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giovedì 11 ottobre 2012

Tra taglio Irpef e aumento dell'Iva il Governo ci "guadagna" 1,5 miliardi

Alla fine, per le famiglie, il bilancio dell'operazione del Governo approvata martedì notte,  e cioè il taglio di 1 punto sulle due aliquote Irpef e l'aumento di 1 punto delle due aliquote Iva, sarebbe  sfavorevole: ci perderebbero, mentre ci guadagnerebbe il Governo. Almeno questo è quanto pensano alcune associazioni di categoria, come Confesercenti e Cgil.
Infatti, nel comunicato dopo l'ultimo CdM si legge:
[...] evitare l’aumento di due punti percentuali dell’IVA a partire da luglio 2013. La legislazione vigente prevede l’aumento dell’IVA a partire dal primo luglio 2013. Con la legge di stabilità l’aumento viene dimezzato. [...] 
Al fine di introdurre un importante elemento di equità nella revisione della tassazione sui redditi e agevolare i consumi delle famiglie dal reddito più basso, la legge di stabilità introduce inoltre una riduzione di un punto percentuale (da 23 a 22 punti e da 27 a 26) dell’aliquota IRPEF sui primi due scaglioni di reddito (da 0 a 15mila euro e da 15mila a 28mila euro).

mercoledì 7 marzo 2012

Grilli a Ballarò: l'Iva a ottobre aumenta dal 21 al 23%

Quella che era un'extrema ratio da attivare solo in caso di necessità, e cioè l'aumento dell'Iva dal 21 al 23% dal 1 ottobre 2012 è diventata una certezza: si farà!
Lo afferma il Viceministro Grilli a Ballarò togliendoci anche l'ultima illusione: aumenta il costo della vita mentre le buste paga rimangono inalterate. Mescolate inflazione e stagnazione e avrete lo spettro di tutti gli economisti: la stagflazione.


Se qualcuno immaginava che risorse potessero venire da altra via, per esempio dal taglio della spesa pubblica, per esempio dal taglio del rimborso elettorale ai partiti, per esempio dal taglio del finanziamento pubblico alla stampa, per esempio da tutti gli enti inutili comprese le province ecco, se uno nella sua testolina si immaginava  magari, da qui a ottobre cambiano le condizioni, l'economia si riprende, aumenta la lotta all'evasione e così non toccano l'Iva, ebbene si sbagliava di grosso. L'Iva sarà ritoccata eccome, al 23% come ventilato.
Ed è appunto con la stagflazione che dovremo fare i conti prossimamente, posto che le previsioni di crescita sono negative e l'aumento del costo della vita sul versante servizi essenziali non favorirà il consumo interno e perciò l'occupazione. 
Ma tanto nel 2013 si va al voto, che importa se ci si arriva con un'operazione perfettamente riuscita ma con il paziente morto?

venerdì 30 settembre 2011

Conseguenze dell'aumento dell'Iva dal 20 al 21%: com'è che i prezzi aumentano più dell'Iva? Come va fatto l'aumento Iva?

Le Associazioni dei consumatori sono sul piede di guerra. E giustamente. Come riporta il Corriere oggi e come segnalato sui siti delle associazioni, all'aumento di 1 punto percentuale dell'Iva non corrisponde l'aumento di 1 punto percentuale del prezzo delle merci (misura già abbondante rispetto a quella effettiva) ma può arrivare anche a un 7% in più (Iva, rincari boom). Molti altri sono i casi di aumenti non giustificabili con l'aumento di 1 punto dell'Iva, su prezzi che le varie associazioni hanno verificato sul campo.

credit adoc
Ma come dovrebbe essere fatto un aumento Iva secondo le regole? L'aumento dell'Iva, che significa appunto imposta sul valore aggiunto, è un'imposta che si applica al prezzo netto della merce. L'Iva per le aziende non è un costo mentre lo è invece per il consumatore finale. Appunto perchè imposta sul valore aggiunto va calcolata sugli imponibili al netto dell'Iva. Questo, rispetto al prezzo finale, si riduce ad un aumento inferiore all'1% e cioè circa allo 0,83%. Quindi, per sapere di quanto deve aumentare una qualsiasi merce soggetta all'aliquota del 21% basterà applicare un aumento dello 0,83% sul prezzo finale precedente. In pratica, nell'esempio della tabella sopra, il prezzo del cd musicale a 19,40 euro, in seguito all'aumento dell'Iva diventerà

19,40 + (0,83) 19,40/100 = 19,56


L'1% sul prezzo finale è un'approssimazione in eccesso, ma serve ad orientarsi. Di seguito una tabella (con dati arbitrari) di come dovrebbe essere fatto l'aumento e di alcuni possibili errori.



Quindi, tutti gli aumenti superiori allo 0,83% sul prezzo finale non sono imputabili all'aumento dell'Iva.

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