Per tutti quelli che continuano a sostenere imperterriti che gli attentati dell'11 settembre non potevano essere attuati da un gruppuscolo con poche ore di lezioni di volo e a fronte dell'elevato sistema di sicurezza americano e di come, invece, sia stato possibile e sia possibile ancora oggi, che di quell'attentato siamo consapevoli, vi è questo episodio accaduto all'aeroporto Kennedy di New York. Dico una delle numerose riprove della difficoltà di prevedere e controllare tutto da parte dei sistemi di sicurezza, per sofisticati che siano.
Ne dà notizia il Corriere, con una breve descrizione dell'accaduto che è stato sì una violazione del sistema di sicurezza ma non era un tentativo di attentato. L'apparente banalità della vicenda, unita a un malfunzionamento o a un errore umano, oppure ancora a fatalità, ha permesso a una persona di arrivare fin sulla pista dell'aeroporto, con le conseguenze immaginabili se fosse stato animato da cattive intenzioni.
Daniel Casillo, 31 anni, di Howard Beach nel quartiere Queens, era in acqua con i suoi amici per una gara di jet-ski. Ad un certo punto, di sera, la moto del giovane è rimasta senza benzina e dopo aver mandato invano richieste di aiuto ha deciso di nuotare per circa cinque chilometri per raggiungere l'unico punto illuminato che vedeva in mezzo al mare, ossia la pista 4L del Jfk. Con indosso il giubbotto di salvataggio giallo, Casillo ha scavalcato una recinzione di circa due metri e mezzo e ha camminato lungo due piste prima d'essere avvistato dall'impiegato di una compagnia aerea. [...] La recinzione che ha scavalcato, senza essere minimamente notato, fa parte di un sistema di rilevazione di intrusi dell'aeroporto.

