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martedì 14 gennaio 2014

Consulta: le motivazioni della sentenza sull'incostituzionalità del porcellum. Il testo integrale

Ieri la Consulta ha depositato le motivazioni della sentenza sull'incostituzionalità di alcuni articoli dell'ultima legge sulle elezioni, la legge 21 dicembre 2005, n. 270, comunemente detta  porcellum. Nello specifico, le decisioni della Corte hanno riguardato gli
Artt. 4, c. 2°, 59 e 83, c. 1°, n. 5, e 2°, del decreto Presidente della Repubblica 30/03/1957 n. 361, nel testo risultante dalla legge 21/12/2005, n. 270; artt. 14, c. 1°, e 17, c. 2° e 4°, del decreto legislativo 20/12/1993, n. 533, nel testo risultante dalla legge 21/12/2005, n. 270
Le parti censurate riguardano il premio di maggioranza, senza una soglia minima, sia alla Camera che al Senato, e l'assenza del voto di preferenza. Nonostante questo, la legge elettorale resta in vigore, in quanto costituzionalmente necessaria, almeno fino a prossima revisione del Parlamento, ed è di tipo proporzionale. Di seguito il testo integrale della sentenza.


giovedì 5 dicembre 2013

Consulta: il porcellum è incostituzionale

C'è voluto poco alla Corte Costituzionale per decidere che la legge 270/2005 detta anche porcellum è incostituzionale, anche se è da un bel pezzo in circolazione. Le motivazioni della sentenza saranno pubblicate nelle prossime settimane, per ora c'è solo la nota ufficiale, sufficiente però a riassumere il giudizio:
Incostituzionalità della Legge elettorale n. 270/2005
La Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale delle norme della legge n. 270/2005 che prevedono l’assegnazione di un premio di maggioranza – sia per la Camera dei Deputati che per il Senato della Repubblica – alla lista o alla coalizione di liste che abbiano ottenuto il maggior numero di voti e che non abbiano conseguito, almeno, alla Camera, 340 seggi e, al Senato, il 55% dei seggi assegnati a ciascuna Regione.

giovedì 3 ottobre 2013

Sul porcellum Giachetti sbugiarda Letta

In occasione della controversia tra Letta e Grillo in cui il premier accusava il leader del M5S di voler mantenere il porcellum, un protagonista della vicenda, l'onorevole Roberto Giachetti del Partito Democratico, che aveva presentato quattro mesi fa la proposta di ritornare al mattarellum, conferma che fu proprio Letta a porre una sostanziale questione di fiducia  perchè la sua proposta non passasse e si mantenesse dunque il porcellum. In queste sue righe Giachetti non è tenero nei confronti di Grillo ma non lo è neanche e soprattutto nei confronti di Letta e del suo partito. Ma forse il Presidente Letta non ne è a conoscenza.
Di seguito il post di Giachetti dal titolo: Caro Enrico non ci siamo.




lunedì 30 settembre 2013

La balla di Letta su Grillo e l'attuale legge elettorale

Se questa è la politica si capisce perchè la gente perde la fiducia. Il Presidente del Consiglio Letta dice una balla durante la trasmissione di Fazio Che tempo che fa, e cioè che lui sarebbe favorevole al ritorno del mattarellum, e questo senza invocare il fatto che non poteva non sapere perchè nè è lui stesso l'autore -cioè il suo voto contrario alla Camera- .
Per chi voglia verificarlo personalmente, dal minuto 26:00 circa si possono ascoltare in sequenza le parole di Letta che, per comodità, ho trascritto qui sotto.



Letta: "Ma perchè i partiti non hanno fatto la legge elettorale?Attenzione: c'è bisogno di creare un consenso per la legge elettorale. Il mio partito, il Pd, è sempre stato favorevole per esempio al Mattarellum, ed io stesso guardo molto positivamente al Mattarellum, peccato che Grillo abbia detto che lui vuole mantenere l'attuale legge elettorale oppure avere un proporzionale, peccato che il PdL non voglia il Mattarellum, c'è bisogno di una maggioranza per cambiare la legge elettorale..."


venerdì 27 luglio 2012

Legge elettorale e digiuno: lo sciopero della fame del deputato PD Giachetti

La provenienza dal Partito Radicale si vede proprio in questa forma di lotta non violenta per le cose in cui si crede. E' Roberto Giachetti deputato PD in sciopero della fame da ormai 23 giorni per chiedere che si faccia questa benedetta legge elettorale in sostituzione di quella attuale, malamente definita porcellum, assurta a vero e proprio snodo tra democrazia e sua assenza.
Ma ovviamente non è così. Pur importante la legge elettorale non è in grado, da sola, come non lo è quasi nessuna legge, di modificare radicalmente un assetto o un comportamento. La politica non guarirà dai suoi mali per merito della legge elettorale ma, probabilmente, se si riuscirà a farla, non aggraverà il suo stato. 
Siccome è un gesto che ha un valore, che sottintende un impegno per le buone cose, che in questo caso non è necessariamente la legge ma l'impegno sottoscritto da quasi tutti a farla ma disatteso, e siccome rischia di suo per, come dice, "sollecitare tutti alla responsabilità ed alla credibilità della politica", è giusto segnalarlo. Lo faccio insieme a questa intervista uscita su Repubblica: In sciopero della fame per la legge elettorale Giachetti: "Basta fallimenti della politica".

sabato 1 ottobre 2011

Referendum elettorale contro il "porcellum": 1 milione e 200 mila firme

Il Comitato promotore del referendum abrogativo della legge elettorale vigente, il cosiddetto porcellum, ha consegnato ieri le firme in Cassazione: sono più di 1 milione e 200 mila.
Se vi interessano i particolari della spedizione, le firme hanno occupato 200 scatoloni per trasportare i quali sono stati necessari 3 furgoni.
Grande risultato del Comitato Promotore. Le forze politiche che lo appoggiano sono

  • Italia dei Valori, 
  • Sinistra ecologia e libertà, 
  • I democratici, 
  • la Rete dei referendari di Mario Segni, 
  • Partito liberale italiano, 
  • l’Unione popolare
Sostenitori sono
  •  Articolo 21, 
  • Valigia Blu, 
  • Cantiere per l’Ulivo
Per quale motivo era giusto firmare e per quale motivo la possibilità di esprimere una preferenza su un candidato è meglio del non esprimerla? Alcuni motivi ho provato a delinearli su Effetti del sistema elettorale sulla selezione della classe politica e si possono riassumere così
[...] in un campione di 80 stati democratici durante gli anni 90: si è trovato, per esempio, che  quando i candidati venivano scelti da una lista di partito e non dovevano passare il vaglio della candidatura, era più facile che fossero corrotti.
E' uno dei possibili motivi. Un altro è questo
 Da una parte, selezionare i migliori candidati aumenta le prospettive di riuscita del partito in una competizione elettorale (effetto competizione), dall'altra parte, però, selezionare candidati mediocri e omogenei massimizza l'impegno collettivo, impegno collettivo che la presenza di superstar può scoraggiare (effetto scoraggiamento). Nel loro modello, gli autori mostrano come un partito politico possa deliberatamente scegliere dei candidati mediocri per timore che la presenza di candidati di livello elevato possa sortire l'effetto scoraggiamento e inibire l'impegno nei confronti del partito.
Quando le cose non vanno si cerca sempre un colpevole e spesso questo colpevole è quello che ha fatto vincere la coalizione al governo, cioè il sistema elettorale.  Al di là però di questa banale osservazione sembrano esserci dati più sostanziosi: uno di questi è la necessità di impegnarsi per ottenere preferenze che la propria candidatura implica e il maggior senso di responsabilità che deriva dall'avere un'investitura popolare.
Dopo di che, non è certamente grazie alla sola legge elettorale che si potranno risolvere i problemi dell'Italia, ma forse cambiarla potrà porre le basi per provare a farlo. Adesso non si può far altro che aspettare il parere della Cassazione, entro dicembre.

venerdì 17 giugno 2011

Riprendiamoci il voto. Parte la raccolta firme per referendum anti-porcellum

Per cambiare la legge elettorale Io Firmo: riprendiamoci il voto. Così si presenta la home page del sito Referendum legge elettoraleE' appena finito un turno elettorale massacrante che ha visto alcuni italiani al voto tre volte nel giro di un mese con risultati buoni  (soprattutto per il referendum) in termini di affluenza che  già ne parte un altro, di referendum. Entro settembre si vogliono raccogliere 50 mila firme per abrogare il cosiddetto porcellum, cioè la legge elettorale definita una porcata dallo stesso primo firmatario. 
Tra i promotori e le prime adesioni vi sono personaggi della cultura, della scienza, del mondo dell'economia, tra cui 
Claudio Abbado, Salvatore Accardo, Umberto Ambrosoli, Alberto Asor Rosa, Corrado Augias, Gae Aulenti, Andrea Carandini, Luigi Brioschi, Tullio De Mauro, Umberto Eco, Carlo Feltrinelli, Inge Feltrinelli, Ernesto Ferrero. Vittorio Gregotti, Carlo Federico Grosso, Rosetta Loy, Dacia Maraini, Renzo Piano, Mario Pirani, Maurizio Pollini, Giovanni Sartori, Corrado Stajano, Massimo Teodori, Giovanni Valentini, Paolo Mauri, Gustavo Visentini, Innocenzo Cipolletta, Domenico Fisichella, Stefano Mauri, Benedetta Tobagi, Franco Cardini, Luciano Canfora, Irene Bignardi e Margherita Hack.[1]
Gli obiettivi del referendum sono quelli di eliminare alcune anomalie giudicate gravi dai promotori del referendum come il premio di maggioranza, la soglia di sbarramento al 2% che favorisce la frammentazione, le liste bloccate, con i candidati scelti dai partiti e l'indicazione del premier. La cosa che però non piace a Mario Segni che afferma
"E' il ritorno alla peggiore partitocrazia, al periodo più squallido della prima Repubblica, ai governi fatti e disfatti dai partiti alla spalle dei cittadini"[1]
Dello stesso avviso anche Radicali e alcuni esponenti del Pd come Parisi e Ceccanti.
Per i promotori, invece, un aspetto positivo dell'abrogazione dell'attuale legge elettorale sarebbe
la Camera eletta con metodo proporzionale, senza premio di maggioranza e con una soglia di sbarramento al 4%. Gli eletti non sarebbero più nominati dai segretari partito ma scelti tra i candidati attraverso la preferenza unica.
Il Senato verrebbe eletto su base regionale con metodo proporzionale, senza premio di maggiorana in collegi uninominali, con una soglia di sbarramento determinata dall’ampiezza delle Circoscrizioni. 
Convinti che il referendum non sia che una via imperfetta ma che la legge elettorale lo sia ancora di più
L’attuale legge elettorale rappresenta la peggiore di tutte le possibili soluzioni: ha aumentato la frammentazione; ha reintrodotto il trasformismo parlamentare; ha massimizzato il potere negoziale di piccole formazioni e notabili locali; grazie ad un abnorme premio di maggioranza mette a rischio tutte le istituzioni di garanzia che possono essere elette e controllate da maggioranze del 35%-40%.






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