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mercoledì 5 dicembre 2012

Polillo a Landini a Ballarò: in Germania la gente lavora più che in Italia

Singolare affermazione del sottosegretario all'Economia Polillo su domanda del segretario Fiom, dopo un precedente battibecco: "La Germania, perchè ha le aziende che vanno meglio?" chiede Landini, "Perchè lì la gente lavora" è la risposta del sottosegretario.
Ora, la risposta ha un duplice significato. Si potrebbe intendere "Perchè lì la gente lavora" come un perchè lì c'è più occupazione, o meno disoccupazione, il che significa maggiori consumi e quindi maggiore produzione di beni. Oppure si potrebbe intendere, come probabilmente voleva intendere Polillo, perchè i tedeschi lavorano più degli italiani. Ora, è pur vero che l'indice di produttività dei tedeschi è superiore a quello italiano. Questo grafico, che ho tratto qui e che è ripreso dal Labour productivity index dell' OCSE, mostra come fino all'inizio degli anni '90 la produttività tedesca e italiana fossero assai simili e di come l'indice si sia divaricato costantemente in seguito per una frenata nostra più che per un'accelerazione della Germania.


mercoledì 27 giugno 2012

Rinunciare a una settimana di ferie? Non i politici

Quando ho sentito il sottosegretario Gianfranco Polillo fare la proposta della settimana di lavoro in più strappata alle ferie e non remunerata ho pensato subito a loro. Loro sono i politici in senso ampio.
E' possibile, mi dicevo, che una volta tanto provano a dare il buon esempio, nonostante la proposta sia parecchio strampalata?
Manco per niente. Il Fatto fa filtrare queste indiscrezioni raccolte dall'agenzia Dire, attribuite a Cicchitto:
“Io ve lo dico: se ci volete far stare qui fino al 12-13 di agosto, sono problemi vostri… Io ci starò, perché tanto ho le vacanze a due ore da qui, ma non ci sarà nessun altro. A quel punto ve la dovrete trovare voi una maggioranza: in bocca al lupo…”. 
 Con tutto che questo Governo tecnico è forse più deludente di quanto ci si aspettava, quelli che non deludono mai sono i parlamentari, e non c'era nemmeno bisogno di precisarlo.

lunedì 2 aprile 2012

Nè lavoratori nè pensionati: gli esodati, gli sfigati della retroattività

E' proprio vero che siamo un paese di sfigati. Mi riconosco pienamente nelle parole del sottosegretario Michel Martone e anzi, le estendo non solo a chi non si laurea in tempo ma a quasi tutti gli italiani.
Come chiamarli, se non sfigati, questa nuova categoria di italiani, gli esodati, nè carne da lavoro nè pesce da pensione che rischiano, in attesa che un governo ci pensi, di vivere solo della solidarietà puramente virtuale di tutti? Esodati, termine che richiama ben più antichi e illustri esodi, addirittura biblici, anche se i nuovi esodati non hanno nulla da invidiare a quelli storici, in quanto a sfiga. Anche perchè rischiano di assomigliarci pure dal punto di vista storico, nel senso che prima che la cosa si risolva passeranno forse tempi biblici.
Il sottosegretario all'economia Polillo durante la trasmissione In onda su La7 si lascia andare ad una affermazione che vuole essere di rassicurazione ma diventa involontariamente minacciosa: questo Governo nè quelli futuri potranno ignorare la loro situazione. Quelli futuri? Ma quelli futuri saranno fra un anno: come andranno avanti per un altro anno questi esodati senza lavoro e senza pensione? Che ci provassero quelli di questo Governo ad andare avanti senza stipendio per un anno anzi, siccome sembra tanto facile, rinuncino alle loro retribuzioni in favore di questi poveretti e gli attuali e i futuri elettori non potranno ignorare questo comportamento. Va bene così?
Mi sembra di ascoltare una trasmissione di gag: mentre Telese e Porro, e soprattutto loro, gli esodati, incalzano il viceministro, questi, il viceministro Polillo, se ne esce con alcune scappatoie tipiche del politico: se a un accordo tra privati succede una legge retroattiva che cambia le condizioni di quell'accordo, secondo i principi generali dell'ordinamento giuridico, quell'accordo è nullo. E chi lo dice alle imprese che l'accordo è nullo? Perchè semplicemente non si è evitato di fare una legge retroattiva, senza lasciare che siano sempre i privati a sbrigarsela tra loro quando i politici cambiano le carte in tavola? Perchè intervenire a danno di tutte quelle persone vicine alla pensione, della cui esistenza tutti sapevano, scrivendo una legge che ne triplica o quadruplica il tempo di ingresso, vanificando l'accordo preso?
Da che mondo è mondo si sa che le aziende ristrutturano in questo modo, prepensionando, finchè la legge glielo consentiva. Intervenire con una modifica dell'età pensionabile danneggia solo gli esodati: non l'azienda, per la quale l'accordo con il lavoratore resta valido, e non lo Stato che, rendendo retroattiva la legge, si libera dell'impiccio di riconoscere quello che una legge precedente invece riconosceva.
L'unica cosa sensata della trasmissione esce dalla bocca di Telese: siccome questi poveri esodati, oltre a non percepire nè lo stipendio nè la pensione, sono pure obbligati per legge a non cercarsi nemmeno un lavoro, abrogare questa norma  sarebbe sacrosanto, anche perchè a costo zero.
Mi vengono in mente, così alla rinfusa, tutte le leggi e i provvedimenti che i politici prendono per se stessi. Quasi sempre si legge: dalla prossima legislatura, dal prossimo mandato, dal prossimo... Non conoscono il termine retroattivo. La retroattività è una cosa da sfigati e si applica solo ai cittadini.


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martedì 31 gennaio 2012

Il sottosegretario Polillo sul Ministro Elsa Fornero: una fontana che piange

imagecredit rainews24.rai.it
Già lo dissi a suo tempo che mi colpì (favorevolmente) il  Ministro Elsa Fornero quando ebbe un moto di commozione alla prima conferenza stampa del Consiglio dei Ministri. Ora, dopo le affermazioni del sottosegretario Polillo
«Un politico con un pizzico di esperienza non avrebbe mai fatto l' icona della fontana che piange...» [...]  «Persona molto addentro ai problemi teorici» [ma] «molto emotiva» [...] "guardi ministro che il Parlamento è una cosa complicata", bisogna fare gli emendamenti... È una persona che non avendo mai fatto politica bisogna accettarla per quella che è, anche con certe ingenuità» [fonte Corriere]

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