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lunedì 22 aprile 2013

La lettera di Rodotà a Repubblica in risposta a Scalfari

Ecco alcuni dei passaggi della lettera che Stefano Rodotà ha inviato a Repubblica in risposta all'editoriale, piuttosto pungente, di Eugenio Scalfari pubblicato domenica:

[...] La mia candidatura era inaccettabile perché proposta da Grillo? E allora bisogna parlare seriamente di molte cose, che qui posso solo accennare. È infantile, in primo luogo, adottare questo criterio, che denota in un partito l'esistenza di un soggetto fragile, insicuro, timoroso di perdere una identità peraltro mai conquistata. Nella drammatica giornata seguita all'assassinio di Giovanni Falcone, l'esigenza di una risposta istituzionale rapida chiedeva l'immediata elezione del presidente della Repubblica, che si trascinava da una quindicina di votazioni. Di fronte alla candidatura di Oscar Luigi Scalfaro, più d'uno nel Pds osservava che non si poteva votare il candidato "imposto da Pannella". Mi adoperai con successo, insieme ad altri, per mostrare l'infantilismo politico di quella reazione, sì che poi il Pds votò compatto e senza esitazioni, contribuendo a legittimare sé e il Parlamento di fronte al Paese.

domenica 21 aprile 2013

Fassino e la telefonata col falso militante: ecco perchè il Pd non voleva Rodotà

Fassino forse non dovrebbe più telefonare. Dopo l'abbiamo una banca ecco che il sindaco di Torino si tradisce nuovamente al telefono con un finto militante, in realtà il  giornalista e blogger Piero Ricca che pubblica i suoi video sul Fatto Quotidiano.
"Perchè non votare Rodotà?" chiede il falso militante Ricca. La risposta di Fassino è quella che tanti si erano immaginati: per il partito la marchiatura di Grillo rende la candidatura di Rodotà antipolitica, e soprattutto anti Pd, perchè Grillo si sarebbe adoperato più per distruggere il Pd che per distruggere Berlusconi. 

sabato 25 giugno 2011

La legge bavaglio, le intercettazioni, il diritto all'informazione e la privacy

Ci sono veramente molte implicazioni nel concetto di diritto di essere informato:

  • le intercettazioni non sono come bere un bicchiere d'acqua
  • del resto sono uno strumento di indagine indispensabile
  • c'è, è vero, il diritto ad essere informati
  • ma c'è anche quello a vedere tutelata la propria privacy prima di una condanna
Come fare?
Questo è il parere di un illustre studioso, Stefano Rodotà: l'esigenza dell' informazione su figure pubbliche supera quella del diritto alla privacy. In più non riguardano la sfera privata bensì quella pubblica.


Non è questo il parere del Governo, che decide per una stretta. Già prevedo che ci vorrà un altro referendum, state pronti. Così Angelino Alfano

"Oltre ad essere sbagliato è anche fuori dalla legge. Il problema, lo ripeto, è che si pubblicano intercettazioni tanto penalmente irrilevanti che non sono state inserite nell'ordinanza di custodia cautelare. Queste gettano un certo disdoro a chi nulla ha a che fare con l'inchiesta. Ma nessuno si fa carico di riparare al torto" [1]
e così Silvio Berlusconi
 "Non è un Paese civile quello in cui non c'è garanzia dell'inviolabilità delle conversazioni telefoniche che poi appaiono sui giornali senza che abbiano un risvolto penale"
Così invece il Procuratore di Napoli Giovandomenico Lepore

 "Io vorrei vedere un po' di indignazione per i contenuti -dice intervistato a Radio 24  - invece si cerca di delegittimare i magistrati dicendo che cerchiamo pubblicità, il che non è vero. I fatti venuti fuori attraverso le intercettazioni non sono solo gossip, che peraltro noi vorremmo evitare, ma la legge ci impone di depositare tutti gli atti, con gli allegati". Poi Lepore chiama in causa Alfano: "La sua uscita è dettata da una motivazione politica. Il ministro  sa benissimo che la procura di napoli non fa queste attività".[1]
Già a suo tempo lo ipotizzò Travaglio che ci fosse la strategia, dopo il deposito delle intercettazioni, di renderle pubbliche per screditarle proprio da parte dei diretti interessati.
Il Governo ha al vaglio una legge da approvare entro agosto. Così Frattini
"Spero che ci sia la possibilità di farla entro agosto" e "sarebbe un bell'esempio se tutte le forze politiche  si mettessero insieme d'accordo"[1]
E' sicuro? da ultimo il parere dell'ex magistrato Casson (Pd)
 vicecapogruppo al Senato del Pd, Alfano "disinforma": "Secondo il codice quando un atto del procedimento, comprese le intercettazioni telefoniche, viene messo a disposizione dell'indagato e del suo difensore cessa il segreto d'indagine".[1]

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