domenica 10 luglio 2011

Dio esiste?

Vi è chi passa tutta la vita a cercare di confutare (e penso vi riesca) l'esistenza di Dio sulle basi che ne offrono le religioni praticate al giorno d'oggi, tra le quali le due più grandi religioni monoteistiche, il Cristianesimo e l'Islam.
La maggior parte delle volte la confutazione poggia direttamente sugli elementi fondanti della dottrina delle religioni, che sono stati scritti in massima parte circa 2000 anni fa. E' naturale che la visione della vita e della natura, la conoscenza dei fenomeni e le regole di convivenza sociale erano parecchio diverse dalle attuali e, per quanto concerne le conoscenze dei fenomeni naturali, estremamente lacunose.
Io non so se questi confutatori si pongono il problema durante il loro lavoro di confutazione, ma io me lo pongo:  come mai il credente, di fronte a ragionamenti stringenti, alla logica impeccabile che distrugge i capisaldi della sua dottrina, non cede di un millimetro, facendosi scivolare di dosso le critiche ragionate come fossero acqua fresca?

In linea generale, non conosco molta gente che non crede a niente.
Come detto, il credente o fedele, crede in un Dio, crede ai Libri sacri, crede ai sacerdoti, ha rispetto dei riti e della sacralità, ha, in buona sostanza, un corpus di credenze che forma la sua personalità e nelle quali si riconosce. Egli crede solo nella misura in cui glielo consente la sua fede. Molto spesso, infatti, la credenza è unita alla superstizione, di cui probabilmente è figlia. Si crede per timore della vendetta o punizione divina, oppure si crede per ringraziare di essere stati accettati (da Dio). Qualunque sia il motivo, il credente comunque ne ha uno, fosse pure la convenienza sociale di essere accettato nella comunità.

Come accennato, vi è una contiguità tra religione e superstizione, che si incontra nel riconoscimento comune di poter influenzare l'andamento degli eventi, spesso solo scongiurando quelli negativi, che sono sempre lì pronti a intervenire. Quindi, comportarsi bene non garantisce cose buone, perchè spesso quelle dipendono molto da se stessi e dagli altri, ma non garantisce nemmeno dalle cose cattive, tranne quelle aggiuntive che potrebbero venire dall'alto. Anche la superstizione si compone di un insieme di riti per scongiurare eventi che potrebbero verificarsi, e che spessissimo servono a evitare guai. In questo modo, la mente umana cerca di difendersi dall'imponderabile, dalla sorte o malasorte, da tutto quello che è al di fuori del suo controllo, di tutti quegli eventi che sfuggono alla sua volontà. I fenomeni meteorologici e climatici innanzitutto, i fenomeni naturali, le malattie, le carestie, tutto quello che è difficile o impossibile da affrontare bisogna guadagnarselo ingraziandosi le entità che controllano tutti questi eventi, Dio incluso.

Questo per quanto riguarda chi fa un utilizzo intensivo del contributo emotivo al modo di conoscere il mondo. Ma in chi usa la ragione? E' presente un modo alternativo di risolvere l'enigma umano, e cioè la conoscenza e il poter influenzare l'andamento degli eventi, o costoro riescono a farne a meno? 

Perchè il segreto, per me, è questo: il controllo degli eventi. La nostra mente ha un disperato bisogno di controllare gli eventi, così come il corpo ha bisogno di controllare lo spazio nel quale si muove. E allora, se questa è un'esigenza che appartiene alla specie, indipendentemente dalla strategia che si utilizza, lo scopo è sempre quello? Supertizione, Dio e scienza sono tre modi di controllare l'imponderabile. Detto grossolanamente dei metodi di superstizione e religione cercherò di illustrare per sommi capi il metodo utilizzato dalla scienza. Il Dio della scienza è il riconoscimento dei fenomeni invarianti, delle regolarità: scomponendo poi i fenomeni  nei loro elementi essenziali, invarianti e regolari, la scienza è in grado di assoggettare il casuale, l'aleatorio e anche l'irreversibile al controllo, anche se virtuale, della conoscenza. Ed è stato dimostrato che, se uno sa a cosa andrà incontro nel breve futuro, sarà soggetto a minore stress. Dunque, così come la superstizione e la religione, anche la scienza cerca le regolarità: la superstizione lo fa opponendo a un certo evento sempre lo stesso rituale (per esempio versare il sale, versare l'olio, come si vede molte di queste pratiche sono legate anche all'idea implicita di scongiurare l'evento, perchè costoso economicamente), e così pure la religione, con le sue pratiche (il battesimo, le funzioni, i rituali ripetuti) e così la scienza (il metodo, la statistica). 
L'idea di controllo degli eventi implicita nella conoscenza scientifica dei fenomeni naturali è paragonabile a quella presente nella religione? Per me  si. Si obietterà che la scienza, molto più spesso della religione, descrive la natura ed è in grado di fare previsioni che si avverano, contrariamente a quasi ogni altra forma di previsione non scientifica. Non è però qui in discussione l'efficacia predittiva di uno dei metodi di conoscenza e controllo degli eventi: interessa, per ora, verificare se, dietro entrambi questi modelli di conoscenza del mondo si cela l'antico tentativo di controllare e prevedere i fenomeni naturali.

Questo fatto, cioè l'apparente uguaglianza dell'esigenza di fondo tra religione e scienza, potrebbe significare che è sempre possibile un passaggio da un versante all'altro, purchè sia conservata la capacità predittiva per il soggetto? Cioè, se la scienza, per un dato individuo, presenta valore predittivo n, nel passaggio alla conoscenza religiosa, se il valore rimane inalterato, possiamo dire che la sua ricerca di controllo è ugualmente soddisfatta? Probabilmente si, ma affermare questo non significa dire che sia facile o possibile passare da un metodo all'altro. In alcuni casi, i due metodi convivono senza apparente contraddizione all'interno del soggetto, a dimostrazione della regolazione fine e molto specifica di ogni ambito: è come se emozione e ragione richiedessero un loro tributo individuale, tale da permettere, per esempio, la possibilità di utilizzarli entrambi, contemporaneamente, senza problemi.

Sto per finire perchè i pezzi lunghi nessuno li legge, su internet.
Nello scienziato credente, ad esempio, ipotizzo che la ricerca che deve esaudire la parte emotiva è legata non tanto al controllo e previsione dei fenomeni naturali quanto ai fenomeni umani e sociali, ai quali fa seguito, come corollario, l'ipotesi di un'entità di riferimento astratta, necessaria per non lasciarsi tormentare dal dubbio.
Mi spiego. In chi cerca il sostegno religioso al proprio agire, che nel caso del cattolicesimo implica anche un certo atteggiamento nei confronti degli altri,  spesso molto costoso, è necessario avere un sistema di riferimento costante, che non sia soggetto a degrado. Questo si spiega facilmente prendendo ad esempio proprio il sistema scientifico: se improvvisamente il metodo utilizzato universalmente in tutte le ricerche scientifiche in tutti i più disparati campi di ricerca fallisse, non sarebbe un colpo micidiale? Il metodo non può fallire (a meno che non sia sostituito da uno migliore), così come le geometrie non euclidee sostituiscono le euclidee là dove le euclidee falliscono, così in ogni campo dell'umana conoscenza vi è bisogno di certezze sulle quali edificare tutto il resto.

Per concludere (solo questo articolo, non il discorso) mi piacerebbe investigare un altro aspetto ancora: se ognuno di noi ha, diciamo, una quantità di emozione e un'altra quantità di ragione da sistemare, in coloro che scelgono di sistemare solo la quantità emotiva (religione) o solo la quantità di ragione (scienza) che accade dell'altra quantità non sistemata? Non sarà per caso che accade che si formano i cosiddetti credenti con velleità di spiegare la fede in maniera razionale o scienziati convinti della scienza in maniera fanatica, fideistica?

4 commenti:

  1. ...ben detto Paolo, è un'analisi molto importante, interessante e le basi che poni reggono molto bene.
    io penso questo: se Dio esiste, c'è un momento storico preciso in cui, l'Uomo si è disconnesso da questo Dio; se invece dio non esiste, allora, al contrario, c'è un momento storico preciso in cui, l'Uomo lo ha creato nella sua testa: in entrambi i casi sarebbe davvero interessante mettere a fuoco questo momento...
    ciao Paolo e complimenti!

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  2. Grazie Giuseppe, il tuo parere mi conforta assai. Sei sempre presente e puntuale con i tuoi commenti. Riconoscere le invarianti, come vedi, fa parte anche della mia ricerca.

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  3. Ti abbiamo conosciuto così noi "vecchi" lettori della  "Questione della Decisione"...
    Ciao Paolo 

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  4. Ciao Carla. E sono sempre io, nonostante abbia allargato la visuale...

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