troppi», osserva il responsabile del Forum ICT del PD. «Non basta la flessione delle reti generaliste e la difficoltà di RAIUNO a giustificare un tonfo che è motivo di allarme per tutto il servizio pubblico», conclude Gentiloni.
Stessa linea del Presidente della Rai Garimberti il quale, su Repubblica, afferma che oggi
 "non è più solo questione di pluralismo ma di qualità del prodotto e dell'informazione"
Il recente sorpasso del Tg5  è importante più come  indicatore delle scelte dei telespettatori che come dato in sè:
 "non mi preoccupa il 20,9% del Tg5" rispetto al Tg1 perché "il sorpasso c'è stato più volte" ma "preoccupa il 20,6% del Tg1", perché vuol dire che "lo spettatore avverte che l'informazione non va bene, non è completa, non è adeguata allo standard della rete ammiraglia". Serve quindi "una riflessione sugli ascolti e sulla qualità dell'informazione" e questo "è un problema che riguarda indiscutibilmente anche RaiUno". Nel consiglio di giovedì "le criticità delle reti andranno esaminate" e per il Tg1 "bisogna fare qualcosa perché torni a fare il Tg1"
Il passaggio dalla politica alla cronaca, tipica dei Tg di area Mediaset, non paga dunque. A volte è addirittura imbarazzante l'assenza, nei titoli del Tg1, di alcuni importanti fatti politici, che finiscono relegati in coda. E del resto, spiega anche lo spostamento sul Tg di La7 di molti spettatori. Solo che adesso stanno facendo i conti.
Il direttore generale Lorenza Lei dichiara flessioni di share di 1,2 e 2,7 punti percentuali

  • Tg1 - stagione 2010-2011 - edizione delle 13,00: share 26,45% (media) -1,2% rispetto 2009-2010
  • Tg1 - stagione 2010-2011 - edizione delle 20,00: share 25,21% (media) -2,7% rispetto 2009-2010



venerdì 24 giugno 2011

L'intervento di Minzolini contro le intercettazioni

Comunque, la cosa grave non è Minzolini che esprime la sua opinione contro le intercettazioni, così come altri esprimono la loro opinione a favore delle intercettazioni. La cosa grave non sono le opinioni personali espresse sono le notizie non date. Di questo ho più paura: parlare di cronaca invece che di politica, non dare certe notizie nei titoli e mandare certi servizi quasi al termine dell'edizione o, peggio ancora, certe notizie non darle affatto, queste sono le cose gravi.


venerdì 27 maggio 2011

Travaglio ad Annozero: su Authority, Minzolini e interviste

Dove manca la libera stampa probabilmente manca anche la democrazia.
C'è però da osservare che non sempre l'assenza di libera stampa è così evidente. E' però vero che dove comincia a mancare è possibile che si incrini la democrazia. Per quale motivo?
Quale modo abbiamo di conoscere eventi che accadono al di fuori della nostra portata? La maggior parte dei fatti avvengono senza che ne siamo testimoni diretti. I crimini, per esempio, avvengono più spesso al buio. E, sempre l'assenza di luce, è capace di farci diventare più bugiardi (si veda Il buio ci trasforma in bugiardi!).
L'assenza di libera stampa è associabile al buio: tira fuori i peggiori istinti. Da qui l'esigenza che il giornalista, anche se schierato, anche se di parte per libera convinzione (e non per convenienza) pure non sia in combutta con coloro che dovrebbe controllare. Il controllo consiste nell'essere occhi e orecchie di chi è troppo lontano per vedere e sentire.
C'è bisogno di dire che l'ottundimento di questi sensi porta all'ottundimento della ragione?
Consiglio anche di dare un'occhiata alla classifica di Freedom House sulla libertà di stampa La libertà di stampa nel nostro paese secondo Freedom House 2010, e Non fate come l'Italia: una democrazia è forte quando lo sono anche i suoi media, in cui veniamo presi come esempio negativo.




giovedì 10 febbraio 2011

Le interviste di Minzolini al premier: prima le risposte poi le domande?

Carlo Tecce sul Fatto Quotidiano prende spunto dal comunicato del comitato di redazione del Tg Uno espresso dopo l'intervista al Presidente del Consiglio andata in onda circa una settimana fa
“Abbiamo chiesto al direttore di spiegare come è stata realizzata l’intervista al presidente del Consiglio trasmessa il 2 febbraio. Siamo ancora in attesa di risposta. Di fronte all’indisponibilità a riceverci, riproponiamo la domanda: è vero, come ci risulta, che il premier abbia usato il gobbo? Quello che solleviamo – sottolinea ancora il Cdr – è un problema professionale di grande rilevanza perché l’uso del gobbo implica che domande e risposte siano scritte preventivamente. Insomma si è trattato di un’intervista o di un videomessaggio?
per avanzare alcune prove a sostegno dell'ipotesi del gobbo:
"Due prove: la telecamera non inquadra mai Renzulli (il giornalista intervistatore ndr) e Berlusconi insieme, non poteva perché sarebbe spuntato il gobbo; Renzulli durante le domande aveva il fiatone perché doveva rispettare i tempi dettati dall’illustre interlocutore che, in quel momento, aveva già abbandonato il set di Palazzo Chigi."
E l'ottica sarebbe quella di una
"strategia per ‘parlare d’altro’ e ‘sviare su Ruby e festini’, una strategia consigliata anche da Giuliano Ferrara al Cavaliere."
Quanto al merito di quello che dice il premier, sull'esistenza cioè di una burocrazia elefantiaca e oppressiva, è mia opinione che risulta essere vero, ma risulta anche essere vero che, seppure non continuativamente, è dal 1994 che è in politica, tempo per farla, questa modifica, l'ha avuto e allora quando si riuscirà a snellire questa benedetta burocrazia e poi, siamo sicuri che la via della modifica costituzionale sia la migliore (leggi:più breve), considerato i passaggi che una legge del genere deve fare?
In più mi chiedo: se già in un paese bloccato da lacci e lacciuoli si verificano comunque tutte queste violazioni e deviazioni, cosa accadrà quando i lacci e lacciuoli non ci saranno più? Diventeremo improvvisamente virtuosi oppure accadrà come accade a volte per la presenza di indesiderate concentrazioni  di sostanze chimiche nell'acqua o nell'aria? che si alzeranno i tassi e cioè la zona franca dell'affarismo più aggressivo?
Ecco il video dell'intervista

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