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mercoledì 28 dicembre 2011

Una campagna contro astrologia e oroscopi sui giornali e in televisione

imagecredit sciencebasedlife
Sarà anche vero che ci campano parecchie persone sugli oroscopi, sia durante l'anno che, soprattutto, a fine anno. E poi, le pratiche superstiziose, che accompagnano spesso chi crede agli oroscopi, sono diffuse anche tra insospettabili. Per cui, prima di lanciare i propri strali, uno dovrebbe riflettere e dire: d'accordo, sono tutte sciocchezze, da che mondo è mondo non ne hanno mai azzeccata una, gli oroscopi, però in questo variegato mondo delle previsioni astrologiche ci lavora un sacco di gente (e penso soprattutto alle maestranze delle tipografie dei giornali di oroscopi, più che ai singoli lettori degli astri) e fermarlo improvvisamente renderebbe disoccupate  un po' di persone.
Questo è in parte, purtroppo, vero. Non si può procedere a rimuovere questa non solo inutile ma dannosa credenza senza danneggiare qualcuno, che con quella credenza ci lavora (come detto, penso soprattutto alle maestranze, e non a chi fa gli oroscopi). Però, tra le due posizioni, ce ne può essere una intermedia. Per esempio: perchè giornali come il Corriere devono mettere in così grande evidenza gli oroscopi? Guardate un po'.


Repubblica lo mette più defilato, nella colonna di sinistra tra meteo e trova cinema, però lo mette sempre.


Ma quanta gente acquisterà o leggerà online Corriere e Repubblica per l'oroscopo? Per questo ci sono i giornali specifici (e le maestranze che ci lavorano). Queste due prestigiose testate non potrebbero, probabilmente senza averne nessun danno in termini di vendite (ma con un ritorno di immagine) smetterla di contribuire a diffondere questa credenza nell'influsso degli astri, perchè non è vero che non fa nessun danno? Infatti, induce la gente a pensare che il futuro sia già tutto scritto, che è quasi inutile darsi da fare quando un indovino può predire tutto quello che ci succederà, senza alcun intervento da parte nostra.
Ma non è così. Il futuro dell'umanità è, in buona parte, nelle sue mani e non affidato a indifferenti (alla nostra sorte) astri. La posizione dei pianeti è perfettamente ininfluente sulle caratteristiche del nascituro, sia su quelle fisiche sia, soprattutto, su quelle psichiche, che dovrebbero, queste ultime sì, influire sul suo futuro.
Una cosa però gli oroscopi ci dicono: la paura dell'ignoto è una delle paure più grandi. Per combatterla siamo disposti a credere che un qualsiasi ammasso di rocce e sassi o di ghiaccio possa influire sul nostro futuro più del consiglio comunale, del prete o del maresciallo dei carabinieri.
Anche la Rai e Mediaset dovrebbero smetterla di diffondere queste sciocchezze degli oroscopi: non credo che sarebbe necessario licenziare nessun lavoratore e contribuirebbero, in parte, insieme alle testate più importanti, all'eradicazione di questa inutile e dannosa pratica.
(Rilevo l'apparente contraddizione tra quanto dico e le adv presenti: ma sulle mie opinioni ho molto più controllo che su quelle adv, e le mie opinioni sono contro astrologia ed oroscopi, almeno finchè non saranno provate scientificamente).

mercoledì 17 agosto 2011

Perché siamo superstiziosi

credit it.wikipedia
Il sistema di appagamento che agisce sugli atti motori (movimenti, azioni e così via) e sul  linguaggio verbale (parole, pensieri) è probabilmente lo stesso, ed ha a che fare con il nucleo accumbens [Knutson 2001].
Questo è forse uno dei motivi per i quali esiste la superstizione.
La superstizione, nel caso motorio puro, indica che, in presenza di due eventi consecutivi -muovo prima una zampa poi l'altra- se va a buon fine il primo anche il secondo andrà a buon fine (anche perchè, magari inconsciamente, si sa che si riuscirà a completare il primo evento), ma se e solo se il secondo evento è fortemente correlato al primo, cioè se viene subito dopo nella serie di eventi motori del soggetto. In questo caso il sistema nervoso si premia per l'esecuzione di un movimento complesso.
Per questo motivo, è rintracciabile un comportamento superstizioso anche negli animali  [Neuringer 1970].

Lo stesso potrebbe accadere al nostro linguaggio verbale e al conseguente sistema di ragionamento: si immagini di essere in automobile e che ci si stia avvicinando a un semaforo, al momento verde. Si immagini, inoltre, che ci si stia recando a un colloquio di lavoro molto importante. In questo modo si vengono a creare due eventi consecutivi del genere se e solo se. Direte: ma perchè l'avvicinamento al semaforo e non altri? Perchè l'avvicinamento al semaforo, e altri casi analoghi, attivano una maggior aspettativa rispetto ad altre casistiche. L'aspettativa, in questo caso, è attraversarlo prima che diventi giallo, per esempio.
Quasi ogni genere di situazione attiva un'aspettativa. In alcuni casi, però, se non sono presenti altri pensieri quell'aspettativa si esaurisce rapidamente e non stimola particolarmente il soggetto. Infatti, chi di noi non accelera inconsapevolmente in presenza di un semaforo verde da un po' di tempo per riuscire ad attraversare l'incrocio prima del giallo ma, solitamente, se non sono presenti altre aspettative, quella del semaforo è generalmente troppo debole per durare e sortire un effetto misurabile dal soggetto. Però, se è presente un altro genere di aspettativa, tipo quella del colloquio di lavoro, le due aspettative si sommeranno e la seconda, molto più forte, trasferirà il senso di forte aspettativa al passaggio dell'incrocio, di modo che, se si riesce ad attraversare si stabilisce un senso di appagamento del quale  beneficerà anche la seconda aspettativa.
Tutto questo si deve al sistema di appagamento sugli atti motori che è lo stesso che agisce anche sul linguaggio verbale. Sentire che una cosa è andata bene, come nel caso del nostro esempio l'attraversamento con semaforo verde, regala un minimo appagamento che diventa grande grazie al carico affettivo presente nell'aspettativa colloquio di lavoro,  legata al primo evento. In questo modo, si creerà una falsa aspettativa sul primo evento e dunque una falsa credenza sul secondo evento.

credit paulabecker.com
Questa cosa del sentire, del provare dal punto di vista emotivo, è molto forte e non sottostà facilmente al rigido controllo della ragione (basti pensare alla fede religiosa o a qualsiasi altro tipo di forte credenza o convinzione, da quelle politiche a quelle calcistiche e così via). Per questo motivo la superstizione ha una presa molto forte. I rituali non sono altro che una conferma di quanto detto: si mette alla prova l'aspettativa sull'esecuzione di un qualsiasi atto motorio (il rituale) e, se questo va a buon fine, lo trasmette anche all'altra aspettativa, quella che ha attivato il rituale.
Si dirà, perchè certi fatti sono associati con un'aspettativa avversa? Evidentemente lo sono perchè la saggezza popolare (il pensiero magico) ha verificato una serie limitata di evenienze, dalle quali ha dedotto che da quei singoli fatti (gatto nero, versare il sale, passare sotto una scala) non giungerà mai un'appagamento dell'aspettativa ma solo una delusione. Per questo motivo, qualsiasi evento che si carica di questa eredità è un fatto malaugurante, perchè condiziona negativamente ogni altra aspettativa che gli si lega. Di solito la gente non mette in discussione la saggezza popolare perchè se lo facesse verificherebbe che la maggior parte delle volte nessun esito infausto è legato all'esecuzione o all'avvenimento dei fatti incriminati, liberandoli dalla loro triste eredità.

Mi voglio spiegare ancora meglio. Nei prossimi articoli.


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Brian Knutson, Charles M. Adams, Grace W. Fong, and Daniel Homme, Anticipation of Increasing Monetary Reward Selectively Recruits Nucleus Accumbens, The Journal of Neuroscience, 2001, Vol. 21
Allen J. Neuringer, Superstitious key pecking after three peck-produced reinforcements, J Exp Anal Behav. 1970 March; 13(2): 127–134   pdf

domenica 10 luglio 2011

Dio esiste?

Vi è chi passa tutta la vita a cercare di confutare (e penso vi riesca) l'esistenza di Dio sulle basi che ne offrono le religioni praticate al giorno d'oggi, tra le quali le due più grandi religioni monoteistiche, il Cristianesimo e l'Islam.
La maggior parte delle volte la confutazione poggia direttamente sugli elementi fondanti della dottrina delle religioni, che sono stati scritti in massima parte circa 2000 anni fa. E' naturale che la visione della vita e della natura, la conoscenza dei fenomeni e le regole di convivenza sociale erano parecchio diverse dalle attuali e, per quanto concerne le conoscenze dei fenomeni naturali, estremamente lacunose.
Io non so se questi confutatori si pongono il problema durante il loro lavoro di confutazione, ma io me lo pongo:  come mai il credente, di fronte a ragionamenti stringenti, alla logica impeccabile che distrugge i capisaldi della sua dottrina, non cede di un millimetro, facendosi scivolare di dosso le critiche ragionate come fossero acqua fresca?

In linea generale, non conosco molta gente che non crede a niente.
Come detto, il credente o fedele, crede in un Dio, crede ai Libri sacri, crede ai sacerdoti, ha rispetto dei riti e della sacralità, ha, in buona sostanza, un corpus di credenze che forma la sua personalità e nelle quali si riconosce. Egli crede solo nella misura in cui glielo consente la sua fede. Molto spesso, infatti, la credenza è unita alla superstizione, di cui probabilmente è figlia. Si crede per timore della vendetta o punizione divina, oppure si crede per ringraziare di essere stati accettati (da Dio). Qualunque sia il motivo, il credente comunque ne ha uno, fosse pure la convenienza sociale di essere accettato nella comunità.

Come accennato, vi è una contiguità tra religione e superstizione, che si incontra nel riconoscimento comune di poter influenzare l'andamento degli eventi, spesso solo scongiurando quelli negativi, che sono sempre lì pronti a intervenire. Quindi, comportarsi bene non garantisce cose buone, perchè spesso quelle dipendono molto da se stessi e dagli altri, ma non garantisce nemmeno dalle cose cattive, tranne quelle aggiuntive che potrebbero venire dall'alto. Anche la superstizione si compone di un insieme di riti per scongiurare eventi che potrebbero verificarsi, e che spessissimo servono a evitare guai. In questo modo, la mente umana cerca di difendersi dall'imponderabile, dalla sorte o malasorte, da tutto quello che è al di fuori del suo controllo, di tutti quegli eventi che sfuggono alla sua volontà. I fenomeni meteorologici e climatici innanzitutto, i fenomeni naturali, le malattie, le carestie, tutto quello che è difficile o impossibile da affrontare bisogna guadagnarselo ingraziandosi le entità che controllano tutti questi eventi, Dio incluso.

Questo per quanto riguarda chi fa un utilizzo intensivo del contributo emotivo al modo di conoscere il mondo. Ma in chi usa la ragione? E' presente un modo alternativo di risolvere l'enigma umano, e cioè la conoscenza e il poter influenzare l'andamento degli eventi, o costoro riescono a farne a meno? 

Perchè il segreto, per me, è questo: il controllo degli eventi. La nostra mente ha un disperato bisogno di controllare gli eventi, così come il corpo ha bisogno di controllare lo spazio nel quale si muove. E allora, se questa è un'esigenza che appartiene alla specie, indipendentemente dalla strategia che si utilizza, lo scopo è sempre quello? Supertizione, Dio e scienza sono tre modi di controllare l'imponderabile. Detto grossolanamente dei metodi di superstizione e religione cercherò di illustrare per sommi capi il metodo utilizzato dalla scienza. Il Dio della scienza è il riconoscimento dei fenomeni invarianti, delle regolarità: scomponendo poi i fenomeni  nei loro elementi essenziali, invarianti e regolari, la scienza è in grado di assoggettare il casuale, l'aleatorio e anche l'irreversibile al controllo, anche se virtuale, della conoscenza. Ed è stato dimostrato che, se uno sa a cosa andrà incontro nel breve futuro, sarà soggetto a minore stress. Dunque, così come la superstizione e la religione, anche la scienza cerca le regolarità: la superstizione lo fa opponendo a un certo evento sempre lo stesso rituale (per esempio versare il sale, versare l'olio, come si vede molte di queste pratiche sono legate anche all'idea implicita di scongiurare l'evento, perchè costoso economicamente), e così pure la religione, con le sue pratiche (il battesimo, le funzioni, i rituali ripetuti) e così la scienza (il metodo, la statistica). 
L'idea di controllo degli eventi implicita nella conoscenza scientifica dei fenomeni naturali è paragonabile a quella presente nella religione? Per me  si. Si obietterà che la scienza, molto più spesso della religione, descrive la natura ed è in grado di fare previsioni che si avverano, contrariamente a quasi ogni altra forma di previsione non scientifica. Non è però qui in discussione l'efficacia predittiva di uno dei metodi di conoscenza e controllo degli eventi: interessa, per ora, verificare se, dietro entrambi questi modelli di conoscenza del mondo si cela l'antico tentativo di controllare e prevedere i fenomeni naturali.

Questo fatto, cioè l'apparente uguaglianza dell'esigenza di fondo tra religione e scienza, potrebbe significare che è sempre possibile un passaggio da un versante all'altro, purchè sia conservata la capacità predittiva per il soggetto? Cioè, se la scienza, per un dato individuo, presenta valore predittivo n, nel passaggio alla conoscenza religiosa, se il valore rimane inalterato, possiamo dire che la sua ricerca di controllo è ugualmente soddisfatta? Probabilmente si, ma affermare questo non significa dire che sia facile o possibile passare da un metodo all'altro. In alcuni casi, i due metodi convivono senza apparente contraddizione all'interno del soggetto, a dimostrazione della regolazione fine e molto specifica di ogni ambito: è come se emozione e ragione richiedessero un loro tributo individuale, tale da permettere, per esempio, la possibilità di utilizzarli entrambi, contemporaneamente, senza problemi.

Sto per finire perchè i pezzi lunghi nessuno li legge, su internet.
Nello scienziato credente, ad esempio, ipotizzo che la ricerca che deve esaudire la parte emotiva è legata non tanto al controllo e previsione dei fenomeni naturali quanto ai fenomeni umani e sociali, ai quali fa seguito, come corollario, l'ipotesi di un'entità di riferimento astratta, necessaria per non lasciarsi tormentare dal dubbio.
Mi spiego. In chi cerca il sostegno religioso al proprio agire, che nel caso del cattolicesimo implica anche un certo atteggiamento nei confronti degli altri,  spesso molto costoso, è necessario avere un sistema di riferimento costante, che non sia soggetto a degrado. Questo si spiega facilmente prendendo ad esempio proprio il sistema scientifico: se improvvisamente il metodo utilizzato universalmente in tutte le ricerche scientifiche in tutti i più disparati campi di ricerca fallisse, non sarebbe un colpo micidiale? Il metodo non può fallire (a meno che non sia sostituito da uno migliore), così come le geometrie non euclidee sostituiscono le euclidee là dove le euclidee falliscono, così in ogni campo dell'umana conoscenza vi è bisogno di certezze sulle quali edificare tutto il resto.

Per concludere (solo questo articolo, non il discorso) mi piacerebbe investigare un altro aspetto ancora: se ognuno di noi ha, diciamo, una quantità di emozione e un'altra quantità di ragione da sistemare, in coloro che scelgono di sistemare solo la quantità emotiva (religione) o solo la quantità di ragione (scienza) che accade dell'altra quantità non sistemata? Non sarà per caso che accade che si formano i cosiddetti credenti con velleità di spiegare la fede in maniera razionale o scienziati convinti della scienza in maniera fanatica, fideistica?

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