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| imagecredit bbc.co.uk |
Permettetemi un piccola polemica iniziale: sia sul sito di Greenpeace che su quello di un quotidiano giapponese (The Asahi Shimbun) si fa riferimento a un Rapporto di 400 pagine sull'incidente alla centrale nucleare Daiichi di Fukushima, ma nessuno dei due (sempre che non occorra affidarsi a Santa Lucia) pubblica il link al documento ufficiale.
Ebbene, il documento ufficiale (trovato per altra via) per ora è solo in giapponese e, a meno di non voler fare un corso accelerato di tale lingua, conviene aspettare la traduzione in inglese disponibile per quest'estate.
Esaurita la vena polemica passiamo al Rapporto.
E' passato un anno da quel 11 marzo 2011 in cui ci fu il disastroso terremoto in terra nipponica con lo tsunami e il gravissimo incidente alla centrale nucleare di Fukushima.
Già, Fukushima: il terzo grave incidente nucleare dopo Three Miles Island e Chernobyl.
Fanno notare su Greenpeace che gli standard di sicurezza per i reattori di seconda generazione, come quelli di Fukushima, prevedono un rischio di incidente grave ogni centomila anni-reattore, il che significa che
con 400 reattori in funzione un incidente grave dovrebbe succedere ogni 250 anni. Al contrario, ne abbiamo avuti ben 3 in poco più di 30 anni, uno ogni circa 10 anni (Three Miles Island nel 1979, Cernobyl nel 1986 e Fukushima l’anno scorso). L’area contaminata in Giappone è grande quanto mezza Sicilia e così rimarrà per decenni.



