Visualizzazione post con etichetta intercettazioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta intercettazioni. Mostra tutti i post

sabato 15 ottobre 2011

Implicazioni affettive e garantismo: considerazioni sul caso del Ministro Romano e similari

imagecredit repubblica.it
Chi lo farebbe? Se casualmente, e mettiamoci pure proditoriamente, venissimo a conoscenza del tradimento di un amico o della moglie/marito o di un parente stretto, quantunque fossimo dei super garantisti e pensassimo: oddio, sono venuto a conoscenza di queste informazioni in maniera scorretta! chi di noi non ne terrebbe comunque conto? Chi di noi farebbe come se non fosse successo niente, solo perchè la correttezza e il senso di imparzialità e giustizia ci dicono che queste prove sono state prese magari con l'inganno?
E così penso ai tanti casi in cui le intercettazioni, e qui lascio al lettore giudicare raccolte in quale maniera, se in modo lecito o illecito, se utilizzabili o no, dicevo ai tanti casi in cui le intercettazioni comunque dimostrano qualcosa: come si fa a fingere di non conoscerle, come se non le si avesse mai ascoltate, dico anche dal punto di vista emotivo? Nessuno lo farebbe con le cose che toccano i propri sentimenti, perchè farlo dunque con accadimenti della sfera politica? Forse perchè non interessano molto le implicazioni affettive di quella sfera? E se non interessano le implicazioni affettive di un certo ambito, possiamo dire che siamo comunque interessati a perpetrare il bene in quell'ambito? E' sufficiente la paura di perdere le elezioni per  impegnarsi per il bene comune?
L'articolo che promuove queste riflessioni è questo: Al servizio di una lobby mafiosa [Repubblica]. Si parla di alcune intercettazioni del ministro Romano.

mercoledì 7 settembre 2011

Intercettazioni e parlamentari: chi parla con l'onorevole è libero?

L'articolo 68 della Costituzione recita

I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni.

Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell'atto di commettere un delitto per il quale è previsto l'arresto obbligatorio in flagranza.
Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazione, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza.
E' giusto allargare l'impossibilità di intercettare un parlamentare anche a tutti quelli che parlano con lui, quando le parole del parlamentare sono debitamente rimosse? Anche se costoro sono intercettati in maniera indipendente dal parlamentare per indagini personali e hanno casualmente una conversazione con l'onorevole? E se invece l'intercettazione prova un illecito del parlamentare? La normativa prevede che, per essere ammissibile, l'intercettazione di un parlamentare, o è autorizzata preventivamente dalla Giunta oppure deve avvenire in maniera indiretta. [1]

In sostanza, una sentenza della Corte Suprema [1] ha stabilito che l'intercettazione indiretta può essere usata senza il nulla osta della Camera se il parlamentare non entra nel procedimento, mentre deve essere richiesta se il parlamentare entra nel procedimento. Se il nulla osta viene negato però non è necessario distruggere le intercettazioni.

La questione sorge con il caso Ruby, che vede coinvolto Silvio Berlusconi. In quella occasione, infatti, secondo la difesa, le intercettazioni vennero effettuate a rete (cioè vennero intercettati tutti i telefoni mobili presenti nella zona) e lo scopo  «era il controllo del presidente del Consiglio», così un virgolettato del Corriere.
Dunque, richiesta del premier di completa inutilizzabilità di quelle intercettazioni alla Giunta.

Torna quindi prepotente il quesito esposto sopra, gravato dal sospetto di un processo alle intenzioni: i magistrati avevano o  no intenzione di intercettare il Presidente del Consiglio? Evento improbabile, essendo virtualmente  impossibile l'ignoranza dell'articolo in questione da parte degli inquirenti. Dunque? Il tema resta valido con riguardo a tutti i casi in cui, insieme a un imputato, viene intercettato un parlamentare.  
Se da quelle intercettazioni spuntano prove del coinvolgimento in fatti penalmente rilevanti del parlamentare,  possono essere utilizzate, eventualmente, contro di lui?  La normativa prevede l'approvazione della Camera ex post sulle cosiddette intercettazioni indirette. [1] [2] Nelle intercettazioni indirette però il requisito fondamentale è non sapere a chi appartengono i numeri intercettati, per sperare di ottenere l'autorizzazione dalla Camera.
Sembra quindi pretestuosa la richiesta di annullamento sulla base di una presunta volontà degli inquirenti di intercettare Berlusconi, per l'impossibilità  di ignorare le norme in vigore che avrebbero portato all'annullamento. Pure, si potrebbe anche ipotizzare un tentativo di aggiramento dell'articolo 68  da parte dei magistrati, che ci hanno provato pur non potendo non sapere.
Tema di non facile soluzione che però richiede una attenta valutazione delle conseguenze di una diffusa impunità da contatto. Infatti, la Corte sostiene che

 La distruzione di una prova legittimamente formata, che impedisca, di fatto, l’utilizzo delle intercettazioni anche nei confronti di terzi che, solo occasionalmente hanno interloquito con il parlamentare, ha rappresentato sino ad oggi “una immunità a vantaggio di soggetti che non avrebbero comunque ragione di usufruirne” [1]
E, d'altra parte, l'intercettazione indiretta del parlamentare dovrebbe garantire l'inquirente dalla volontà dall'accusa di voler andare contro l'articolo 68, visto che 
il precetto costituzionale persegue l’obiettivo di “porre a riparo il parlamentare da illegittime interferenze giudiziarie nell’esercizio del suo mandato [1]
e non rappresenta un'immunità  sic et simpliciter.
Altrimenti si rischia di fare come in quel gioco, tana libera tutti: chi parla con il parlamentare è libero.



sabato 3 settembre 2011

Innocenti intercettazioni: letteratura d'evasione. Le trascrizioni

La lettura di queste intercettazioni mi mette a disagio. Le pubblicano il Corriere, Repubblica, Libero (che pubblica addirittura un pdf con le trascrizioni della Procura), La Stampa, ma non il Giornale (almeno a quanto sembra nell'edizione online). Che mondo ne viene fuori?
Da quello che emerge dalle cronache recenti, da Bisignani a  Lavitola, si disegna un mondo di personaggi che operano all'ombra dei potenti, che brigano. Emerge un mondo sotterraneo, fangoso, melmoso, appiccicoso. Non so se negli altri paesi le cose sono simili. Forse vi è una diversità a seconda dei paesi. La prima impressione è di ripulsa. Anche se c'è chi, per far vedere di essere uomo di mondo, dirà che sono cose risapute, dov'è la novità? e sotto con le solite litanie.
La lettura delle intercettazioni non è consigliata ai puri e agli idealisti. Però, se ci si dimentica di collegarle alla realtà, sortiscono l'effetto di una letteratura umoristica, un po' tamarra, tra il patetico e la comicità involontaria. Consiglio la versione in pdf che fornisce Libero. Per chi ne avesse la voglia (e lo stomaco), buona lettura.
.

sabato 25 giugno 2011

La legge bavaglio, le intercettazioni, il diritto all'informazione e la privacy

Ci sono veramente molte implicazioni nel concetto di diritto di essere informato:

  • le intercettazioni non sono come bere un bicchiere d'acqua
  • del resto sono uno strumento di indagine indispensabile
  • c'è, è vero, il diritto ad essere informati
  • ma c'è anche quello a vedere tutelata la propria privacy prima di una condanna
Come fare?
Questo è il parere di un illustre studioso, Stefano Rodotà: l'esigenza dell' informazione su figure pubbliche supera quella del diritto alla privacy. In più non riguardano la sfera privata bensì quella pubblica.


Non è questo il parere del Governo, che decide per una stretta. Già prevedo che ci vorrà un altro referendum, state pronti. Così Angelino Alfano

"Oltre ad essere sbagliato è anche fuori dalla legge. Il problema, lo ripeto, è che si pubblicano intercettazioni tanto penalmente irrilevanti che non sono state inserite nell'ordinanza di custodia cautelare. Queste gettano un certo disdoro a chi nulla ha a che fare con l'inchiesta. Ma nessuno si fa carico di riparare al torto" [1]
e così Silvio Berlusconi
 "Non è un Paese civile quello in cui non c'è garanzia dell'inviolabilità delle conversazioni telefoniche che poi appaiono sui giornali senza che abbiano un risvolto penale"
Così invece il Procuratore di Napoli Giovandomenico Lepore

 "Io vorrei vedere un po' di indignazione per i contenuti -dice intervistato a Radio 24  - invece si cerca di delegittimare i magistrati dicendo che cerchiamo pubblicità, il che non è vero. I fatti venuti fuori attraverso le intercettazioni non sono solo gossip, che peraltro noi vorremmo evitare, ma la legge ci impone di depositare tutti gli atti, con gli allegati". Poi Lepore chiama in causa Alfano: "La sua uscita è dettata da una motivazione politica. Il ministro  sa benissimo che la procura di napoli non fa queste attività".[1]
Già a suo tempo lo ipotizzò Travaglio che ci fosse la strategia, dopo il deposito delle intercettazioni, di renderle pubbliche per screditarle proprio da parte dei diretti interessati.
Il Governo ha al vaglio una legge da approvare entro agosto. Così Frattini
"Spero che ci sia la possibilità di farla entro agosto" e "sarebbe un bell'esempio se tutte le forze politiche  si mettessero insieme d'accordo"[1]
E' sicuro? da ultimo il parere dell'ex magistrato Casson (Pd)
 vicecapogruppo al Senato del Pd, Alfano "disinforma": "Secondo il codice quando un atto del procedimento, comprese le intercettazioni telefoniche, viene messo a disposizione dell'indagato e del suo difensore cessa il segreto d'indagine".[1]

venerdì 24 giugno 2011

L'intervento di Minzolini contro le intercettazioni

Comunque, la cosa grave non è Minzolini che esprime la sua opinione contro le intercettazioni, così come altri esprimono la loro opinione a favore delle intercettazioni. La cosa grave non sono le opinioni personali espresse sono le notizie non date. Di questo ho più paura: parlare di cronaca invece che di politica, non dare certe notizie nei titoli e mandare certi servizi quasi al termine dell'edizione o, peggio ancora, certe notizie non darle affatto, queste sono le cose gravi.


venerdì 8 aprile 2011

Sulla pubblicazione delle telefonate di Berlusconi. A chi giova? L'editoriale di Marco Travaglio ad Annozero

A chi interessava rendere pubbliche le telefonate intercettate (indirettamente) di Berlusconi? Afferma Travaglio che, una volta che sono uscite dalla Procura e l'imputato ne viene a conoscenza, non c'è più segreto investigativo e sono liberamente pubblicabili. Ora, continua Travaglio, a chi gioverebbe di più creare un polverone in prossimità del processo? Alla Procura o alla difesa? Posto che, una volta che la difesa ne ha conoscenza, non c'è più segreto?
E instaura un parallelo con le vicende del passato, compresa quella della famosa consegna dell'avviso di garanzia al premier al vertice di Napoli. 
Attenzione perchè Travaglio dice: (le intercettazioni in cui parla Berlusconi) i magistrati non le mandano alla Camera e non le allegano agli atti del processo perchè pensano di non averne bisogno, ma nemmeno le distruggono perchè potrebbero servire nell'altro procedimento, e le inviano alla difesa, caso mai la difesa li accusasse di averle distrutte perchè prove a discarico dell'imputato.
Su questo passaggio Stracquadanio costruisce la sua ipotesi che fa dire a Travaglio ma lei da quale pulpito dà lezioni di diritto? (non essendo laureato in legge) giudicando perfettamente fantasiose le tesi del senatore.



martedì 25 gennaio 2011

Ahi: tempi grami per i magistrati. La leggina dormiente sulle intercettazioni si è svegliata

Introduzione dell'articolo 315-bis del codice di procedura penale, concernente la riparazione per ingiusta intercettazione di comunicazioni telefoniche o di conversazioni

Questo è il titolo di una proposta di legge presentata dalla maggioranza il 28 ottobre 2010, due giorni dopo la notizia della telefonata di Berlusconi in Questura per Ruby (qui) e giacente nelle mani del Presidente, che la sta valutando.
All'articolo 1, comma 1 dice
"Chi è stato assolto con sentenza irrevocabile perché il fatto non sussiste, per non aver commesso il fatto o perché il fatto non costituisce reato da un'imputazione formulata nell'ambito di un procedimento penale nel quale è stato destinatario di intercettazioni di comunicazioni telefoniche o di conversazioni ha diritto a un'equa riparazione per l'intercettazione ingiustamente subita."
Di quale indennizzo si parla? Art. 1, comma 5
"L'entità della riparazione non può comunque eccedere la somma di euro 100.000. L'ingiusta intercettazione di conversazioni tra il difensore e il proprio assistito deve essere ulteriormente valutata ai fini dell'entità della riparazione stessa."


Viene introdotto il tema del risarcimento monetario. Si, ma chi lo paga? Art. 4
Il Ministro della giustizia e il Procuratore generale della Repubblica presso la Corte di cassazione, anche su sollecitazione di coloro che si trovano nelle condizioni di cui ai commi 1 e 2 dell'articolo 315-bis del codice di procedura penale, introdotto dall'articolo 1 della presente legge, valutano, in ogni caso, la sussistenza di profili disciplinari nei confronti del pubblico ministero e del giudice per le indagini preliminari che hanno rispettivamente richiesto, autorizzato ed eventualmente prorogato l'ingiusta intercettazione di comunicazioni telefoniche o di conversioni, definendo l'istruttoria pre-disciplinare con il promovimento dell'azione disciplinare.
In soldoni, art. 5

 [...] la cancelleria della corte di appello competente per il procedimento di riparazione per l'ingiusta intercettazione di comunicazioni telefoniche o di conversazioni trasmette, entro venti giorni dal deposito, copia della relativa istanza al procuratore regionale presso la Corte dei conti che promuove, in ogni caso, il giudizio di responsabilità contabile nei confronti del pubblico ministero e del giudice per le indagini preliminari che hanno rispettivamente richiesto, autorizzato ed eventualmente prorogato l'ingiusta intercettazione.
 In pratica, se capisco bene, la Corte dei Conti emette un giudizio di responsabilità contabile (su richiesta delle parti) nei confronti del pubblico ministero e del giudice per le indagini preliminari, potendo comminare una condanna  fino a 100 mila euro. Con questa bella mannaia sul collo bisognerà stare bene attenti a chi si intercetta. Vi è anche l'aspetto retroattivo della legge, fino a 5 anni, come da art. 2

"Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, possono presentare istanza di riparazione per ingiusta intercettazione di comunicazioni telefoniche e di conversazioni ai sensi dell'articolo 315-bis del codice di procedura penale, introdotto dall'articolo 1 della presente legge, coloro che si trovano nelle condizioni di cui ai commi 1, 2 e 3 del medesimo articolo 315-bis; in tale caso il termine di due anni di cui al comma 4 del citato articolo 315-bis è elevato a cinque anni."

Il testo completo è qui, per chi volesse leggerlo. Notevolmente interessante. 

venerdì 28 maggio 2010

Privacy, intercettazioni e call center

Si sa che la privacy è una delle cose più importanti al mondo, uno dei diritti fondamentali, tutelato dalla Costituzione e oggetto della sensibilità di tanti o tantissimi politici.
Però si sa anche che non tutti subiscono la violazione della privacy allo stesso modo C'è chi è più sensibile e chi è meno sensibile. Se, per esempio, tu violi la privacy di uno meno sensibile, non è come violare la privacy di uno più sensibile. Quello meno sensibile nemmeno se ne accorge che gliel'hai violata, tutt'al più dà una scrollata di spalle e tira avanti, come se niente fosse. Quello più sensibile no, quello ci rimane male e ne soffre.
Mi sono accorto di essere tra quelli meno sensibili, e non lo sapevo.
C'è, per esempio, la piaga dei call center. Tutta brava gente che deve lavorare, senza dubbio, però ogni tanto uno si stanca. Così capita che rispondi in fretta, non appena senti il fatidico "il signor Tal dei tali?" e rispondi "grazie non mi interessa, non ho tempo, buongiorno!". Capita  anche  che, alle volte,  chi sta dall'altra parte del telefono si senta offeso da questo trattamento "sbrigativo" (ma non ineducato) e ti richiami non appena hai messo giù, per spiegarti come stanno le cose e...riattaccare prima che tu possa replicare. Con in più il fatto che lui/lei ha il tuo numero di telefono ma tu non hai il suo.
Qual è la morale di tutto questo?
Poche centinaia di persone sono stanche di essere, anche indirettamente, intercettate nelle loro estrose telefonate, con il rischio che siano pure compromettenti, e giustamente si prodigano per tarpare le ali ai violatori della privacy e causatori della loro sofferenza.
Più di cinquanta milioni di persone sono giornalmente tediate (e a volte maltrattate) da famelici call center instancabili, ma in questo caso non si rileva una violazione sufficiente a determinare turbativa (tanto le poche centinaia mica le ricevono quelle telefonate lì).
E pensare che credevo che la mia privacy fosse violata, a ogni telefonata del call center, e che la cosa mi desse fastidio. Come mi sbagliavo! E invece no: bisogna che mi faccia eleggere, per acquisire la necessaria sensibilità a essere turbato da siffatte telefonate.

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...