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mercoledì 15 febbraio 2012

Il Governo dice no ai Giochi Olimpici a Roma nel 2020

imagecredit okroma.it
Anche molti rappresentanti del mondo dello sport che hanno dato lustro all'Italia spingevano nel senso di non lasciarsi sfuggire questa opportunità, ma il Governo ha deciso in maniera diversa.
L'opportunità era la candidatura di Roma a ospitare i Giochi Olimpici nel 2020. Il Consiglio dei Ministri dice, con rammarico, no, forse memore di quello che accadde alla Grecia nel 2004 e che alcuni, come Vittorio Da Rold sul Sole 24 Ore, si spingono a definire l'inizio della fine (per gli ellenici):
 Nell'agosto 2004 la Grecia organizzò le sue Olimpiadi tra enormi entusiasmi nazionalisti e previsioni economiche di fare incassi stratosferici e mettere in cantiere infrastrutture che l'avrebbero portata nell'era della modernità. Un paese che guardava al futuro e scommetteva sulla sua rinascita. È andata in modo molto diverso: la lezione greca insegna a prendere gli impegni simili con molta cautela. Il budget di 15 miliardi di euro per finanziare le Olimpiadi greche, poi sforato, furono l'inizio della fine per i conti di Atene, un buco contabile da cui il paese non si risollevò più [fonte il Sole 24 ore

domenica 5 febbraio 2012

Roma: questione Alemanno-Gabrielli nota della Protezione Civile. 35 mm di acqua equivalente o di neve?

imagecredit qn.quotidiano.net
I famosi 35 mm di cui parla Alemanno, previsti dalla Protezione Civile e che a suo dire non l'avrebbero fatto preoccupare, non si riferirebbero ai millimetri di neve. Lo chiarisce in una nota  la Protezione civile che spiega

Nota di precisazione

4 febbraio 2012
Aspettando il lavoro della Commissione d’inchiesta auspicata dal sindaco Alemanno, date le informazioni scorrette che stanno circolando, il Dipartimento della Protezione Civile ritiene necessario puntualizzare quanto segue.
I 35 mm di cui parla il sindaco sono contenuti nelle previsioni giornaliere che il Centro Funzionale Centrale del Dipartimento ha inviato nei giorni scorsi al Centro Funzionale della Regione Lazio, dove, crediamo, lavorino tecnici ed esperti capaci di leggere tali dati. I 15-35 mm sono riferiti a cumulate di precipitazione di acqua equivalente: i tecnici, che leggono le previsioni e le traducono in informazioni intelligibili per tutti, sanno bene che 1 mm di acqua corrisponde a circa 1 cm di neve. Quindi, i 15-35 mm, se riferiti a neve, si trasformano in centimetri.
Inoltre, è bene sottolineare che il Dipartimento non ha competenza sulla vidimazione dei piani comunali di protezione civile, anche perché sarebbe complicato farlo su 8.092 comuni; i dubbi sull’adeguatezza, stante le rassicurazioni del comune giunte anche attraverso i media, non sono sorti prima del verificarsi dell’evento calamitoso, ma nella fase della sua applicazione. [fonte qui]
Dunque, questi famosi 35 mm sarebbero espressi in acqua equivalente (si vedano queste pagine per conferma dell'equivalenza 1 cm di neve= 1 mm acqua equivalente: qui, qui,) e corrispondono a centimetri di neve. E' il modo in cui vengono segnalate le precipitrazioni sia liquide che solide in ambito meteorologico. E' possibile che il sindaco di Roma non sapesse di questa notazione tecnica, meno ipotizzabile che non lo sapessero  i tecnici ai quali era indirizzata. Attendiamo la replica di Alemanno.

venerdì 17 dicembre 2010

Proteste studentesche, auto-giustificazione e dissenso

Non vorrei dover riutilizzare le parole di Pasolini, di 42 anni fa ma, serviva tutta questa violenza?
D'accordo, porta visibilità, fa conoscere le proprie rivendicazioni, fa riflettere. 
Ma l'attuale Governo è legittimato a governare. Lo è stato con il voto del 2008 e lo è adesso, con le Camere che rigettano la sfiducia posta dalle opposizioni. E' così che funziona.
Altro aspetto è la facoltà di critica, la rivendicazione dei propri diritti, il timore di vedere calpestato e compromesso il proprio futuro che spinge a esprimere il proprio dissenso. Ma, tutto questo non può manifestarsi mettendo a ferro e fuoco una città, devastando e aggredendo, generando violenza. 
Qual è uno dei pochi casi in cui la violenza è un diritto? Quando è messa a repentaglio la propria vita. E comunque, la reazione deve essere commisurata all'azione.
Forse le troppe aspettative per la fine prematura del Governo hanno generato una profonda delusione e in seguito alla inaspettata raccolta della fiducia da parte di Berlusconi, e la frustrazione si è trasformata in violenza. O forse si era già pronti, da parte di alcuni, all'eventualità.
C'era anche chi ventilava l'ipotesi che alcuni degli scalmanati potessero essere agenti infiltrati, ma la tesi  sembra decaduta di fondamento.
Ora, non è facile distinguere all'interno di questi movimenti, quanto appartiene ai gruppi studenteschi e quanto a bande di facinorosi chiamati black bloc.
Il black bloc è una tattica di manifestazione del pensiero politico che contempla anche un largo uso di strategie violente e vandaliche ed è unita da una ideologia di fondo francamente anticapitalistica. Nasce in Germania da forze di sinistra extraparlamentari che rigettano il sistema di vita capitalistico in  tutte le sue manifestazioni.
L'autoconvinzione di questi gruppi di dover far conoscere a forza la propria ideologia e di autogiustificarsi nel metterla in atto in maniera spesso violenta appartiene al modello di pensiero di chi si sente autorizzato a reagire con violenza perchè ritiene che siano messe in pericolo la propria vita e il proprio domani. Certo, è un tipo di pericolo diverso da chi si trova sotto la minaccia di un'arma, ma è pur sempre una situazione vissuta come tale.
Spesso mi trovo a riflettere sul fatto che è molto difficile far cambiare opinione alla gente. Per esempio, se c'è qualcuno che ha avversione per una certa parte politica al governo, magari potrà tollerarla quando le cose vanno più o meno bene, ma quando percepisce che le cose vanno male tenderà a imputarne la causa a questa parte politica. Bene, in questi casi c'è poco che riesca a convincerlo del contrario.

Può anche darsi che, in mezzo a quelli che hanno manifestato così violentemente martedì, ci fossero anche individui capitati lì solo per menare le mani e fare casino, poco o nulla interessati ai motivi per i quali si manifestava. Oppure che fosse del genere descritto poco sopra, cioè un tizio difficile da convincere, quando ha una sua idea ben ficcata in testa. Come anche è più che certo che la maggior parte dei manifestanti non avesse nessuna intenzione di aggredire così violentemente tutto e tutti, ma che poi, trovandosi in mezzo, ne venisse coinvolta suo malgrado.

Due sono gli aspetti essenziali da approfondire.
  • Qual è il presupposto concettuale che consente di auto-giustificare il ricorso alla violenza?
  • Le manifestazioni di dissenso, indipendentemente dalla ripartizione della ragione, sono utili o inutili?

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