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lunedì 25 luglio 2011

Breivik il mostro di Oslo: in teoria rischia solo 21 anni di carcere

photo the telegraph
Sembra che il massimo della pena in Norvegia che, ricordiamo, non contempla la pena di morte, sia di 21 anni, qualsiasi delitto tu abbia commesso, compresa la strage. Inoltre, la legge norvegese prevede che il delitto di strage sia deciso come reato a sè, cumulativo, e che quindi Breivik non possa essere condannato per i 93 omicidi che, singolarmente, porterebbero la pena vicino a 2000 anni.
A dirlo è Staale Eskeland professore di diritto penale ad Oslo, sul Telegraph.
La pena di 21 anni però, a giudizio della Corte, può essere rinnovata di 5 anni al suo scadere, se si rilevano rischi di ripetizione del reato. Teoricamente può essere rinnovata di 5 anni in 5 anni fino a diventare un vero e proprio ergastolo.

E' in discussione, nel parlamento norvegese, l'innalzamento della pena fino a 30 anni, per reati di terrorismo, ma nei confronti di Breivik non può essere adottata perchè non è stata ancora approvata.

Con tutto il rispetto per la civilissima Norvegia, ritengo che sarebbe un affronto imperdonabile alle vittime innocenti se il mostro Breivik uscisse di galera prima di essere cadavere. Nonostante la pena non restituisca mai le vittime pure, il nostro senso di giustizia, per quanto insufficientemente rappresentato dalla condanna, ha necessità di sapere che i colpevoli stanno scontando la meritata pena che, nel caso di Breivik, non può che essere l'ergastolo.

domenica 24 luglio 2011

Strage di Utoya (Oslo): perchè i soccorsi sono arrivati così in ritardo?

E' normale che nell'imminenza dei fatti la ricostruzione, da parte di chi non ha vissuto gli eventi, non sia affidabile. Le voci si sovrappongono, le trascrizioni delle testimonianze sono imprecise. Soprattutto se manca una versione ufficiale. Non si sa esattamente per quanto tempo Breivik, il folle assassino, ha sparato sui ragazzi, prima dell'intervento delle forze dell'ordine. Una fonte parla di due ore (Guardian)
The killer began just after 5pm; it was two hours before 32-year-old Anders Behring Breivik, wearing the uniform of a police officer and protective earplugs against his own deafening gunshots, apparently ran out of ammunition and was arrested by police Swat teams sent from Oslo.
Un articolo di oggi, su Repubblica, parla di un'ora
Sembra un paradiso terrestere Utoya, con i suoi pini che scendono fino all'acqua, le macchie di roccia e qualche striscia di sabbia, è bella anche sotto la pioggia battente e il cielo sempre più nero, un'oasi baciata dalla natura che solo la lucida follia di un pluriomicida ha potuto trasformare nel giro di un'ora nell'isola della morte.
Comunque, un'ora o due, mi sembra un tempo interminabile. Come mai i soccorsi non sono arrivati prima? E' vero che c'era stata l'esplosione, forse organizzata apposta per creare confusione, ma non può essere stato solo quello.
Le testimonianze dei sopravvissuti cominciano con Adrian Pacon, uno degli organizzatori del campo
"It was about 5pm. We had heard about the bomb in Oslo and had been gathering to discuss it, because of course some people had families in Oslo and were worried
Una della possibili cause potrebbe essere l'eccessivo numero di telefonate al pronto intervento della polizia. Sempre Pacon dice 
"I tried to call the police [on my mobile], but so did 200 others, so the system went down. I lay down and acted as if I were dead.
Però è anche vero che sull'isola vi erano 600 persone, le quali, a quanto riportano i giornali, hanno avuto il tempo di pubblicare dei commenti sulle loro pagine di Facebook e Twitter, nonchè di inviare sms ai parenti. Perché allora non chiedere di avvisare immediatamente la polizia? 
 Prableen Kaur, the Oslo deputy leader of AUF, the Labour party youth wing, was chatting with friends when she heard the first shots. "Everyone was texting all around me. I texted my mum and dad to say I loved them. My mum rang and was crying. I cannot describe the fear."
Prableen Kaur, una delle leader del partito Laburista, stava chattando quando ha sentito i primi spari. Ha subito inviato un sms alla madre che l'ha richiamata. Perchè non chiedere subito l'intervento della polizia (sempre ammesso che non l'abbia fatto)?
Un'altra testimonianza del ritardo (ripeto, ancora non imputabile esattamente a qualcuno) della polizia è quella di Hana Barzingi
In the confusion she was able to throw herself into the lake, hiding between bodies. She was lying in the water for two hours before she heard the police helicopters above and knew help was on its way and was pulled from the water by two local men in a boat.


C'erano circa 600 ragazzi sull'isola, tra i 14 e i 25 anni. Un testimone afferma che Breivik sparava a singolo colpo, con calma. Un intervento tempestivo della polizia forse avrebbe evitato che la strage assumesse queste tragiche dimensioni. Forse ora non ha più importanza comprendere le cause di questo ritardo. O forse lo ha. E forse ha importanza se è dipeso da cause dovute alle abitudini dei giovani, così tempestivi a pubblicare sui social ma forse meno pronti a fare subito le cose più importanti. O forse, l'ora di tempo trascorso è il tempo minimo di intervento, considerato tutto quello che stava succedendo.
Ripeto: secondo me non è pura questione accademica. Comprendere anche i motivi del ritardo, se ritardo c'è stato, è un modo di rendere onore alle vittime innocenti. Come anche l'aumento della sorveglianza dei vari social, sui quali questi pazzi non hanno reticenza a scrivere. Perchè nessuno ne ha compreso la tragica portata? Sono disposto ad una più ampia ingerenza della polizia, se serve ad evitare queste stragi. Perchè, purtroppo, una delle conseguenze di queste tragedie, non quella più grave ma comunque importante, è quella di non imparare niente dagli errori, sempre che vi siano stati.


Un aggiornamento qui.

sabato 23 luglio 2011

Doppio attacco a Oslo: esplosione e sparatoria

Doppio attacco ad Oslo: un'autobomba esplosa nel centro di Oslo  l'altro, una sparatoria, perpetrata da un soggetto arrestato, apparentemente di nazionalità norvegese.

Alle 15,25 (ora locale) di ieri, un'autobomba esplode nel centro di Oslo, nei pressi di importanti edifici: il palazzo che ospita il Primo Ministro e il Nobel Peace Center, la sede del Nobel per la Pace. Primo bilancio: 7 persone uccise e 15 ferite.
Poco più tardi, sull'isola di Utoya, un uomo travestito da poliziotto apre il fuoco su giovani (età media sui 15-16 anni) convenuti per un meeting laburista. Il primo bilancio è, forse, ancora più agghiacciante: ufficialmente si parla di 4 o 5 morti, però qualche testimone afferma di averne visti almeno una ventina distesi sulla spiaggia. L'autore della strage è stato arrestato e sembrerebbe trattarsi di un norvegese. Gli inquirenti affermano esservi un collegamento con l'esplosione di qualche ora prima.

Notizie recenti, anche in seguito alla smentita dopo la rivendicazione del gruppo terrorista Ansar al-Jihad al-Alami, danno corpo all'ipotesi di gruppi sovversivi interni. Addirittura, gli inquirenti pensano che possa essere lo stesso autore, un 32 enne norvegese,  della sparatoria ad Utoya ad aver attivato l'autobomba. Infatti, sarebbe stato visto anche nei pressi dell'attentato esplosivo poco prima dell'esplosione. Si tratterebbe di un esponente dell'estrema destra.
In questa fase ancora concitata e incerta girano voci anche di un numero di vittime molto più elevato: insieme alle 7 dell'esplosione si devono aggiungere le 80 vittime, ufficiose,  della sparatoria.


la zona dell'attentato esplosivo. Credit new york times

isola di Utoya. Credit Guardian.co


Video amatoriale della zona dell'esplosione




Video con ripresa dall'alto dell'isola Utoya dove è avvenuta la sanguinosa sparatoria





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