
Non vorrei dover riutilizzare le
parole di Pasolini, di 42 anni fa ma, serviva tutta questa violenza?
D'accordo, porta visibilità, fa conoscere le proprie rivendicazioni, fa riflettere.
Ma l'attuale Governo è legittimato a governare. Lo è stato con il voto del 2008 e lo è adesso, con le Camere che rigettano la sfiducia posta dalle opposizioni. E' così che funziona.
Altro aspetto è la facoltà di critica, la rivendicazione dei propri diritti, il timore di vedere calpestato e compromesso il proprio futuro che spinge a esprimere il proprio dissenso. Ma, tutto questo non può manifestarsi mettendo a ferro e fuoco una città, devastando e aggredendo, generando violenza.
Qual è uno dei pochi casi in cui la violenza è un diritto? Quando è messa a repentaglio la propria vita. E comunque, la reazione deve essere commisurata all'azione.
Forse le troppe aspettative per la fine prematura del Governo hanno generato una profonda delusione e in seguito alla inaspettata raccolta della fiducia da parte di Berlusconi, e la frustrazione si è trasformata in violenza. O forse si era già pronti, da parte di alcuni, all'eventualità.
C'era anche chi ventilava l'ipotesi che alcuni degli scalmanati potessero essere agenti infiltrati, ma la tesi sembra decaduta di fondamento.
Ora, non è facile distinguere all'interno di questi movimenti, quanto appartiene ai gruppi studenteschi e quanto a bande di facinorosi chiamati black bloc.
Il black bloc è una tattica di manifestazione del pensiero politico che contempla anche un largo uso di strategie violente e vandaliche ed è unita da una ideologia di fondo francamente anticapitalistica. Nasce in Germania da forze di sinistra extraparlamentari che rigettano il sistema di vita capitalistico in tutte le sue manifestazioni. L'autoconvinzione di questi gruppi di dover far conoscere a forza la propria ideologia e di autogiustificarsi nel metterla in atto in maniera spesso violenta appartiene al modello di pensiero di chi si sente autorizzato a reagire con violenza perchè ritiene che siano messe in pericolo la propria vita e il proprio domani. Certo, è un tipo di pericolo diverso da chi si trova sotto la minaccia di un'arma, ma è pur sempre una situazione vissuta come tale.
Spesso mi trovo a riflettere sul fatto che è molto difficile far cambiare opinione alla gente. Per esempio, se c'è qualcuno che ha avversione per una certa parte politica al governo, magari potrà tollerarla quando le cose vanno più o meno bene, ma quando percepisce che le cose vanno male tenderà a imputarne la causa a questa parte politica. Bene, in questi casi c'è poco che riesca a convincerlo del contrario.
Può anche darsi che, in mezzo a quelli che hanno manifestato così violentemente martedì, ci fossero anche individui capitati lì solo per menare le mani e fare casino, poco o nulla interessati ai motivi per i quali si manifestava. Oppure che fosse del genere descritto poco sopra, cioè un tizio difficile da convincere, quando ha una sua idea ben ficcata in testa. Come anche è più che certo che la maggior parte dei manifestanti non avesse nessuna intenzione di aggredire così violentemente tutto e tutti, ma che poi, trovandosi in mezzo, ne venisse coinvolta suo malgrado.
Due sono gli aspetti essenziali da approfondire.
- Qual è il presupposto concettuale che consente di auto-giustificare il ricorso alla violenza?
- Le manifestazioni di dissenso, indipendentemente dalla ripartizione della ragione, sono utili o inutili?