Quello che mi interessa è verificare se, quando affermiamo che la rabbia è un’emozione, distinta, per esempio, dalla gioia, noi ci riferiamo a un’emozione pura, senza necessità di collasso nel mondo fisico, oppure la dobbiamo addebitare a una commistione fisica, a un legame con la realtà.
Esiste uno stato, come la rabbia, che possa manifestarsi senza il suo substrato nel mondo, senza cioè calarsi nella realtà fisica?
A questo scopo, e per confondere ancora di più le acque, dirò che anche una sensazione come la fame è comunque associata a un cambiamento di stato, come lo svuotamento gastrico, la deplezione di carboidrati nel torrente sanguigno e così via, che sono comunque stati fisici, una disposizione nello spazio, la quale genera, a cascata, una serie di fenomeni che conduce alla sensazione di fame.
Mi chiedo: possiamo estrapolare la sensazione dal suo correlato fisico? Nel senso di indurre la sensazione in un organismo, senza associarla a nessuno stato fisico particolare, e osservare se l’organismo la vive come fame o come cosa.
In questo modo avrebbe senso la domanda posta prima: rabbia e gioia, due emozioni così distinte, lo sono perché associate a situazioni e stati fisici particolari oppure lo sarebbero comunque? E se lo fossero comunque, se io inducessi una delle due emozioni a caso in un soggetto, questi saprebbe di quale emozione si tratta?
Vi è mai capitato, a volte, di avere sentimenti e sensazioni indefinite nei confronti di qualcosa o qualcuno di nuovo e non conosciuto? È il vostro cervello che sta cercando di categorizzare il mondo, di associare la “giusta quantità” a ogni forma dello spazio, a ogni elemento del mondo fisico, organico o inorganico che sia.
Vi sono cose, per il nostro bene, che noi non sappiamo, ma che il nostro corpo conosce. Ce le fa comprendere con l’unico sistema che conosce: il corpo vuole parlare con un referente, con qualcuno che comanda, il quale faccia trovare una “dimensione” a questa cosa, essenzialmente adimensionale, che è l’emozione.
E del resto, un organismo con emozioni carenti o non centralizzate, si nega la possibilità di agire come un intero e opera più come una colonia.
Ultima considerazione: ritengo che quotidianamente vi sia una quantità di “emozioni” da gestire nelle attività di tutti i giorni, esaurita la quale risultano più difficili le motivazioni. Insomma, la metafora del serbatoio sarebbe azzeccata, se non fosse che queste emozioni sono, di base, gli strumenti cognitivi di cui il corpo non intelligente (quello formato dalle cellule) si è dotato, perché un sistema “intelligente” come quello nervoso non avrebbe potuto gestire tutto. Il sistema nervoso trasforma un insieme di fasci muscolari agonisti e antagonisti in un braccio, che serve un tronco, che serve un individuo. Dunque, l’emozione che origina dal corpo, ma anche l’emozione che origina dalla condizione primaria cui il corpo deve sottostare: muoversi!