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sabato 31 marzo 2012

Istat: prezzi al consumo marzo 2012

Una arriva e l'altra parte. Mi riferisco a due considerazioni in apparente contraddizione, che hanno come snodo la data del 1° aprile, sperando che una sia effettivamente uno scherzo. Da una parte, mentre il bollettino mensile dei Prezzi al consumo edito dall'Istat non fa in tempo a rilevare che i beni energetici regolamentati (che includono energia elettrica e gas metano) non sono aumentati da febbraio a marzo, ecco che l'Autorità per l'Energia informa in un comunicato  che da aprile aumenteranno le tariffe di gas (+1,8%) ed elettricità (+5,8%): non si sta mai tranquilli.
Intanto, anche se la maggior parte di noi già lo sospettava, l'Istat certifica le nostre supposizioni: con il 16,6% da marzo 2011 a marzo 2012 i beni energetici non regolamentati, cioè i carburanti, hanno subito l'aumento più alto  tra tutte le categorie, seguiti con un 13,9%, tanto perchè non sembrassero innocenti, proprio da quel gas e quella elettricità così apparentemente parchi nella variazione marzo-febbraio.
Che la benzina segua un andamento al rialzo eccessivo si rileva anche dal dato congiunturale marzo-febbraio che segna un +3,0%, il più alto insieme a tabacchi +1,6% e trasporti +1,4%, andamento confortato  anche dall'inflazione acquisita, situata a 14,4%, che segnala la differenza tra i prezzi al consumo di 2012 e 2011, nell'ipotesi che l'indice dei prezzi  rimanga lo stesso di marzo 2012 per tutto l'anno.


venerdì 30 settembre 2011

Conseguenze dell'aumento dell'Iva dal 20 al 21%: com'è che i prezzi aumentano più dell'Iva? Come va fatto l'aumento Iva?

Le Associazioni dei consumatori sono sul piede di guerra. E giustamente. Come riporta il Corriere oggi e come segnalato sui siti delle associazioni, all'aumento di 1 punto percentuale dell'Iva non corrisponde l'aumento di 1 punto percentuale del prezzo delle merci (misura già abbondante rispetto a quella effettiva) ma può arrivare anche a un 7% in più (Iva, rincari boom). Molti altri sono i casi di aumenti non giustificabili con l'aumento di 1 punto dell'Iva, su prezzi che le varie associazioni hanno verificato sul campo.

credit adoc
Ma come dovrebbe essere fatto un aumento Iva secondo le regole? L'aumento dell'Iva, che significa appunto imposta sul valore aggiunto, è un'imposta che si applica al prezzo netto della merce. L'Iva per le aziende non è un costo mentre lo è invece per il consumatore finale. Appunto perchè imposta sul valore aggiunto va calcolata sugli imponibili al netto dell'Iva. Questo, rispetto al prezzo finale, si riduce ad un aumento inferiore all'1% e cioè circa allo 0,83%. Quindi, per sapere di quanto deve aumentare una qualsiasi merce soggetta all'aliquota del 21% basterà applicare un aumento dello 0,83% sul prezzo finale precedente. In pratica, nell'esempio della tabella sopra, il prezzo del cd musicale a 19,40 euro, in seguito all'aumento dell'Iva diventerà

19,40 + (0,83) 19,40/100 = 19,56


L'1% sul prezzo finale è un'approssimazione in eccesso, ma serve ad orientarsi. Di seguito una tabella (con dati arbitrari) di come dovrebbe essere fatto l'aumento e di alcuni possibili errori.



Quindi, tutti gli aumenti superiori allo 0,83% sul prezzo finale non sono imputabili all'aumento dell'Iva.

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