domenica 27 marzo 2011

Non fate come l'Italia: una democrazia è forte quando lo sono anche i suoi media. Così uno spot sulla TV tedesca

photo serviceplan.com
Una democrazia è forte quando la sua stampa è libera, senza media indipendenti si rischia di fare la fine dell'Italia. Questo è il tenore di una campagna pubblicitaria che le emittenti televisive pubbliche ARD e ZDF hanno lanciato in occasione delle elezioni politiche che vedranno andare al voto alcuni stati federali della Germania. Non fate come l'Italia: una democrazia è forte quando lo sono anche i suoi media.
Lo spauracchio è talmente grande che i telespettatori tedeschi correranno immediatamente a pagare contenti il canone della loro TV pubblica.
Dite che sono stati poco diplomatici, che non hanno avuto tatto?






14 commenti:

  1. Ci mancava anche questa, caro Paolo: citano l'Italia come esempio negativo di cosa potrebbe succedere.

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  2. La cosa mi suscita sentimenti contrastanti. Da una parte, nonostante tutto il mio antiberlusconismo, mi viene da pensare che la campagna è di cattivo gusto. Soprattutto considerando i comportamenti xenofobi e gli atteggiamenti da primi della classe che si stanno diffondendo in Germania negli ultimi anni. Dalla altra parte mi viene da pensare che la campagna potrebbe mettere in guardia i cittadini verso l'affiorare di certe derive. Però poi uno si chiede anche che effetto possa avere questa campagna sugli otto-dieci milioni di lettori della Bildzeitung

    Saluti
    Dioniso

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  3. Certo che è diventato un po' complicato commentare i tuoi post :-)

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  4. Figurarsi, i tedeschi non aspettano altro...

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  5. Tu che colà vivi, riconosci in questo atteggiamento un sentimento generale verso gli italiani, governo a parte, oppure chi c'è al comando ha la sua importanza?

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  6. L'argomento è molto complesso. Ci sarebbero sicuramente un'infinità di distinzioni e considerazioni da fare. Riporto di seguito la mia grossolana semplificazione che mi sono costruita attraverso le osservazioni di 12 anni di vita; con la precisazione che tutto ciò che scrivo non si riferisce chiaramente a tutti i tedeschi, ma a delle tendenza che osservo su una buona parte dei miei conoscenti.

    1. Molti tedeschi tendono a sentirsi i migliori in tutto e questo sentimento è andato crescendo negli ultimi 5-6 anni. È come se, dopo essersi dovuti vergognare per troppo tempo di essere tedeschi, ad un certo punto il loro sentimento nazionalista sia riesploso. E i mondiali del 2006 ne sono stati un catalizzatore.

    2. La Schadenfreude. Ne avevo parlato qui: Vocabolario internazionale: Schadenfreude.

    3. La Schadenfreude non è indirizzata solo nei nostri confronti, ma un po' verso tutto ciò che è altro. Con una preferenza per paesi europei dell'area mediterranea. E tra questi la preferenza assoluta va all'Italia. Per alcuni versi loro invidiano il carattere degli italiani, ma allo stesso tempo gioscono (quasi come una forma di rivalsa) quando le cose ci vanno male. È ben noto che il rapporto tra tedeschi e italiani è un lungo rapporto di amore-odio sintetizzato e semplificao abbastanza bene dal celebre aforisma (luogo comune) "gli italiani stimano i tedeschi ma non li amano e i tedeschi amano gli italiani ma non li stimano". Ne avevo parlato in questa esposizione di alcuni stralci di un articolo di Cotroneo: Considerazioni cotronee personalizzate sul rapporto italo-tedesco

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  7. No, prima dovevo riscrivere i miei dati. Ora pare averli memorizzati.

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  8. Tu personalmente come la vivi?

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  9. Non molto bene. Tra alti e bassi. Lo scorso anno ho forse raggiunto un massimo relativo di disagio. Ora va un po' meglio. Dipende probabilmente anche da mie fasi umorali ed episodi contingenti di cui sono testimone.
    Penso che nella maggiore percezione dei dettagli xenofobi rispetto a qualche anno fa influisca anche la maggiore padronanza della lingua che ho ora...

    Mi sono comunque accorto di aver scritto un'imprecisione: La Schadenfreude non è indirizzata solo nei nostri confronti, ma un po' verso tutto ciò che è altro. Con una preferenza per paesi europei dell'area mediterranea. E tra questi la preferenza assoluta va all'Italia.

    In realtà penso che i turchi vengano prima nella classifica, ma per altri motivi.

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  10. Molto interessante il tuo punto di vista, e anche privilegiato, nel senso che puoi osservare in azione un certo "snobismo" razziale. Utile insegnamento per chi crede nella facilità d'integrazione. Ma tra i tuoi colleghi e te, la cosa è diversa o assomiglia alla media? Leggevo tempo fa dell'Australia, e di come nei college e in centri di ricerca, l'integrazione fosse una cosa naturale. Però, come tipo di ambiente, non è propriamente quello classico.

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  11. college e in centri di ricerca sono un discorso a parte. Lì si trova quasi sempre un ambiente internazionale-multiculturale. E in quel contesto è molto facile integrarsi. Era il contesto in cui mi trovavo io fino al 2007. Negli utlimi anni invece lavoro quasi sempre da casa. Con i colleghi ho quasi solo contatti virtuali.

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  12. sarebbe interessante capire perchè in un college o in un centro di ricerca funziona e dalle altre parti no

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  13. Bè, un po' l'ho già detto: Lì si trova quasi sempre un ambiente internazionale-multiculturale. E in quel contesto è molto più facile integrarsi. Le persone hanno spesso esigenze più simili e capiscono molto meglio che cosa significa vivere in un altro paese rispetto alle persone che sono nate, cresciute e vissute sempre nello stesso posto.

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