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giovedì 27 marzo 2014

Inquinamento e mortalità:un rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità

La rivoluzione industriale ha segnato un passo importante nello sviluppo economico delle società moderne e il conseguente aumento di benessere ha contribuito al miglioramento delle condizioni di vita e di salute delle persone. Seppure detto in maniera semplicistica l'assunto resta fondamentalmente vero: il progresso tecnologico e scientifico, insieme allo sviluppo economico, ha contribuito a un generico miglioramento delle condizioni di vita e di salute delle popolazioni, specialmente quelle occidentali. Motore di ogni progresso è, quasi sempre, lo sviluppo economico, che è però doppiamente legato al progresso, favorendolo ed essendone a sua volta favorito. Ma lo sviluppo economico porta con sè gioie e dolori: se  la diffusione di pratiche igieniche e di presidi terapeutici  generalizzati, l'aumento del tenore di vita che permette di avere a disposizione cibi ad alto valore biologico, l'accesso alla formazione culturale e la pratica sportiva e la sostituzione del lavoro manuale con quello delle macchine hanno contribuito, complessivamente, all'allungamento dell'aspettativa di vita nonchè a un suo notevole miglioramento è anche vero che tutto questo insieme di benefici che parte dell'umanità ha condiviso ha una sua controparte, l'inquinamento. Il processo industriale alla base dello sviluppo economico oltre a consumare materie prime produce anche inquinamento. In quello che potrebbe sembrare un circuito chiuso lo sviluppo economico favorisce l'allungamento della vita ma anche l'inquinamento che, a sua volta, l'accorcia. Ma, ad essere afflitte dai gravi problemi legati all'inquinamento non sono solo le società occidentali, anche nei paesi emergenti e in quelli in via di sviluppo la polluzione ambientale e domestica miete vittime.

martedì 4 febbraio 2014

Dossier USA sulla Terra dei Fuochi: rischi inaccettabili per la salute. Il testo

In un reportage dal titolo Bevi Napoli e poi muori l'Espresso presenta un rapporto USA sull'inquinamento dell'area denominata Terra dei fuochi che sinteticamente riassume con queste parole "Nessuna zona è sicura, nemmeno nel centro di Napoli". Questo rapporto è stato preparato dal Navy and Marine Corps Public Health Center, essenzialmente per tutelare gli operatori e i militari dell'US Navy di stanza in Campania, ma sarebbe stato sicuramente utile anche per gli autoctoni, se l'avessero preso in considerazione. L'indagine,  iniziata nel gennaio 2008 e  terminata nel giugno 2011, la condivido qui sotto, nella sua versione estesa (tratta dal Mattino) e in quella sintetica (direttamente dall'US Navy Medicine)
I risultati sono quelli riassunti nel titolo: in alcuni posti tra Napoli e Caserta vi sono rischi inaccettabili per la salute. Dov'era la classe politica da quel 1997 (anno dell'audizione del pentito Schiavone, poi segretata) ad oggi?


domenica 7 luglio 2013

Dal decreto Fare al decreto Inquinare? Una segnalazione del WWF

Qualche giorno fa è apparso un articolo sul sito del WWF Abruzzo che stigmatizzava alcuni provvedimenti presenti nel decreto Fare licenziato recentemente dal Governo Letta. I punti incriminati sarebbero due, l'articolo 41, Disposizioni in materia ambientale, che sostituisce un analogo articolo di un decreto legislativo del 2006, e l'articolo 9, Accelerazione nell’utilizzazione dei fondi strutturali europei.
Ecco i punti che attraggono le critiche del WWF Abruzzo.. Primo: "Nei casi in  cui le acque di falda contaminate determinano una situazione di  rischio sanitario, oltre all’eliminazione della fonte di contaminazione  ove possibile ed economicamente sostenibile", formulazione che secondo l'articolista lascerebbe prefigurare che 
anche in caso di conclamato impatto sulla salute dei cittadini (invitiamo a leggere l'incredibile formulazione del testo!), si subordina la rimozione delle cause che hanno portato all'inquinamento delle falde acquifere alle esigenze economiche delle aziende coinvolte. Sostanzialmente, in caso di “insostenibilità economica” (il decreto non precisa neanche in che termini, basterà un'autocertificazione?), invece di rimuovere terreni inquinati e rifiuti sotterrati agire solo sugli effetti e, cioè, limitarsi a trattare le acque inquinate, senza limiti di tempo. Si interviene, quindi, sui sintomi e non sulla cura della malattia.

martedì 9 aprile 2013

In aumento i pesticidi nelle acque: rapporto ISPRA 2013

Non è confortante il Rapporto nazionale pesticidi nelle acque: dati 2009-2010. Edizione 2013 dell'ISPRA, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.
166 tipi di pesticidi diversi, contro i 118 del 2007-2008, e residui ritrovati nel 55,1% dei campioni di acque superficiali e nel 28,2% di quelli sotterranei, questa l'amara sintesi. Situazione senz'altro preoccupante, quella tratteggiata, specie se si considera che la concentrazione di pesticidi risulta superiore ai limiti consentiti per le acque potabili nel  34,4% delle acque superficiali e nel 12,3% di quelle sotterranee.
A questo deve aggiungersi l'ulteriore rischio rappresentato dalla presenza di miscele di residui di pesticidi, delle quali non si conoscono gli effetti combinati:

Per quanto riguarda la presenza di miscele nelle acque le analisi presentano fino a 23 sostanze diverse in solo campione. A causa dell’assenza di dati sperimentali sugli effetti combinati delle miscele e di adeguate metodologie di valutazione, esiste la possibilità che il rischio derivante dall’esposizione ai pesticidi sia attualmente sottostimato e si impone una particolare cautela anche verso i livelli di contaminazione più bassi.


venerdì 26 ottobre 2012

Deforestazione della foresta pluviale amazzonica: un'animazione

Lo spunto a scrivere due righe su questo problema, non di oggi, me lo dà l'ESA, la European Space Agency, con questa animazione sulla deforestazione della foresta pluviale amazzonica. Siccome all'ESA, contrariamente a quello che accade per esempio con la NASA, sono molto restrittivi con il copyright, pubblico solo il link. A quel collegamento potrete vedere un'animazione della deforestazione della foresta dello stato di Rondônia, nell'ovest del Brasile, dal 1986 al 2010. Per l'animazione sono state usate due immagini, prive di nuvole, la prima presa dal satellite Nasa Landsat nel 1986 e l'altra dal satellite spagnolo Deismos, mentre per la simulazione del cambiamento sono stati utilizzati dati satellitari raccolti durante il periodo di osservazione 1986-2010.
Anche la Nasa ha realizzato un'animazione sulla deforestazione di questo stesso luogo: 208.000 chilometri quadrati di foresta, diventate una delle aree più devastate dell'intera Amazzonia. Ecco l'animazione in questo video postato su Youtube.

venerdì 12 ottobre 2012

Un polimero che si trasforma in un gel per assorbire il petrolio

Fa parte delle poliolefine, come polietilene, polipropilene e così via, questo polimero utilizzato da  Mike Chung della  Pennsylvania State University per recuperare le fuoriuscite di petrolio dalle petroliere. Qui sotto un video dimostrativo di come funziona.Il polimero, una volta versato in acqua, si trasforma in un gel e assorbe il petrolio.

venerdì 27 luglio 2012

La Ilva di Taranto e la mappa dei posti più inquinati in Italia e nel mondo

Ilva Taranto
I recenti fatti di cronaca relativi alla Ilva di Taranto [vedi Ilva: sigilli e 8 arresti, è sciopero a oltranza] al sequestro dell'azienda, all'arresto dei dirigenti e alla manifestazione dei 15.000 lavoratori mi fanno venire in mente qualcosa. I lavoratori, giustamente, non rinunciano al lavoro, anche se porta morte, perchè non lavorare ti porta ugualmente a morire e allora meglio farlo a pancia piena. Poi magari tra qualche anno un solerte reporter preparerà un servizio sulla fabbrica della morte, e si domanderà perchè è rimasta aperta nonostante i casi di cancro.
Ovviamente la soluzione c'è, e non è nè chiudere l'azienda nè permetterle di continuare ad operare come ha fatto fino ad ora. La soluzione è: possibile che non si può mettere in sicurezza un'azienda, per quanto grande, dal punto di vista delle emissioni nocive e dell'inquinamento ambientale? Possibile che per lavorare bisogna morire? Non ci credo. Il vero problema è invece: chi paga?

mercoledì 9 novembre 2011

Laboratorio climatico interattivo

source bambini-news.it
Si sa che il clima è una delle questioni più importanti del nostro prossimo futuro.Un recente rapporto del Cdiac (carbon dioxide information analysis center) riguardante il 2010, afferma che vi è stato un aumento delle emissioni di CO2 del 5,9% sul 2009. E' dunque argomento della massima urgenza, insieme a quello della salvaguardia ambientale (un sito di statistiche mondiali riporta la distruzione dall'inizio dell'anno di quasi 4,5 milioni di ettari di foreste). Un modo per aumentare la sensibilità delle persone o, meglio, per formarla quasi ex-novo, è quello di cominciare da piccoli, abituando a tutti quei comportamenti virtuosi e rispettosi del nostro ambiente. In questo compito sono sempre benvenute le risorse che educano divertendo. Che è quello che cerca di fare questo sito: billsclimatelab. Servendosi della presenza di Bill Nye, vincitore di un Emmi award in science education, Chabot Space & Science Center presentano questo sito interattivo, molto ben disegnato e strutturato (anche se un po' esoso di banda), che si propone come guida divertente e puntuale al risparmio energetico e a tutti quei comportamenti che diminuendo i nostri consumi allentano anche la produzione di inquinanti e gas serra e allentano pure la nostra morsa sul pianeta. Alfabetizzazione ecologica e strategie del risparmio energetico, in maniera divertente. Utile anche in classe, ma non solo.



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