L'operazione che sto per compiere non so se è perfettamente lecita. Il tema del Carnevale della Chimica di dicembre è, genericamente, Il futuro della chimica. Ora, è noto che il linguaggio di relazione degli umani è soggetto a incoerenze molto estese, che possono esitare in paradossi: quel cane del mio dottore è una tipica frase con un doppio significato. Ne esistono molte. Un altro esempio dell'ambiguità del linguaggio, anche quando lo si esprime in forme rigorose, è dato dall'interpretazione della legge che ne danno i giudici nei tribunali, a volte difforme a seconda dei magistrati.
Non vogliatemene, allora, se intenderò il titolo che Paolo Gifh, ospite del Carnevale, ha dato a questa edizione in un senso difforme da quello originario. Difforme, ma non troppo: il futuro della scienza può anche intendersi come lo scopo, ultimo, della scienza o, se volete, della conoscenza in generale. Dentro lo scopo della scienza vi è, chiaramente, anche lo scopo della chimica: allo stesso modo, il futuro della chimica può intendersi, dunque, come lo scopo della chimica.
